A Bruxelles il Presidente della Repubblica ha parlato chiaro: basta con la politica dell’austerity (in salsa tedesca).

E per questo non si capisce perché i deputati leghisti lo abbiano sonoramente contestato col solito loro stile rustico-padano. Certamente Napolitano non si è sognato di lanciare proclami contro l’ euro e l’ Europa, anzi da vecchio europeista ne ha difeso i valori fondativi, ma il concetto l’ ha espresso benissimo e il messaggio è arrivato lo stesso. Basta con l’ austerity: per l’Italia è il momento di cambiare rotta e (questo è il sottotesto) di contrattare nuove regole e nuove modalità di essere in Europa.
Bisogna pur dire che i leghisti hanno sempre protestato contro la politica che la UE ha dettato ai paesi dell’area mediterranea, arrivando a imporci le famigerate quote latte o la distruzione dei nostri meravigliosi agrumi “in eccesso”. E sicuramente, quando nove anni fa, Ciampi si presentò nella stessa aula e fu accolto più o meno dalle stesse facce e dagli stessi fischi, noi tutti non immaginavamo che presto sarebbe scoppiata la Grande Crisi e che, come rimedio, poi ci sarebbe toccato il Fiscal compact, preparato secondo la ricetta teutonica e amara di frau Merkel e della BCE.
Insomma, che i leghisti ce l’abbiano a morte con l’ euro servitoci da Romano Prodi, che ha praticamente dimezzato gli stipendi e impoverito la classe media, e con la politica dell’ austerità attuata dal governo Monti, lo si può ben comprendere; quello che francamente sembra più una gazzarra pre-elettorale al fine di conquistarsi qualche foto sui giornali e pertanto non è giustificabile , è l’aver contestato Napolitano proprio nel momento in cui, con tutta l’autorevolezza del capo di Stato, è andato lì a dire, con parole più garbate e adeguate al contesto, che gli italiani si son rotti di eseguire gli ordini di Bruxelles.
Questa volta il Presidente andava applaudito, sostenuto, difeso, proprio perché diceva le cose per le quali anche i leghisti, a modo loro, si battono. Certo i Salvini e i Borghezio si agitano e urlano in nome della Padania, Napolitano parla per tutti gli italiani; ma il tema della nostra sovranità nazionale in materia di politica economica è sicuramente l’argomento cruciale dal quale dipende la possibilità di uscire veramente dalla recessione.
Se poi la strada della ripresa dovrà passare necessariamente attraverso l’ abbandono dell’ euro, questo è un dibattito che ha bisogno di grande approfondimento e va rinviato almeno fino al termine della presente stagione di riforme istituzionali; ma è chiaro a tutti che ormai la politica tristemente nota come austerity è giunta al capolinea e, al contrario, politiche espansive e produttive vanno avviate in tempi rapidissimi e con fermezza, da questo o dal prossimo governo.

Lascia un commento