
Una piazza piena di persone e di bandiere, soprattutto europee ma anche della pace e dell’Ucraina.
Nella diversità di opinioni, a mobilitare e tenere insieme decine di migliaia di cittadini è l’idea di Europa, più radicata di quanto si creda: la consapevolezza che non è possibile la grande politica, di cui c’è bisogno, quella che parla del destino nostro e dei nostri figli, senza la costruzione dell’unione politica del continente europeo.
È un ragionamento giusto, perché fuori da quella dimensione, nell’ambito ristretto delle piccole patrie, non è possibile, nel mondo globalizzato dove sono presenti i grandi paesi- continenti, né costruire la pace né difendere la democrazia né migliorare lo stato sociale.
Quella piazza dunque è la risposta appropriata agli attacchi di Trump e di Putin e al sovranismo risorgente, alle illusioni diffuse da chi, come Salvini e Meloni, hanno voluto far credere che i problemi potessero essere affrontati e risolti nel chiuso dei confini nazionali.
La consapevolezza che il nazionalismo sia un errore grave e pericoloso e che l’unione politica europea sia invece il terreno da preservare e sviluppare costituisce oggi una differenza fondamentale tra sinistra e destra.
Ma all’interno di questa scelta, a sinistra, il dibattito è aperto, le posizioni sono differenti tra chi, come me, è convinto che la scelta di Ursula Von der Leyen e delle élite politiche europee sia un errore tragico che finirà per rafforzare gli eserciti dei singoli paesi, spingendo verso il nazionalismo e tagliando lo stato sociale, e chi pensa che invece sia un primo passo nella giusta direzione.
La battaglia politica è aperta ed è naturale che su temi così rilevanti ci siano divisioni.
L’importante è mantenere il dibattito su di un piano di rispetto reciproco e di ricerca di obiettivi comuni.
In questo senso la giornata di ieri ha dato un contributo importante, ha delineato un perimetro di valori a cui fare riferimento.
Insisto nel ritenere che a prendere la parola su questi temi non dovrebbero essere solo gli intellettuali, ieri ascoltati dai politici, ma anche il “popolo della sinistra” e oltre, gli iscritti e gli elettori dei partiti della sinistra, le associazioni culturali e i sindacati, individuando le forme condivise di partecipazione e di consultazione.
Se avvenisse un dibattito di questo tipo, per una volta la discussione finirebbe non per causare lacerazioni irreparabili ma per produrre maggiore unità.
Un bene essenziale per riuscire a battere la peggiore destra che abbiamo mai avuto al governo nella storia repubblicana.
Enrico Rossi

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