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Nessun pasto è gratis. Chi pagherà il banchetto delle banche?

di Paolo Marini | 1 Marzo 2012

 

All’asta del 29 febbraio le banche europee hanno replicato il banchetto del 21 dicembre scorso: allora, solo (si fa per dire) 490 miliardi attinti a titolo di prestito triennale dalla Banca Centrale europea, per lo più indirizzati al rimborso delle obbligazioni bancarie in scadenza e al cosiddetto carry trade, ovvero all’investimento in titoli del debito degli Stati che 1) frutta la differenza tra i tassi nominali e quell’1% di costo del denaro da pagare alla Banca centrale e 2) contribuisce ad abbassare i costi di approvvigionamento di denaro sul mercato; oggi si tratta di circa 530 miliardidi euro, in linea con le migliori aspettative dei giorni precedenti (la soglia critica era attestata, stando agli analisti, intorno ai 350 miliardi), tanto da far sperare – dico: sperare – che questo fiume di liquidità possa riversarsi anche in un terzo canale: il credito alle famiglie e alle imprese.

Premesso che in una logica di mercato è affatto dubbio che siffatto intervento possa reputarsi corretto, ci poniamo alcune domande: siamo sicuri che la massiccia, potenzialmente illimitata iniezione di liquidità della Banca centrale sarà davvero produttiva, cioè all’altezza delle aspettative, nonché della fiducia mostrata in questi stessi giorni dalle Borse? Si è tranquilli che non si stiano piuttosto creando le basi per una nuova bolla finanziaria, dagli esiti ben peggiori delle precedenti – se non altro perché ad esse successiva? E’ giusto e conveniente, almeno in una logica di lungo periodo, che chi deve fallire venga salvato – pubblico o privato che sia? In questo gioco finanziario dalle dimensioni spaventose, in cui banche e Stati (e istituzioni pubbliche in generale) si ‘rincorrono’ sostenendosi a vicenda, c’è qualcuno che resterà col cerino acceso in mano e, presumibilmente, si brucerà? Beh, vien da rispondere: se qualcuno ha da scottarsi, possiamo star certi che non saranno ‘loro’.

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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