
Non c’è stata nessuna tregua di Natale in Ucraina, nonostante la farsa per le trattative di pace. Come se non bastassero tutti i conflitti senza tregua aperti nel mondo, Trump proprio il giorno di Natale è intervenuto in Nigeria contro l’Isis.
Quante assurdità remano contro gli interessi dell’umanità nelle misere guerre di parte. Rispolverando le mie letture giovanili, in “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj trovano posto non soltanto il racconto delle battaglie, ma anche i ritratti dei “grandi uomini” che sembrano avere in mano il destino dei popoli, ma soprattutto troviamo una riflessione accorata sulla tragedia della guerra, sulla natura della libertà individuale e del potere politico, sulla storia.
I due filoni narrativi rimandano alla fondamentale contrapposizione tra il mondo umano della pace e quello storico della guerra, ciascuno dei quali mette in scena i suoi personaggi nell’eterna lotta del bene contro il male.
Temi che oggi sono tornati di grande attualità guardando sopratutto al conflitto tra Russia e Ucraina dove il male sta per prevalere sul bene.
Venerdì parlando con alcuni giornalisti il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che questo fine settimana incontrerà di nuovo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per proseguire le trattative sulla fine della guerra in Ucraina. Ci si aspetta che i due si incontreranno domenica prossima nella residenza privata di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, negli Stati Uniti, una anomalia rispetto alle consuetudini del protocollo istituzionale.
Per ora la Casa Bianca non ha commentato l’annuncio; in questi mesi Trump aveva detto che avrebbe incontrato Zelensky solo in caso di un accordo imminente. Nella stessa conversazione coi giornalisti Zelensky ha detto che un accordo è stato definito al 90 per cento, senza fornire ulteriori dettagli.
L’incontro avverrebbe dopo diverse settimane di trattative fra Ucraina e Russia mediate dagli Stati Uniti. A novembre questi colloqui avevano portato a un piano in 28 punti negoziato tra Stati Uniti e Russia particolarmente favorevole per la Russia, e poi qualche giorno fa a una nuova versione in 20 punti, negoziata fra Stati Uniti e Ucraina. Ormai da settimane le trattative sembrano a un punto di svolta, senza che ci siano sviluppi concreti. Nel frattempo la Russia sta continuando a bombardare obiettivi civili ucraini.
La pace in Ucraina non è mai stata così vicina secondo il vice ministro degli esteri russo Sergei Ryabkov, che però afferma: “Kiev e Bruxelles, però, la stanno affossando”.
Con Trump e Zelensky che sembrano essere sempre più vicini a concludere definitivamente le trattative iniziali sulla pace in Ucraina, emergono anche le prime voci positive, ma al contempo anche piuttosto dure dalla Russia, pronunciate in queste ore dal viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov nel corso di una breve intervista con l’emittente televisiva Rossija-1. Parole che sembrano lasciare intendere che, dopo mesi di scontri politici e diplomatici, l’accordo per la pace in Ucraina potrebbe essere finalmente vicino, con una durissima accusa ai mediatori di Kiev e Bruxelles il cui intento, secondo Ryabkov, sarebbe quello di far tracollare l’ennesima trattativa. Una accusa di parte che potrebbe celare la non volontà a definire un ragionevole accordo di Pace.
Secondo Sergei Ryabkov, infatti, il 25 dicembre del 2025 ha tutte le carte in regole per passare alla storia come “una pietra miliare” in cui “siamo arrivati molto vicini” a un effettivo accordo per la pace in Ucraina, sostenendo che restano solamente da compiere “pochi sforzi” per chiudere le trattative; ma è lo stesso vice degli Esteri russo a precisare che al contempo l’Ucraina e l’Unione Europea hanno “raddoppiato i loro sforzi per affossare l’accordo”, senza citare le ragioni della sua accusa.
Nel frattempo, sembrano essere parecchie le novità legate all’accordo sulla pace in Ucraina, anticipate, come spesso accade, dal quotidiano statunitense Axios che avrebbe avuto modo di parlare direttamente con Zelensky sui prossimi passi. Il presidente ucraino, infatti, ha confermato che in questi giorni (quasi certamente già domani) incontrerà personalmente Trump nella sua residenza privata a Mar-a-Lago per discutere gli ultimissimi dettagli del piano in 20 punti sulla pace in Ucraina; auspicando che vi sarà anche un confronto in quella stessa sede con alcuni dei leader europei coinvolti nelle trattative.
Particolarmente significativa, però, è la timida apertura dello stesso Zelensky alle tanto contestate e discusse concessioni territoriali, finite tra i punti dell’accordo sulla pace in Ucraina. Secondo le anticipazioni, infatti, l’idea sarebbe quella di congelare l’attuale fronte della guerra, chiedendo alla Russia di ritirare le sue truppe da tutti i territori che non sono stati annessi con i referendum indetti dallo stesso Cremlino dopo la conquista; mentre l’idea sarebbe quella di risolvere la questione in futuro, dopo che entrambe le parti avranno deposto le armi.
Parlando della pace in Ucraina con Axios, Zelensky, che ha anche confermato che i principali aspetti dell’accordo sono stati definiti, si è detto pronto ad accettare delle “dolore concessioni territoriali”, purché queste vengano prima di tutto approvare dal popolo ucraino: la sua idea, condivisa degli USA, sarebbe quella di organizzare entro i 60 giorni successivi alla stipula dell’accordo sulla pace in Ucraina un vero e proprio referendum; purché la Russia accetti un cessate il fuoco temporaneo per permettere alle autorità ucraine di organizzare una consultazione che sarebbe, ovviamente, pressoché impossibile sotto le bombe russe.
Zelensky ritiene anche che Trump potrebbe essere la chiave per spingere la popolazione ad accettare le concessioni territoriali contenute nell’accordo per la pace in Ucraina, ipotizzando che si rechi personalmente sul territorio ucraino per condurre una sorta di campagna elettorale; mentre secondo il presidente ucraino, è importante ragionare anche sull’effettiva durata dell’accordo, attualmente fissata a 15 anni, ritenuti troppi pochi per garantire un futuro concreto e solido al popolo ucraino. Sarebbe opportuno, invece, un accordo a durata illimitata.
Raggiunta la pace in Ucraina sarà necessario dare all’Onu l’autorevolezza necessaria per garantire la Pace nel mondo e risolvere qualsiasi conflittualità tra Stati pacificamente attraverso il ricorso ai mezzi diplomatici. Applicare il rispetto della carta dei Diritti dell’uomo sarà fondamentale, dotando le Nazioni Unite degli strumenti necessari per poter intervenire con determinazione.
La civiltà di ogni Paese si misura non con l’uso della forza o con le potenzialità militari, ma con l’educazione ai principi di solidarietà per il benessere reciproco degli Stati e di tutta l’umanità.
Salvatore Rondello

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