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Nessun condono edilizio è mai stato il problema

Si demonizza e ci si azzuffa sul termine condono per quel che simboleggia, chi vi ricorre – di fatto autedenunciandosi – è additato come immorale, fuori dalla legge. Ma quando è la legge a non esserci, quando manca un piano di sviluppo urbanistico, o quando la stessa legge di timpone di violarla, non ha senso stracciarsi le vesti.

di Daniele Marchetti | 3 Dicembre 2022
Ischia, 22 agosto 2017 – Immagine dall’alto dei danni agli edifici in seguito al terremoto del 21 agosto. La scossa più forte, localizzata nel comune di Casamicciola Terme, ha avuto una magnitudo locale pari a 3.6. Foto Dipartimento della Protezione Civile

È sempre difficile ragionare a mente fredda dopo una tragedia come quella accaduta a Casamicciola sabato scorso. Eppure questo dovrebbe essere l’atteggiamento di chi ha responsabilità politica. Gridare all’abusivismo in una Comune privo di piano regolatore è come dire che l’acqua è bagnata.

Senza lo strumento urbanistico tutto – per definizione – è abusivo!

Quindi stracciarsi le vesti non ha senso. Come non ha senso parlare di condono quando non vi sono regole scritte e certe, ovvero, appunto, un piano di sviluppo urbanistico.

Tutto appare fantozziano, pirandelliano!

Anche sulle parole corre l’obbligo di una riflessione. Si demonizza e ci si azzuffa sul termine condono per quello che simboleggia, per la fantomatica valenza morale che si attribuisce a quello che è solo uno strumento tecnico.

Chi usa il condono, e quindi si autodenuncia ammettendo pubblicamente di aver commesso un errore, è additato come un cittadino immorale, un cittadino fuori dalla legge quando è la legge che o non c’è, come a Casamicciola, o – la dico grossa ma è la realtà – ti impone di violarla.

L’esempio è presto fatto. In Toscana, si classificano alcuni territori a vocazione agricola anche per coltivazioni di alta qualità, DOP e DOPG per capirci, senza consentire al conduttore o al proprietario di erigere un ricovero attrezzi o, per meglio precisare, un annesso agricolo.

Ecco, in situazioni tanto “surreali” l’abuso è – sia consentito dire – “invocato dalla legge”, promosso dagli stessi strumenti urbanistici comunali.

Di questo tipo di “abusivismo indotto” è piena l’Italia. E prenderne atto è solo una operazione di onestà intellettuale utile a chi deve dettare le norme troppo spesso scritte con inchiostro ideologico in un senso (quello restrittivo/ambientalista) come nell’altro (quello lassista/irresponsabile/opportunista).

Con ciò nessuno intendere giustificare comportamenti impropri o “incoscienti” ma continuare ad osteggiare uno strumento tecnico come il condono utile solo a prendere atto della realtà e (quando possibile) a sanarla, risulta solo un’operazione di bassa cucina: la solita rancida strumentalizzazione di chi vuol chiude gli occhi sulla realtà.

Ciò che dovrebbe invece indignare è piuttosto il mancato controllo delle Istituzioni che si traduce, come ammoniscono gli eventi di Casamicciola, in mancata cura, in trascurata manutenzione ovvero in una completa assenza di una vera politica di governo del territorio.

Per inciso ci sono circa 2 milioni di “immobili fantasma” (moltissimi sono, appunto, annessi agricoli) accatastati, ovvero denunciati al fisco su cui i cittadini pagano da anni le tasse ma che norme talvolta assurde impediscono di regolarizzare. Questa è cecità istituzionale! E speriamo che non serva una nuova tragica Casamicciola per ricordarsene!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, condono, danni, fisco, governo, sviluppo, tasse, toscana, usa

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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