Ovvio e scontato. Il governo di Romano Prodi prende il via senza nessuna sorpresa. Nessun volo di fantasia nella composizione della squadra, solo aria fritta nell’esposizione, al Senato, delle linee programmatiche.
Mettendo insieme uomini e intenzioni viene fuori un quadro che si può definire preoccupante, naturalmente per chi, come noi, non è mai stato malato di antiberlusconismo preconcetto e vorrebbe vedere il Paese entrare a pieno titolo nel mondo moderno. Questo della modernità è un punto importante. Il mondo, piaccia o non piaccia, sta andando in una direzione e ci stanno andando tutti i governi più o meno di destra e più o meno di sinistra. Naturalmente c’è chi corre e chi arranca. L’Italia e l’Europa fino ad oggi hanno arrancato. Nemmeno il governo Berlusconi è riuscito ad invertire più di tanto la marcia. Ha pesato una cultura diffusa, fatta di demagogia, falso garantismo, difesa dell’esistente. Tutte cose che ora, con Prodi, assumeranno una valenza maggiore e saranno una palla al piede per il paese. Basta vedere ministeri, ministri e loro collocazione politica. Proviamo a fare un elenco. Una delle necessità del Paese è quella di contenere la spesa pubblica, lo dicono i numeri e tutte le organizzazioni internazionali. E Prodi che fa? Crea tre ministeri, del welfare, del lavoro e della previdenza sociale, della famiglia. Al primo mette un esponente di Rifondazione, al secondo un ex sindacalista della Fiom, al terzo Rosy Bindi. Tre persone che passeranno il tempo a scavalcarsi a sinistra. Altra necessità, sulla strada della modernità. Infrastrutture all’altezza dei tempi. Detto, fatto. Di Pietro alle Infrastrutture, Pecoraro Scanio all’Ambiente e Bianchi ai Trasporti. E nemmeno cinque minuti dopo il giuramento è proprio il Bianchi, con l’ardore del neofita ad affossare sicuramente il Ponte sullo Stretto e forse anche la TAV. Terza necessità. Ricreare nel Paese un clima di unità. Prima richiesta, dopo il giuramento, di Rifondazione, comunisti e verdi: abolire la parata del 2 giugno per la Festa della Repubblica. Abbiamo bisogno di una Università all’altezza dei tempi? Niente paura ci pensa Fabio Mussi che in quanto a demagogia non è davvero secondo a nessuno. Queste sono solo alcune delle chicche. Ma naturalmente ci sono anche cose positive. Padoa Schioppa all’economia, Amato agli interni. Qui Prodi è stato davvero bravo. Per non correre il rischio di fare davvero bene in questi due ministeri chiave ha pensato bene di affiancare ai ministri due vice di peso: Visco all’economia, ovvio che si interesserà delle Finanze e Minniti agli Interi, uomo forte di D’Alema con probabile delega ai Servizi. Prodi poi ha messo sei donne nel Governo. Lasciamo stare se con o senza portafoglio. Il fatto è che le ha messe in funzioni tipiche della “categoria” come avrebbe detto Berlusconi, cioè in ministeri che si dedicano prevalentemente agli anziani, ai malati, ai giovani. Resta D’Alema che è un politico vero. Curerà la politica estera e cercherà di riportarci all’ombra dell’asse franco-tedesco in funzione anti-americana e lo farà proprio ora che Francia e Germania stanno rivedendo, e di molto, la loro recente collocazione sullo scenario internazionale.
Di fronte a tanta desolazione c’è chi spera che il governo cada presto. E’ una illusione. Questi signori governeranno almeno per due Anni e mezzo, il tempo di maturare la pensione. Forse non è un male. E’ il tempo che ci vuole per far nascere nel Paese una opposizione forte e agguerrita perché è del tutto evidente che con questa Casa delle Libertà non si va da nessuna parte.
Nasce il Prodi due e batte subito un record. E’peggio del primo.
Una delle necessità del Paese è quella di contenere la spesa pubblica. E Prodi che fa? Crea tre ministeri, del welfare, del lavoro e della previdenza sociale, della famiglia. Al primo mette un esponente di Rifondazione, al secondo un ex sindacalista della Fiom, al terzo Rosy Bindi. Tre persone che passeranno il tempo a scavalcarsi a sinistra.

Mi sembra di aver capito da dichiarazioni fatte dell’ex rettore dell’Università del Mediterraneo e della Calabria Bianchi che il suo interessamento al problema dell’attraversamento con un ponte dello stretto di Messina risalirebbe agli anni Ottanta. A parte che sarebbe, io credo, utile conoscere anzitutto il profilo scientifico di questa persona e la natura ideologica di questi studi, c’è da obiettare che da allora sono passati due decenni e molto è cambiato in Italia e in Europa. E poi conoscendo l’astio atavico che c’è tra calabresi e siciliani affidare una decisione di questo tipo ad un calabrese equivale a demandare ad un pisano l’ingrandimento dell’Aeroporto di Firenze!
Tutto il castello di fumo rinnovatore messo su con la formazione del secondo governo Prodi e l’elezione del capo dello stato ha un solo scopo: disarmare Berlusconi dimostrando che il “fattore k” non esiste più. Falso. Il “fattore k” non esisterà più quando tutti compagni nati tra il 1920 e il 1970 saranno morti e sepolti, quindi fra circa mezzo secolo. Perché in politica non esiste la confessione e la remissione dei peccati, esistono solo ripensamenti che di fronte a errori radicali esigerebbero l’autoesclusione dall’agone. Avete mai visto voi un politico che si autoesclude di fronte ai propri errori? E allora sorbiamoci la recita del “fattore k” diluito nel brodino di Prodi. Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)
Tutto il castello di fumo rinnovatore messo su con la formazione del secondo governo Prodi e l’elezione del capo dello stato ha un solo scopo: disarmare Berlusconi dimostrando che il “fattore k” non esiste più. Falso. Il “fattore k” non esisterà più quando tutti compagni nati tra il 1920 e il 1970 saranno morti e sepolti, quindi fra circa mezzo secolo. Perché in politica non esiste la confessione e la remissione dei peccati, esistono solo ripensamenti che di fronte a errori radicali esigerebbero l’autoesclusione dall’agone. Avete mai visto voi un politico che si autoesclude di fronte ai propri errori? E allora sorbiamoci la recita del “fattore k” diluito nel brodino di Prodi. Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)
Tutto il castello di fumo rinnovatore messo su con la formazione del secondo governo Prodi e l’elezione del capo dello stato ha un solo scopo: disarmare Berlusconi dimostrando che il “fattore k” non esiste più. Falso. Il “fattore k” non esisterà più quando tutti compagni nati tra il 1920 e il 1970 saranno morti e sepolti, quindi fra circa mezzo secolo. Perché in politica non esiste la confessione e la remissione dei peccati, esistono solo ripensamenti che di fronte a errori radicali esigerebbero l’autoesclusione dall’agone. Avete mai visto voi un politico che si autoesclude di fronte ai propri errori? E allora sorbiamoci la recita del “fattore k” diluito nel brodino di Prodi. Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)
In tutto il governo Prodi somma 99 poltrone, con quella che deve venire degli italiani all’estero faranno 100. Nel 2001 per il governo Berlusconi erano 14 in meno. E poco mancò che la sinistra scendesse in piazza, naturalmente con tutto il coro della grande stampa indipendente. Comunque consoliamoci. Prodi non ha battuto il record di 101 poltrone detenuto ancora da Andreotti. E pensare che il Senato degli Stati Uniti è composto dallo stesso numero di persone che in Italia costituiscono il Governo.
Non sono qualunquista. Ma 72 sottosegretari (e mancano quelli per gli italiani all’estero) danno l’idea di quello che ci aspettta: Prodi ha messo insieme tutto e il contrario di tutto. Per stare assieme l’allealza deve moltiplicare i posti.