Governo fotocopia? Non scherziamo. Il Berlusconi bis, o ter se si considera l’esecutivo del ’94, rappresenta, per quanto possibile, una rottura netta rispetto al passato, almeno dal punto di vista politico. Vedremo in prosieguo di tempo, ma questo onestamente sarà più difficile, se la cesura ci sarà anche sul piano programmatico. La crisi politica del centro destra era in atto da tempo. Il risultato delle elezioni regionali ha avuto l’effetto di una cartina di tornasole. L’ha resa solo evidente agli occhi di tutti. Berlusconi, nel 2001, aveva vinto l’elezioni parlando di una Italia più moderna, più competitiva, più libera e più aperta al mercato. In molti pensavano che la strada per superare lo status quo poggiasse su due pilastri, ridurre lo statalismo e l’assistenzialismo. L’azione del governo non è stata poi del tutto in linea con queste premesse. E qui sta la ragione di fondo della delusione dell’elettorato di centro destra. A fare da freno non solo le difficoltà oggettive di una situazione economica che nessuno prima dell’11 settembre poteva mettere nel conto ma anche l’azione di AN e UDC, strutturalmente poco inclini a tradurre in pratica i presupposti programmatici messi a punto prima della vittoria elettorale. Era come se al Governo convivessero due linee, una di stampo più liberale, incarnata da Tremonti, l’altra più democristiana, portata avanti appunto da Alleanza nazionale e UDC. Gli esempi di questo impasse sono infiniti ma quello che fotografa meglio la situazione è il diverso atteggiamento di queste due “fazioni” sulla vicenda Alitalia che poi si concluse con la vittoria dell’ala democristiana. Il siluramento di Tremonti che l’anno scorso fu costretto a lasciare il ministero dell’economia rappresentò un ulteriore passo su questa strada. Ma evidentemente non bastava. AN e UDC hanno imputato la sconfitta elettorale al fatto che il governo aveva fatto troppo poco sul versante del sud e delle famiglie. In pratica, troppo poca politica sociale. La richiesta di un nuovo governo è nata da questo. Solo che la soluzione della crisi sembra andare in tutt’altra direzione, a parte l’enunciazione che è stata fatta dei punti programmatici. I ministri leghisti sono rimasti al loro posto, Follini non è entrato, anche se per sua scelta, e al suo posto è tornato Tremonti. L’UDC non ha gradito. Difficile dire a questo punto se questo governo avrà vita tranquilla e durerà fino alla sua scadenza naturale. Comunque sia Berlusconi ha giocato di fino. Da una parte porta avanti la tesi che si deve dare vita anche in Italia al partito unico del centro destra, il che vorrebbe dire federare, se non unificare, FI, UDC ed anche AN e Lega, dall’altra ha potenziato l’asse con Bossi e, riportando al Governo Tremonti, ha restituito fiato ad una politica più liberale. Così se il governo dovesse incontrare nuove difficoltà, se la costruzione del partito unico non andasse in porto, è pronta la carta di riserva di una alleanza politica solo con la Lega per rilanciare, questa volta sul serio, una politica di riforme liberali. Il ragionamento del Cavaliere potrebbe in sintesi essere questo: perso per perso tanto vale puntare sull’identità liberale del movimento Forza Italia-Lega. Da proiezioni fatte sulla base del voto europeo, quindi più favorevole per il centro destra rispetto a quello delle regionali, in una ipotesi di questo genere AN e UDC da sole prenderebbero appena 44 deputati. Può essere che uno spauracchio di questo genere porti a più miti ragioni alleati oggi riottosi e li convinca ad aderire a quel partito unico che, allo stato, è l’unica possibilità reale di riscatto rimasta alla Casa delle Libertà
NASCE IL BERLUSCONI-TER. LA CDL PUNTA AL PARTITO UNICO. IN CAMPO ANCHE TREMONTI.
Governo fotocopia? Non scherziamo. Il Berlusconi bis, o ter se si considera l’esecutivo del ’94, rappresenta, per quanto possibile, una rottura netta rispetto al passato, almeno dal punto di vista politico. Vedremo in prosieguo di tempo, ma questo onestamente sarà più difficile, se la cesura ci sarà anche sul piano programmatico.

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