Più piccola e contenuta, altrettanto preziosa ma più gestibile, la nostra cittadina, graziosa e sì carina, è ancora salvabile e recuperabile con terapie manutentive ma anche adeguatamente originali. Occorre altresì ratificare e ammettere ciò che non va e correggere gli errori che, nonostante l’ostinazione di qualche negazionista, sono stati commessi dalle passate amministrazioni. Con innovazioni concrete. Ma soprattutto con un cambiamento di mentalità. E mentre si apre al mondo, ormai globalizzato, va inquadrata, finalmente, nell’ottica di area metropolitana. Per allontanarsi sempre più dalla Firenzina ottocentesca. Come ricorda e descrive Giovanni Spadolini nel 1979: “Firenze fu una capitale di ripiego nell’attesa che l’Italia giungesse a Roma. “Firenzina”, la città bonaria e provinciale dalla quale la classe dirigente unitaria governò il nuovo Stato negli anni della sua drammatica e complessa edificazione”. Sfruttata, sventrata e poi abbandonata.
(Rubato per l’ennesima volta il portafogli sulla linea 23 strapiena come un carro bestiame. Questa la disavventura di una nostra amica e sostenitrice di Punto e a Capo.
“Quando sono riuscita a spostarmi di un metro perché non riuscivo a respirare mi sono accorta del furto, eravamo in Via Verdi. Ho prontamente avvisato l’autista e chiesto di fermare il mezzo, chiamando il 113. L’autista si è rifiutato di fermare. Il 113 mi ha messo in contatto con i carabinieri i quali mi hanno chiesto più volte dove si trovava il mezzo, che ovviamente proseguiva la corsa, dicendomi che se non restava fermo non potevano intervenire. Ho chiesto nuovamente all’autista il quale si è rifiutato nuovamente. I carabinieri mi hanno detto che avrebbero comunicato loro con Ataf. Mi hanno chiesto se avevo dei sospetti ed ho riferito che avevo davanti due ragazzi alti ai quali ho intimato di tirare fuori il mio portafogli. Loro, che precedentemente parlavano slavo hanno iniziato a parlare inglese dicendo di non capire. Alcune signore ed una ragazza sono intervenute dicendo che non dovevo attaccare i due solo perché non parlavano italiano. Altre scocciate hanno detto che il bus non si doveva fermare perché stavano andando al lavoro. Ringrazio anche questo gruppo di donne per la solidarietà dimostrata. I carabinieri continuavano ad informarsi se i due sospetti erano sempre sul bus ed hanno detto infine che sarebbero intervenuti in Piazza Indipendenza, cosa non avvenuta. Sono scesa alla stazione dopodiché mi hanno richiamata e saputo che ero scesa, mi hanno detto di fare la denuncia. Non voglio commentare il mio stato d’animo. Ringrazio tutti per la tempestività, l’aiuto e la solidarietà dimostrata”. Daniela Fontani).
A me è successo tre volte di essere scippata per strada, e borseggiata da una donna di etnia rom, ma diversi anni fa, quando il fenomeno migratorio era appena all’inizio. Non ho mai saputo se italiani o stranieri, gli scippatori, tutti in motorino, perchè ovviamente non sono stati trovati.
Premesso questo, proprio perchè ne abbiamo abbastanza di indigeni, delinquentelli o delinquenti conclamati, non ne vorremmo importare altri. Chi, invece, si integra davvero, è già integrato o dimostra la volontà di farlo, è ben accolto. Perchè Firenze è una città accogliente, abituata alla “invasione” di stranieri turisti o meno, più o meno educati, talvolta un po’ fastidiosi, provenienti da tutte le parti del mondo e di tutte le etnie e culture. Ma comunque la nostra ricchezza, il nosto tesoretto.
Spesso chi delinque non è extracomunitario e fra i più feroci ci sono proprio i comunitari, e fra i più fastidiosi i nomadi stanziali, che costituiscono un vero ossimoro. Evitando, accuratamente, di fare di tutta l’erba un fascio, ma distinguendo, altrettanto diligentemente, il grano dal loglio. Perchè gente di tutte le culture più o meno vicine a noi, di altri continenti ma anche europea, è perfettamente integrata, a cominciare dal popolo albanese, arrivato con la prima carretta del mare all’inizio degli anni 90. Gente abbarbicata agli alberi della nave. Che, se da un lato facevano pena, dall’altra intimorivano. Sembra fossero usciti dalle loro patrie galere, così si disse, allora. Ma parecchi, poi, si sono integrati e hanno cominciato a lavorare e a mantenersi. Anche perchè, allora, il lavoro c’era per tutti.
Emblematico di una perfetta integrazione il nostro Mustafa Watte, candidato Sindaco, insieme a tanti giovani candidati al Consiglio Comunale, italiani e fiorentini ma originari di altre terre, altre culture.
Quello che oggi dobbiamo pretendere è una maggiore protezione e tutela da parte delle Forze dell’Ordine con l’ausilio della Polizia Municipale e, ovviamente una maggiore incisività di giudizio, secondo leggi dello Stato, con autorevolezza e rettitudine, capacità e virtù richieste alla magistratura che troppo spesso appare lassista e tollerante nei confronti di chi delinque, specie se reiteratamente. Italiani o stranieri. Attraverso l’applicazione di pene adeguate.
Una immigrazione sgangherata e mal gestita, ha contribuito a far perdere la pazienza ai nostri connazionali che, lungi dall’ essere razzisti, almeno in stragrande maggioranza, si sentono abbandonati, chiedono più protezione e lo fanno, inevitabilmente, anche con varie scelte demagogiche e populiste.
Senza giustizia sociale non ci sarà mai sicurezza, sottolinea e insiste qualcuno.
In parte, certamente. Ma se tutti quelli che soffrono l’ingiustizia sociale commettessero reati staremmo freschi. Infatti, fare spaccio, sfruttamento minorile o meno della prostituzione, entrare di notte in casa altrui fracassando porte e finestre e ormai troppo spesso malmenando gli inquilini, o fare violenza in modo più pesante, non credo sia appannaggio degli ultimi, ma frutto di una crudeltà di fondo. Che, almeno apparentemente, è attinente a d alcune etnie specifiche, intrinsecamente più violente, che vengono qui appositamente per esercitare attività illecite.
E queste, con le dovute eccezioni, andrebbero decisamente allontanate.
Carla Ceretelli

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