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Nel paese di Munchausen

I baroni non hanno mai abbandonato il campo, invadente e pervasivo in Italia, della politica.

di Angelo Giubileo | 20 Marzo 2016

Il barone, nella realtà, era un militare tedesco noto per le sue iperboli fantastiche; tali che l’autore, un certo Raspe, ne fece il protagonista di un suo romanzo, dal titolo Le avventure del barone di Munchausen. Nel più celebrato dei racconti, si narra che il barone riuscì a tirarsi su e fuori dalle sabbie mobili afferrandosi ai propri capelli.

Nella penisola italica, il titolo di barone ha rappresentato per una storia più che millenaria il massimo grado della nobiltà feudale nelle aree delimitate del potere. Il titolo, nel secolo scorso, è stato traslato in appellativo metaforico per la categoria dei docenti universitari, con il significato di chi, all’interno dei luoghi delimitati del sapere, esercita il proprio ruolo e la propria funzione abusando del potere ancora attribuito.

E tuttavia, i baroni non hanno mai abbandonato il campo, invadente e pervasivo in Italia, della politica. Come il principe di Salina, prendono parte al mito (nel senso meno nobile del termine, che qui sta per favola o leggenda) del cambiamento, perché, come gli fa dire l’autore Tommasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il detto, richiamato all’unisono, nell’esperienza italica più recente, dalla dimostrazione postfattuale del motto renziano originario viceversa della rottamazione.

Tanto per fare solo alcuni nomi, dove sono i D’Alema, i Prodi, i Veltroni,? Dove i Bossi, i Casini, i Fini? Sempre lì, a occupare il teatro della politica. In vesti di guest star, ovvero personaggi protagonisti del passato comunque anche oggi interpreti di ruoli più o meno secondari. Ma tutti partecipi di una recita a soggetto, di pirandelliana memoria, forse non a caso siciliano anch’egli.

Brevemente, nel testo della commedia si narra della discussione tra il regista di mentalità tedesca e gli attori di una novella dell’autore (Leonora, addio!). La controversia è relativa al fatto se, come vorrebbero gli attori, sia o no opportuno che essi stessi recitino liberamente prescindendo da una preordinata rappresentazione di quadri e scene come vorrebbe viceversa il regista. Le vicende, non previste, che accadono in scena e sono narrate nel racconto, dimostrano – a giudizio del regista – “che il teatro è spettacolo esteriore e gli attori devono recitare secondo un preciso copione mantenendo sempre separato il loro ruolo scenico dalla loro stessa interiorità” (wikipedia).

Con l’aggiunta dei nuovi protagonisti, tanto per fare solo alcuni nomi, è anche questo il caso dei Renzi e dei Grillo, laddove non c’è dubbio che sulla scena permangono attivi i Bersani e soprattutto i Berlusconi & i Verdini. Questi ultimi, allo stesso tempo, ma in tempi diversi di presunto cambiamento, sia attori primari che secondari. Una sorta di baroni di Munchausen afferrati ai propri capelli.

Nel paese delle favole, speriamo pur sempre ancora per poco …

Pubblicato in : MetamorfosiTag: berlusconi, bersani, bossi, casini, fini, italia, personaggi, prodi, renzi, secolo scorso, veltroni

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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