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nato da un cavolo

di Il vecchio pazzo | 29 Novembre 2015

Nella possibilità di scelta avrei preferito essere generato da un loto. Ri-generato e benedetto e invocato ogni giorno.

Mi si disse: “Sei  nato da un cavolo”. Di quelli dal torso turgido indispettito dalla armoniosa  geometria dei fiori che sorregge. Con una sola nascita. Una sola.

Nella possibilità di scelta avrei  preferito essere generato da un loto. Ri-generato e benedetto e invocato ogni giorno. Io,  Nefertem, il creatore, il dio sole, fonte di ogni vita.

L’assillo della senilità  si condensa in desideri irrealizzati o irrealizzabili o nelle astrazioni senza più confronto. Pacatamente offerte allo scherno agitato di chi agita la presunzione della vita.

Vagando tra l’insorgere di meditazioni  sulla mia nascita  vengo a  leggere (con riferimento alla cultura occidentale religiosa) la Bibbia che,  nella  Genesi (1: 11/12),    anticipa la presenza del mondo vegetale non solo all’uomo ma, finanche,  alla “luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte” (ibidem, 1:16).

Sospirando teorie sulla formazione del nostro satellite – dove si ipotizza che la luna si sia formata/composta dall’agglomerato dei residui di uno scontro cosmico devastante, tra la terra e un asteroide – potrei supporre  la presenza del mondo vegetale, avanti tale catastrofe e, poi,  la sopravvivenza ad essa?

E mi insorge una ulteriore indagine sulla vita vegetale:  è l’ unica condizione vitale autosufficiente, in ogni condizione.

Invero,  le decomposizioni di ogni genere di sostanza organica – quindi,  anche di quelle vegetali – si riversano nella terra e nelle acque e l’assorbimento delle sostanza minerali e molecolari sorreggono il ciclo  nutrizionale delle piante.

Il mondo animale – noi – ne è impedito. Necessita di alimentarsi con  sostanze organizzate. Alla mancanza di queste sopravverrebbe la imposibilità  a cibarsi di alcunchè se non della propria specie.

Potrei agitare l’assunto che siamo noi esseri viventi, animali e umani, il cibo destinato alla proliferazione del mondo vegetale?

Siamo noi il brado allevamento nutrizionale? Sono le piante il vertice della catena alimentare?

Ancora, le piante possono far sopravvivere la loro specie con un seme, comunque sgravato sulla terra. Diversamente, noi necessitiamo di sperma ed ovuli deperibili in un tempo breve. Né la tecnologia e la biogenetica potrebbero assegnare indici di perpetuazione nella evenienza di un cataclisma planetario. Da se stesse, nella trasformazione/produzione di ossigeno,  le piante potrebbero  annullare gli effetti di ogni calamità, di ogni  devastazione.

Così opinando,  il ciclo della vita terrestre, l’occupazione dello spazio-vita terrestre,  il significato della vita terrestre, il destino della vita terrestre  non potrebbe intendersi se non rovescio.

Saremmo noi gli invasori della terra;  ospitati, benevolmente ma fruttuosamente,   dagli autentici possessori titolati  del pianeta: le piante.

O licheni,  o mangrovie,  o querce: il loro possesso del territorio è ovunque.

Ovunque le radici si insinuano e distruggono gli ostacoli naturali e artificiali; con un tempo di avanzamento per noi umani impercettibile perchè non selezionato e contato con i tempi scanditi dalla nostra vita.

Nel corso di nostri mille anni,  il mondo vegetale raderebbe al suolo ogni testimonianza della presenza umana; il trascorso creativo e produttivo  di 40 generazioni umane, perseguito in 10.000 anni.

La longevità degli alberi si conta in  3.000/4.000 anni (finanche,  13.000); mi chiedo, allora,  se i miti  quando cantano  Matusalemme, narrino  del  figlio di Enoch o del pino della California, ovvero del castagno dei cento cavalli di Catania.

So che le piante comunicano tra esse. Con reti sotterranee o con vibrazioni delle foglie. So che percepiamo le modulazioni delle influenze che emanano;  ma siamo troppo esosi nei nostri modelli ambigui di società per essere dediti  alle convenienze che devono gli ospiti.

Credo che abbiano insinuato nelle nostre menti il fuoco, il suono, l’architrave, le colonne, la geometria,  la bellezza. Oggi,  le connessioni informatiche.

Penso: tra breve nelle baite brucerà il ceppo di natale.

È il busto di Nimrod che brucia. Nimrod redivivo nei sempreverdi e nuovamente ucciso dalla cupidigia erosiva e corruttore  delle comunità umane.

Vorrei saper  parlare con un albero e chiedere delle sue storie, delle origini e delle presenze, e, poi , delle debolezze, delle stanchezze, delle memorie umane raccolte sulle cortecce. E a quale pianta sarebbe più opportuno debba io destinarmi come  cibo.

Opportuno sarebbe un fior di loto;  perché potrei chiedere  di esserne frutto.  Sancendo la mia essenza divina. Ri-nascendo da un loto e non da un cavolo.

Pubblicato in : EditorialeTag: ALBERI, anni, ARTE, CAVOLO, figlio, FILOSOFIA, FRANCHINI, mondo, natale, nato, poesia, STORIA, VECCHIO PAZZO

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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