
Quella volta fu una volta importante per me perché, mi dicono, venni al mondo. Ma questo può interessare pochi. Giustamente. Sono sicuro che interessa di più ricordare il mondo in cui mi capitò di venire al mondo e il fatto che fu di martedì in campagna, nella gelida e nevosa campagna mantovana e che per giunta finii nel segno del Capricorno. Due segni che possono segnare pezzi di vita.
Dunque, nascere di martedì. Tra Natale e Capodanno quando tutta la corte era intenta a fare il maiale. Normale che io fossi, prima ancora di nascere, una preoccupazione accessoria. Non certo per distrazione o sottovalutazione ma semplicemente perché nelle corti agricole del Novecento si veniva al mondo e si partiva dal mondo con una soave eccezionale normalità, che adesso un po’ ci manca. Ci sfugge un po’ quello che è imprescindibile cioè il ciclo naturale.
Nascere di martedì, in casa, voleva dire anche inceppare un po’ di lavori ed occupazioni del giorno, concentrare le donne della corte nell’assistenza della mamma che ovviamente non si poteva lasciare sola nel momento più importante, e anche prima e anche dopo.
Gli uomini della casa erano ovviamente tenuti a debita distanza perché far nascere un bambino, di martedì poi, era affare di donne che ben sapevano come e cosa fare, un po’ perché lo avevano visto e anche solo per il fatto che loro l’avevano già fatto. E magari anche in condizioni più difficili e meno accudite, meno assistite.
Era un martedì molto freddo, mi hanno raccontato poi, l’ultimo martedì dell’anno, la corte era assai indaffarata nelle operazioni delicate ed essenziali del fare i salami, i cotechini, le pancette, le coppe, il sanguinaccio e pulire le cotiche. Gli stanzoni della casa erano attraversati da norcini compunti e serissimi, addetti alla confezione dei salumi con i grembiuli cerati al sapore di salsiccia. Uno spettacolo della campagna e della vita. La campagna, ripete mamma, era coperta dalla neve. Il fiato delle mucche e dei vitelli usciva quasi congelato dalle finestrelle delle stalle, e ogni tanto si sentivano i versi delle bestie, un rumore che sembrava congelarsi nel freddo. Dicono che i neonati abbiano già pronti i sensi dell’udito e dell’olfatto: a me sembra di aver sentito appena nato i rumori e perfino gli odori di salame e cotechino. Ci sta.
Dunque, di martedì. Chi l’avrebbe detto che poi ci sarebbe nata pure una trasmissione televisiva con lo stesso nome, attaccato però! Mi ricorda mamma che potrei essere nato attorno alle 6 e un quarto del pomeriggio, oggi si dice 18 e 15 ma allora si era più spicci e caserecci. Anzi, per dirla alla mantovana della bassa saran state “li siè e n’quart”, ma poi vai a capire in tutto quel trambusto chi avesse voglia e tempo di stare a guardare il pendolo o la sveglia tica tac in ”sal cassabanch”, sempre che entrambi i segna tempo fossero sincronizzati sull’ora giusta corrente. E comunque alle sei e un quarto di fine dicembre è già tutto buio. Candele e lucerne per far venire alla luce il bambino. Cera e fumo ovunque, niente acqua corrente, bacinelle con l’acqua fresca fredda della pompa sotto il portico e via di spalla con secchi e secchielli, eppure eccoci qua. Buio pesto ma luce dentro in stanza. Ecco in tutto questo si segnala il conseguente particolare segno zodiacale.
Nato di martedì di un fine dicembre e dunque segno zodiacale Capricorno. Non si scappa. Te lo porti ovviamente tutta la vita. “Ahh Capricorno!!!” E si vede”, mi hanno sempre detto. Da giovin ragazzo non davo molto retta. Già al giornale da praticante mi divertivo a leggere l’oroscopo per vedere quali frasi avevano usato per non esporsi troppo con le previsioni in salute, amore e lavoro. Poi col fatto che m’è capitato di incontrare professionisti e professioniste dell’astrologia, qualche cosa ho approfondito.
“Ah , sei proprio un Capricorno!!” Commento corrente di amici e parenti, nei momenti di compleanno e anniversari vari. Che si fa? Uno abbozza. Un giorno un collega della televisione giornalista di cultura e di letteratura, nato come me a fine anno, e quindi collega anche di segno zodiacale, mi raccontò che anche a lui capitava di sentirsi dire: ah Capricorno!!! Con seguito di “oohh mamma”. Per bacco, non ero più solo. Una bella consolazione. “Lo sai che un giorno – mi disse una volta- ad un ricevimento per una mostra d’arte ero al centro di un gruppo di amici e conoscenti e quando ammisi che ero del Capricorno, in un attimo, svamp, tutti allontanati”. Sarà vero, sarà enfatizzato, ma questa cosa del Capricorno persona sensibile e complicata ha una sua allure.
Non ho mai voluto approfondire davvero. Solo un Ariete una volta mi disse: “Capricorno, dai non è male, più complicato il mio”. E tanti anni dopo una mia collega di Bologna ha insistito per farmi il trigono. Ho accettato, ho lasciato fare. Comunque, avevo un po’ paura della parola “trigono”. Mi espose un quadro pieno di satelliti e corpi celesti vari, connessioni e sconnessioni e presi atto. Un giorno la medesima collega mi incontrò in corridoio, era estate ricordo, mi disse con slancio: “Fabrizio sarà un mese caldo e pieno di soddisfazioni per te, e comunque molto caldo”. Va bene così.
Qualcuno tentò di complicarmi la vita inserendo la variabile dell’ascendente. Perché, accipicchia, c’è Capricorno e Capricorno, vuoi mettere il Capricorno ascendente Gemelli con quello ascendente Vergine? Mi dissero cose complicatissime e parecchio allarmanti sulla combinazione. Per quello forse non mi piace nemmeno l’allocuzione “combinato disposto”, perché penso sempre al combinato segno col disposto ascendente che mi indispose.
Dunque, sono nato di martedì, un dì di quel mese e di quell’anno lì così tondo così pari, così lì per lì, da diventare simbolico. Poi ho sempre sentito: “Ah, che belli quegli anni!!!”. Troneggiava il mio anno. Divenuto e celebrato quell’anno preciso come paradigmatico. Eh, faccio l’enigmatico ma si capisce.
In quel martedì (e non solo quel martedì, ovviamente) il presidente della Repubblica Italiana era Giovanni Gronchi (DC), il Presidente del Consiglio era Amintore Fanfani (DC) ed il presidente degli Stati Uniti era Dwight D. Eisenhower. Il Papa era Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, da Sotto il Monte.
In quella settimana in Italia si ascoltavano What a sky (Su nel cielo) di Nico Fidenco e Il cielo in una stanza di Mina. Fate voi.
In USA la radio passava Are You Lonesome To-Night? di Elvis Presley. In Inghilterra What Do You Want To Make Those Eyes At Me For? di Emile Ford & The Checkmates era una della 5 canzoni più vendute. Tra i film più visti al cinema c’erano “La dolce vita” di Federico Fellini, “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti e “La notte” di Michelangelo Antonioni. In TV la gente guardava Ugo Lupo e Collericamente vostro “Braccio di Ferro”. Mica male nascere quel martedì. Sigla.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento