
L’avvento del Governo tecnico cambia – a mio giudizio in modo definitivo – il panorama politico del Paese. Nulla sarà più come prima. E sarà impossibile per la classe dirigente attuale arrivare alla fine di questo periodo ripresentandosi agli italiani come se non fosse successo nulla. Sono molto convinto del fatto che il Governo tecnico potrà essere molto utile per tranquillizzare i mercati, ma sarà anche una gigantesca occasione per la politica. Se i politici torneranno a farla, ovvio.
A chi – su twitter, su facebook o via email – chiede le mie impressioni sulla manovra dico che è ancora presto per dare un giudizio dettagliato. Vanno letti gli atti, non solo gli articoli. E ci sono moltissimi temi aperti ancora da scandagliare. Come tutti vedo le luci e le ombre. La sola presentazione del testo ha aiutato il Paese a recuperare terreno sui mercati internazionali e questo è un fatto positivo. Non si tratta infatti di una mera questione di prestigio economico: se lo spread cala, il denaro costa meno. E le banche tornano (almeno si spera) ad aiutare le famiglie e le imprese, allontanando il rischio del credit crunch. Alcuni passi significativi sono stati compiuti. Ma ancora molto è da fare. Mi preoccupa soprattutto l’aumento strutturale delle tasse, non solo statali ma anche regionali senza un sostegno al reddito disponibile delle fasce medie che sono quelle realmente in sofferenza. Sul cammino dell’equità sociale, insomma, c’è ancora tanto da fare. Dobbiamo ancora verificare le carte per quello che riguarda i Comuni. Ma non mi pare che ci sia un intervento significativo di ristrutturazione della spesa: si continua con il meccanismo allucinante del patto di stabilità, detto anche patto di stupidità che costringe le aziende a fare da banca agli Enti Locali! Nelle prossime settimane cercheremo di capire meglio i contorni di questa manovra.
Per adesso credo che l’Italia abbia iniziato a fare ciò che l’Europa ci ha chiesto. Ora sarebbe il caso di iniziare a dire cosa vogliamo noi dall’Europa. Francoforte, Bruxelles, Strasburgo: i centri decisionali del vecchio continente hanno il dovere di cambiare le regole del gioco. Probabilmente abbiamo toccato il fondo e stiamo iniziando a risalire o almeno mi piace pensarlo. Ma la velocità della ripresa dipenderà dalla qualità delle riforme strutturali, finanziarie, economiche, politiche che i leaders europei – fino ad oggi timidi e superficiali – avranno il coraggio di fare. Il mondo ha bisogno di cambiare le regole, altrimenti questa crisi sarà stata inutile. Avremo il coraggio di provarci? E soprattutto: saprà l’Italia essere all’altezza di questa responsabilità? Questo è il punto.

provarci ?? non può essere una richiesta ,ma un DOVERE e tu caro renzi devi mettere fuori il coraggio . BISOGNA CAMBIARE LE REGOLE – MA SE NON SI CAMBIANO I POLITICI COME SI CAMBIANO LE REGOLE ?CHI NON AVRà IL CORAGGIO DI CAMBIARE LE REGOLE NON POTRà avere il coraggio di candidarsi .
oggi i risultati dimostrano che abbiamo una classe politica inesistente .
e LA VERA DOMANDA è … ABBIAMO POLITICI CORAGGIOSI CHE SAPPIANO CONIUGARE – SVILUPPO -EQUITà – CRESCITA -? QUESTE SONO LE ALTERNATIVE DEL FUTURO POI POTREMO COMPETERE .