
Curiosi i bilanci del calcio moderno a fine stagione a tutti i livelli.
Non parla di fallimento mai nessuno.
Nemmeno chi ha speso un botto di soldi e magari si ritrova retrocesso oppure si salva a stento dopo un cammino pieno di inciampi.
Nessuno perde. Al massimo “impara”.
Che fosse il regno dell’ipocrisia paracula l’avevo capito da molto tempo, ma al giorno d’oggi si sfiora il ridicolo.
Almeno, vent’anni fa per chi non raggiungeva l’obiettivo la prospettiva di un bel calcio nel sedere era solida, ora non più.
Ora si disegnano progetti a lungo termine, vagheggii di rivalsa, promesse di resilienza. Tutte parole.
Un mondo di parolai con un’unica stella polare.
L’antico adagio italico del “tengo famiglia”.
Davide Stefanoni
“Una volta il giornalismo rubava uomini alla letteratura. Oggi, tempi grami, addirittura ne dá”

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