
La nostra Costituzione recita molto chiaramente che la forma di governo del nostro Paese è la repubblica parlamentare. Il pieno potere non è, dunque, esercitato dal Capo dello Stato, che in tale forma di governo detiene un potere sostanzialmente formale e simbolico, bensì è esercitato dal Presidente del Consiglio dei ministri, il Capo del Governo. Questa ovviamente è la forma di governo stabilita dalla costituzione formale. Ma sappiamo benissimo che in dottrina esiste anche una costituzione cosiddetta sostanziale, ossia quella costituzione flessibile e sempre in evoluzione, che non è in forma scritta e non è neanche un documento, ma prende forma in funzione dello svolgimento e dello sviluppo della vita pubblica. Ad esempio, il protagonista puro della vita pubblica italiana di questo ultimo mese è stato proprio Giorgio Napolitano. Il vecchio esponente principale della corrente migliorista del PCI, un riformista, uno di quei dirigenti politici di sinistra che ha saputo cogliere davvero il significato della caduta del Muro nell’89, e uno dei pochi, seppur dopo anni e anni, che ha ammesso e condannato le barbarie del comunismo sovietico e gli errori della linea politica del comunismo italiano. Già, un vero politico senza dubbio. Ma allora quale sarebbe il problema? beh il problema sarebbe uno solo, e cioè che l’onorevole Giorgio Napolitano in questione sia il Capo dello Stato, e dunque il Presidente della Repubblica italiana, e non il Capo del governo, Presidente del Consiglio… beh, proprio questa è l’anomalia che concorre a modificare la costituzione sostanziale. Napolitano, dopo aver accettato le dimissioni di Berlusconi ha letteralmente creato il nuovo governo. Già in precedenza aveva mandato dei segnali all’attuale premier Mario Monti, facendogli capire che il momento era vicino e che la sua intenzione era quella di formare un governo tecnocratico. Cosi è stato. Napolitano ha nominato subito Mario Monti senatore a vita conferendogli successivamente l’incarico di formare il nuovo governo. Ovviamente un governo tecnico, fatto da soli tecnici e senza alcuna influenza politica. Ed ovviamente è un governo con piena maggioranza, dato che sia il maggior partito della vecchia opposizione, sia l’ex partito di maggioranza, hanno sposato la decisione di Napolitano. Curioso, ma forse no. Forse in un periodo buio e fragile come quello attuale, i maggiori partiti hanno preferito appoggiare un governo non politico per non assumersi i rischi di un possibile fallimento. Alle brutte infatti, nessuno ha propri uomini all’interno di questo governo, e finirebbero col trovarsi tutti nella zattera di salvataggio. La situazione ricorda molto bene l’opera di Platone, Repubblica, in cui il filosofo greco in un famoso passo della sua opera, chiamato appunto Filosofi al governo, sostiene che nel governo utopico da lui disegnato, gli unici in grado di esercitare il potere sono quegli uomini per nulla attratti dal fascino di quest ultimo. In poche parole devono governare coloro i quali non vogliono governare e disdegnano il potere. E secondo Platone, questi uomini sono solo i filosofi. Estremamente tecnici nella loro arte, ma completamente disinteressati all’utilizzo del potere nella gestione della cosa pubblica. Ed è estremamente necessario, sempre secondo il filosofo, costringere ed obbligare questi saggi ad andare al governo, in quanto nessuno, meglio di un filosofo, sarebbe in grado di farlo, a causa del suo sdegno verso le cariche pubbliche che comporta la totale assenza di rivalità e bramosia di potere. Ed oggi, in Italia, ma anche in Grecia, è accaduta la stessa identica cosa: il Presidente della Repubblica, Napolitano ha quasi obbligato il professor Monti a prendere in mano le sorti del paese e formare un governo fatto da esperti e tecnici, assolutamente non politici e totalmente disinteressati. Già, tutto perfetto, come da copione platonico. Solo una cosa mi premeva far notare. La storia della filosofia ha dato poi ragione a Platone?

Grazie Erminio, sempre puntuale e disponibile, nonchè informatissimo! un abbraccio
Come è noto Platone e i suoi filosofi furono dei pessimi politici!
Ce lo racconta Karl Popper in una paginetta della sua opera in due volumi (almeno nell’edizione italiana del 1983) «La società aperta e i suoi nemici: I Platone totalitario, II Hegel e Marx falsi profeti». “…Platone non ebbe troppo successo come selezionatore di leader politici. Provò varie volte a realizzare il suo sogno di unire la filosofia con la politica a Siracusa, fra il 389 e il 361 a.C. al tempo della tirannia dei due Dionigi, il Vecchio e il Giovane: finì sempre in un disastro e lo stesso Platone rischiò la vita. Successivamente ci provò Dione, suo amico e discepolo, con l’appoggio di un buon numero di membri dell’Accademia, la scuola fondata dalla stesso Platone. Uno di essi era Callippo, che divenne il più fidato commpagno di Dione. Così nel 357 a. C. Dione divenne tiranno di Siracusa, e fece assassinare Eraclide, suo alleato (e forse suo rivale). Ma, poco temmpo dopo, egli fu a sua volta assassinato da Callippo che usurpò la tirannide e, dopo tredici mesi, la perdette. (Egli fu, a sua volta, assassinato dal filosofo pitagorico Leptine). Ma questa vicenda non fu l’unica del genere nella carriera di Platone come maestro. Clearco, uno dei discepoli di Platone (e di Isocrate) si fece tiranno di Eraclea dopo aver posato a leader democratico. Egli fu assassinato dal suo congiunto Chione, altro membro dell’Accademia di Platone. Non sappiamo che cosa Chione, che alcuni ci presentano come un idealista, sarebbe diventato, poiché fu subito dopo a sua volta ucciso …”. Non male come filosofi vero?
ahahaha hai proprio ragione Massimo, usa pure il mio articolo come vuoi! un abbraccio
Splendido articolo ed ottima domanda finale.
Mi permetterò di citarlo in alcuni interventi che sto facendo qui in Russia, in risposta alla domanda di chiarimenti sulla situazione Italiana.
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Posso assicurare che non è facile spiegare ad un pubblico di superpragmatici come mai in Granbretagna viva tranquillo e rispettato un Governo con un debito PIL+10% ed in Italia mandino a casa con accuse di bungabunga chi gestisce il rientro da +3% a zero.
(NdR – Bill Clinton, nonostante Levinsky ancora oggi pontifica di democrazia e buongoverno, con 15 trilioni di debiti ed un default salvato a venti minuti dal crash!
Almeno il Cav lo faceva fuorii orario di lavoro ed a casa sua e non aveva nessuno … °rannicchiato sotto la scrivania° sul posto di lavoro. :-D