
No, non ho nessun rimpianto, nessuna lacrima. Napolitano , ha compiuto il suo lavoro da politico con le tecniche di un politico in carriera come si usava nel PCI; se non fu in quello fascista, fu poi in quello comunista. Il tempo ha selezionato un uomo atto a quel ruolo specifico. Così come per Nilde Iotti. Unici entrambi ad arrivare ad un vertice istituzionale repubblicano e democratico.
È un apparente paradosso: vivere una vita per una dittatura da “ servo del popolo” in cui crescere in fede e carriera. Ciò ha comportato negare l’invasione dell’Ungheria di Imre Nagy, compiuta dall’Unione Sovietica nel 1956, con titoli ad otto colonne sul giornale di partito, l’unità.
I carri armati a Praga nel 1968, non bastarono a fargli cambiare posizione, e naturalmente sempre a sostegno di Mosca. Jan Palach non fu l’unico a immolarsi per la libertà. Nei paesi baltici occupati, altri giovani protestarono dandosi fuoco così come accadde in Ucraina che allora era una delle quindici repubbliche sovietiche che contribuivano al controllo militare della Germania Est.
Che strana, potrebbe apparire oggi una carriera così. La politica, dicono sia l’arte del possibile. Direi anche dell’impossibile, talvolta. In democrazia, accade. Ma se fosse stato al rovescio, cioè senza democrazia, senza una parvenza di libertà da turarsi il naso, certi miracoli sarebbero inspiegabili.
Nemmeno nel 1974 quando Mondadori pubblicò “Arcipelago Gulag “ di Solghenitsin, rimasto intonso nelle librerie di molti italiani, Napolitano riuscì a cambiare posizione. Inquisì il libro che descriveva la tragedia con un velo di ironia struggente con gli stermini di milioni di persone, di sudditi sovietici, nei lager e del “ Terrore rosso” dal 1917 in poi, compiuto senza distinzione di razze, sesso, etnie.
Miracolo della politica democratica, controllata a suon di valige piene di dollari pervenute ma negate, in via delle Botteghe oscure. Parecchio oscure.
Eppure Napolitano poté, ciò nonostante , vissuto sotto gli altri protagonisti storici del PCI che via via si estinguevano, similmente, ma con tono minore rispetto ai dinosauri del Cremlino, restare a galla in un momento di così scarsa virtù di scelta, e, senza troppi sussulti diventare Presidente della Repubblica per ben due mandati dopo essere stato tra l’altro presidente della Camera dei deputati ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro. C’è poco da sorprendersi, solo da constatare i fatti.
Muore, così, in questi giorni Giorgio Napolitano, quasi contemporaneamente a Messina Denaro, pochi mesi dopo Berlusconi, ma a mio avviso è solo una casualità anche se non di poco conto che si porta via un’epoca.
Enrico Martelloni

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