
Il primo trimestre della seconda Presidenza Trump ha messo in bella evidenza l’altissima ritrosia dei mezzi di comunicazione – già sconvolti da un biennio di governo Meloni senza sintomi di logoramento – a fare giornalismo basandosi sui fatti e non sulle proprie consolidate relazioni privilegiate esistenti prima.
Solo per restare alle ultime ore, ne sono esempio alcuni episodi. Tipo lo scrivere, in tema di dazi, “siamo persuasi che l’Europa, finalmente ricongiunta alla Gran Bretagna, faccia il proprio dovere nel prendere fin d’ora le giuste contromisure”. Evidentemente negando la realtà, che mostra come la Gran Bretagna sia uscita dall’UE diversi anni fa e per ora non programmi di rientrarci (però al giornalista, per irrobustire la critica a Trump, basta far credere che esistano tuttora le istituzioni di una volta).
Tipo presentare con enfasi che il primo ministro spagnolo Sanchez, incontrando il presidente cinese Xi Jinping a Pechino in materia di dazi, gli ha detto che “la Spagna vede la Cina come un partner dell’Ue, e lavorerà sempre per relazioni tra l’Ue e la Cina in cui regni la reciprocità ” . Sorvolando sul come Sanchez dimentichi che USA e Cina non solo la stessa cosa, in quanto gli USA sono nella categoria paesi liberi e la Cina in quella autarchici. Ragion per cui è impossibile per natura intessere la reciprocità con la con la Cina autarchica mentre si vive uno scontro commerciale con la democrazia USA (però al giornalista, per irrobustire la critica a Trump, basta far credere che sia meglio trattare con la Cina che con gli USA di Trump).
Tipo commentare più volte al giorno, sul telegiornale di punta di Mediaset e del paese, le azioni di Trump in termini allusivamente negativi sotto vari aspetti, con il trasparente intento di dare l’impressione che il Presidente rischi di perdere la fiducia delle Camere (cosa impossibile nella struttura USA votata lo scorso novembre) o che sia dietro l’angolo una grave sconfitta di Trump alle prossime elezioni di mezzo termine (nonostante manchino ancora diciotto mesi e quindi sia insensato fare pronostici credibili).
Nel complesso appare insomma evidente che il mondo giornalistico travisa i fatti perché non accetta (non riuscendo a farsene una ragione) gli avvenimenti in corso. E’ incredulo di fronte allo scontro aperto tra Usa ed UE o agli appelli internazionali inascoltati a Putin e a Netanyahu o al modo di governare di Trump. I giornalisti non accettano questi fatti perché non corrispondono al loro modo di intendere la vita, anzi lo smantellano. Solo che il compito dei giornalisti in una società liberaldemocratica, è narrare gli avvenimenti, non condividerne ogni aspetto o addirittura la natura.
La conseguenza di un simile travisamento delle funzioni professionali è molto grave. Produce una profonda disinformazione tra i cittadini, la quale comporta che essi non siano in grado di votare in base ad una effettiva conoscenza dei fatti. Ai cittadini, un giornalismo del genere vorrebbe far credere che è un‘offesa al bene comune usare i dazi contro la concorrenza. Ciò senza far riflettere che la concorrenza è un meccanismo delicatissimo, che, per venire attuata in modo coerente, richiede distinzioni e accorgimenti.
Ad esempio, nei rapporti tra paesi democratici ed autocratici, ricorrere ai dazi è normale, perché praticano regole interne contrapposte (fondate sulla libertà dei cittadini i paesi democratici e sulla sudditanza dei conviventi i paesi autocratici) che hanno riflessi dannosi sul libero commercio. Invece, nei rapporti tra paesi democratici, i dazi devono essere circoscritti ed eccezionali, ma al contempo l’ispirarsi alla concorrenza non esime dal valutare di continuo quanto di squilibrato sta verificandosi.
Stando così le cose, stracciarsi le vesti perché Trump è contro tutti , significa contribuire a chiudere gli occhi. Chiuderli sui vizi oggettivi maturati in una UE incline a cullarsi nei vantaggi acquisiti e a dimenticare i problemi della produzione nonché cosa voglia dire essere una società aperta. fisiologicamente basata sui cittadini, piuttosto che su burocrazie elitarie tendenti all’imporre un presunto bene comune.
Auguriamoci che il Presidente del Consiglio, incontrando in questi giorni prima Trump e subito dopo il suo vice Vance, sia capace di sfuggire ai pericoli del conformismo giornalistico anticamera della sterilità e di portare l’Italia sulla strada del realismo fattivo che produce libertà e benessere.
Raffaello Morelli

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