L’incipit del Capo dello Stato è stato molto semplice. Magari lapalissiano. E, forse, utopistico. Ma, finalmente, una botta d’orgoglio e di autostima.
Tutti ci amano tutti ci invidiano, tutti ci vogliono.
Ha esordito.
“Oggi festeggiamo Leonardo domani Raffaello dopodomani Dante”.
A dire la verità l’ho sentito per caso, mentre mi preparavo ad uscire con gli amici di sempre per salutare in uscita l’anno vecchio, uccidendolo come consuetudine, cercando di accantonarne gli aspetti negativi e tristi, che sono tanti. In entrata, quello nuovo, auspicandolo, come sempre, sereno e proficuo.
Non lo ascolto volentieri il saluto di fine anno. Con le solite banali litanie. Di quel che è stato e quel che sarà o dovà essere. Ma stavolta, almeno l’inizio, mi ha reso orgogliosa. Oddio, vero è che non ci sentiamo così amati come paese, o, almeno, che questo amore non frutta. E noi abbiamo bisogno anche di quella.
Ma “se ci credi ce la fai“. Questo il grido del Presidente che per una volta ha avuto perfino un guizzo di vivacità.
Inutile farci belli del passato, di quello che i nostri grandissimi avi, le nostre eccellenze, ci hanno lasciato. So di scoprire l’acqua calda. Ma questo è quanto. Ma la nostra ricchezza, ereditata, deve anche riprodursi. Non basta dirsi e sentirsi i più grandi del mondo se pochi personaggi bifolchi e ignoranti detengono la ricchezza e ci tengono soggiogati. E magari ci vogliono comprare prendendoci per fame.
Quello che abbiamo deve assolutamente rendere, produrre e fruttare. In termini di risorse economiche. Perchè, al momento, di queste abbiamo bisogno per essere alla pari con altri paesi industrializzati. Noi non abbiamo, non avremmo bisogno di andare a rubare e depredare terre altrui.
Basterebbe tenerci caro ciò che già possediamo. Con manutenzione efficiente, orari h 24, musei aperti, servizi e infrastrutture adeguate. Da nord a sud. Specie al sud dove terre meravigliose, natura e mare sono davvero ardue da raggiungere.
Ma occorrerebbe compensazione per quanto è giusto, creando anche funzioni diverse e nuova occupazione. I comuni delle città d’arte sono in sofferenza? Perchè chiedere allo stato sussidi quando si può sopravvivere autonomamente “vendendo” , concedendo temporaneamente le nostre ricchezze. Mai speculando, ma con adeguata remunerazione.
“Sviluppare la cultura della responsabilità” incita il Presidente, con coesione e senso civico per un’Italia migliore di come molti la dipingono. Ma spesso proprio gli italiani purtroppo.
Il Presidente, nel suo quinto discorso di fine anno, sprona dunque il Paese a guardare avanti, oltre la congiuntura, a superare la crisi, esortando tutti ad abbandonare la strada della denigrazione e dell’autocommiserazione. Onestà e civismo per tutti, ma in particolare per la politica. Che si occupi di cose concrete smettendola di avvitarsi in una spirale assurda e perversa, in un cambiamento fittizio che si arrotola su se stesso, in una propaganda senza fine.
Italia del genio e della civiltà, della ricerca e del diritto e non quella che rischia ogni momento di tornare a un’arretratezza pseudomedievale scavalcando a ritroso l’illuminismo e il rinascimento. In particolare sul tema giustizia, come un eccellente Carlo Nordio evidenzia.
Carla Ceretelli

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