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Natale in Ucraina

Sono tornata in Ucraina dopo dieci anni di assenza. Certo, non è il momento migliore.
Ma non riuscivo più a guardare e ascoltare il dolore del mio Paese da lontano. Dovevo
essere qui. Proprio ora. Ho viaggiato da Chișinău a Zaporizhzhia, quasi 800 km in pullman, attraversando il
sud, la terra che sof re più di tutte l’aggressione russa. E se pensate che io abbia trovato un’Ucraina distrutta… niente!
I segni della guerra ci sono: pezzi di terra bruciata accanto ai campi coltivati; crateri
profondi; ogni tanto vuoto dove un tempo c’era una casa; edifici senza finestre che
sembrano scheletri; lungo le strade, trincee, barriere anticarro, postazioni mimetizzate.
Ma nei giardini ci sono fiori, i cafè sono aperti, le persone tranquille camminano
afatto per le strade. La guerra c’è, ma tutto è tenuto in ordine.

di Sergio Casprini | 2 Dicembre 2025

Natale a Kyev il 25 dicembre 2023

“Sono tornata in Ucraina dopo dieci anni di assenza. Certo, non è il momento migliore.
Ma non riuscivo più a guardare e ascoltare il dolore del mio Paese da lontano. Dovevo
essere qui. Proprio ora.
Ho viaggiato da Chișinău a Zaporizhzhia, quasi 800 km in pullman, attraversando il
sud, la terra che sof re più di tutte l’aggressione russa.
E se pensate che io abbia trovato un’Ucraina distrutta… niente!
I segni della guerra ci sono: pezzi di terra bruciata accanto ai campi coltivati; crateri
profondi; ogni tanto vuoto dove un tempo c’era una casa; edifici senza finestre che
sembrano scheletri; lungo le strade, trincee, barriere anticarro, postazioni mimetizzate.
Ma nei giardini ci sono fiori, i caf è sono aperti, le persone tranquille camminano
af atto per le strade. La guerra c’è, ma tutto è tenuto in ordine.
C’è sete di vivere. Di vivere normalmente.
E poi… i cimiteri, con le bandiere ucraine che sventolano sulle tombe di chi è morto
difendendo noi tutti…”
Così racconta del suo recente viaggio in Ucraina Natalia Pliva del Consolato Onorario
Ucraino di Firenze, una testimonianza della resistenza del suo popolo all’aggressione
della Russia di Putin e dello spirito eroico degli ucraini che vogliono avere una vita
normale nonostante i quotidiani bombardamenti sul loro territorio.
In questi giorni si discute di piani di pace. Quello proposto da Trump a Putin (o
concordato con lui), che di fatto significava la capitolazione dell’Ucraina, e quello
europeo che accetta come base della trattativa l’attuale linea del fronte e prevede solide
garanzie di sicurezza per l’Ucraina. In questo scenario Putin fa la parte del convitato di
pietra e intanto continuano i raid della Russia che colpiscono soprattutto i civili (in barba
alle leggi internazionali) e le infrastrutture energetiche e ferroviarie.
Il rischio di una pace basata sull’imposizione a Kyiv di almeno una parte degli obiettivi
di Putin rimane e di conseguenza quello di possibili aggressioni future della Russia non
solo all’Ucraina ma anche all’Europa. La difesa dell’Ucraina, infatti, è anche la difesa
della nostra democrazia e di tutto ciò che l’Europa non può dimenticarsi di essere: un
presidio di libertà, un argine contro gli estremismi, un muro contro le autocrazie, che
perciò sono interessate a dividerla e a utilizzare le più sofisticate armi informatiche per
metterla in difficoltà e danneggiarla.
In quasi quattro anni dall’inizio della guerra, l’Europa ha fatto molto per difendere i suoi
valori, non riuscendo però, a causa delle resistenze populiste e nazionaliste interne
all’Unione, a costruire un percorso politico per essere una forza militare ed economica
con un reale potere negoziale nei confronti dei piani di pace di Putin e Trump.
A dicembre in Ucraina non ci potrà purtroppo essere un Natale come momento di pace,
gioia e condivisione. Con ogni probabilità, ci saranno ancora paura, gelo nelle case,
strade e piazze con poche luminarie: questa situazione drammatica non fiaccherà però lo
spirito, l’orgoglio e la voglia di vita di un popolo che lotta eroicamente per la libertà e
l’integrità della Patria.

Si stima che circa ventimila volontari da diversi paesi d’Europa siano andate a
combattere in Ucraina o a prestare aiuto nei servizi, come fecero anche non pochi
italiani negli anni del Risorgimento, con Garibaldi in Sud America e nella Guerra
franco-prussiana e come Santorre di Santarosa in Grecia sull’isola di Sfacteria. C’è da
sperare che contro la protervia imperialista di Putin sia questo stesso spirito ad animare
le scelte politiche dei governi europei.
Sergio Casprini

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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