“Alle porte d’Italia”, come ogni anno, si è tenuto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. “Allora esiste anche un’altra Italia” pensa chi assiste. Un’altra Italia è – sarebbe – possibile. Basterebbe seguire l’esempio.

La via Beckwith, in proseguimento della via Arnaud, incrocia via Roberto d’Azeglio ed esce, ampia e garbatamente lastricata, in impercettibile salita, dal centro della piccola città antica di Torre Pellice.
Il nome è quello del colonnello inglese Charles John Beckwith ( 1789 -1862 ), straordinaria figura di filantropo che , dopo un viaggio in questa parte del Piemonte, si dedicò a promuovere, generosamente finanziandole, la scuola superiore e le case dei professori, tuttora esistenti ed efficienti, nonché alcuni templi della vallata. Soprattutto Beckwith fece costruire, a sue spese, più di centocinquanta locali scolastici per l’istruzione elementare nei tanti piccoli centri delle valli valdesi, preoccupandosi anche della formazione dei maestri,con un’attività e una dedizione eccezionale, che gli valse, con la riconoscenza di migliaia di cittadini, la nomina a cavaliere conferitagli nel 1848 da re Carlo Alberto. Gli altri nomi ricordano Enrico Arnaud ( 1641-1721 ), guida e protagonista del “glorioso rimpatrio” del 1689 ( vale la pena di studiarla l’eroica storia dei valdesi!); e Roberto d’Azeglio ( 1790-1862 ) riformatore risorgimentale, autorevole membro, insieme al più noto Massimo, a Camillo Benso di Cavour, a Lorenzo Valerio e ad altri egregi, del Consiglio di Conferenza sabaudo, promotore benemerito ( lo rievoca, tra gli altri, Oriana Fallaci, nelle pagine brillanti e appassionate di “Un cappello pieno di ciliegie” ) delle libertà statutarie e della emancipazione degli evangelici, sancita dalle Regie Lettere Patenti del 17 febbraio 1848, subito estese anche agli ebrei.
Eleganti, leggere cancellate proteggono spazi verdi con alberi di castagno e giardini, fioriti di ortensie multicolori che danno luce e respiro agli edifici che fiancheggiano la strada: la foresteria, la casa valdese,il tempio, le case degli insegnanti, il centro culturale, le sale della musica, il museo, le biblioteche, il liceo. Costruzioni dalle linee nitide, che trasmettono il senso della sobrietà e della dignità. Nessun palazzaccio sguaiato, nessun tipo, neanche pensabile, di grattacielo. Anzi, la misura che regola il tutto permette di vederlo – il cielo – di goderne la luce, di sentirlo vicino.
Siamo nel cuore della Val Pellice, che prende nome dal corso d’acqua che la bagna sgorgando dalle Alpi Cozie ( ve lo ricordate il “ma-con-gran-pena-le-re-ca-giu “ con il quale ci facevano imparare i nomi delle catene alpine ? ); e che, insieme alla Val Germanasca e alla Val Chisone, è una delle tre valli definite valdesi per la forte presenza di quella professione religiosa.
Siamo – per dirla con Edmondo De Amicis – “Alle porte d’Italia”( così il titolo del libro “nato” qui nel 1883, tre anni prima di “Cuore” ), a pochi chilometri dai centri di Pinerolo e di Cavour.

E alle porte d’Italia, come ogni anno, si è tenuto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Inaugurato, nel pomeriggio dell’ultima domenica di agosto, dal pastore Maria Bonafede, con la partecipazione di circa duecento delegati dall’Italia e da tanti altri Paesi, Inghilterra, Olanda,Germania, Francia, Svizzera, Sudamerica, accolti da una straordinaria cerimonia di apertura: straordinaria, sì, perché quest’anno la tradizionale processione sinodale, che è uscita, come sempre, dalla Casa Valdese per percorrere il breve tragitto fino all’attiguo Tempio, ha voluto incontrarsi con il corteo dei comitati locali sostenitori degli ospedali valdesi ( a suo tempo costruiti grazie a donazioni e lasciti di valdesi di tante parti del mondo ) di Torre Pellice e Pomaretto, da poco “passati” all’ente pubblico e ora minacciati di ridimensionamento ( leggi: chiusura ) da sciagurati orientamenti di politica sanitaria.
Due cortei, rappresentanti dei quarantasette comuni, decine di bandiere rigorosamente senza simboli di partito, una compostezza esemplare, niente urla infamanti, nessun insulto.
Solo un potente, interminabile applauso al momento dell’incontro davanti all’ingresso del Tempio.
Tremila persone , ma non una folla. Cittadini, piuttosto: convinti della validità delle loro opinioni e delle loro controproposte, di “un altro modo di pensare il benessere” – come ha scritto Andrea Rossi su La Stampa – della urgenza di difendere il territorio e i servizi essenziali per la vita della comunità.
Allora esiste anche un’altra Italia, pensa chi assiste. Un’altra Italia è – sarebbe – possibile.
Basterebbe seguire l’esempio.
Il Sinodo ha preso a cuore le richieste dei valligiani; anche se sono stati tanti altri, di viva attualità, i temi affrontati e i problemi discussi nelle intense, sette giornate congressuali: la laicità delle Istituzioni; le battaglie per i diritti e le libertà civili; quella per la difesa delle donne contro la violenza femminicida; il modo di affrontare l’omofobia; l’impegno per la salvaguardia delle risorse primarie, acqua e terra; le garanzie per servizi essenziali ( mentre si persevera nelle spese immonde del progetto criminale per l’ alta velocità, nella stessa val Pellice è stata sospesa la tratta ferroviaria da e per Pinerolo, tanto utile quanto non inquinante per il servizio di trasporto – e di turismo – in tutta la zona ); l’utilizzazione e la destinazione dell’otto per mille; lo sviluppo del dialogo con le diverse religioni; i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione ( significativa – bene ha fatto il governo Letta – la partecipazione, alla pubblica serata del lunedi, del ministro Cecile Kyenge su invito del moderatore della “Tavola” Eugenio Bernardini ).
Tutto è stato puntualmente registrato e sintetizzato dall’agenzia stampa “notizie evangeliche” ( www.nev.it ). Sicchè chi vorrà potrà informarsi e documentarsi sulle opinioni, sulle proposte, sulla storia di questa minoranza. Che, come le minoranze, riceve, al di là delle diverse opinioni civili , politiche, religiose, la naturale simpatia – credo di poter dire – di noi laici e liberali.

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