Devo parlare delle prossime elezioni comunali a Firenze. Non solo perché Firenze è forse la più importante città fra quelle chiamate ad eleggere il nuovo sindaco il prossimo 26 maggio. Ne parlo perché anche da quanto accade per una consultazione locale si possono trarre spunti per capire cosa sta accadendo in Italia. A Firenze si è formata una lista civica con il nome di Punto e a Capo. Si è formata in maniera trasversale: ne fanno parte donne e uomini di differenti ispirazioni politiche. Uniti su alcuni obbiettivi ritenuti drammaticamente prioritari: sanità ed assistenza a tutela della dignità delle persone, soprattutto quelle deboli per età o per malattia (Firenze è una città con una età media degli abitanti tra le maggiori d’Italia); legalità e sicurezza; la volontà di capovolgere la visione di Firenze. Non più rinchiusa in se stessa, ma motore di un’area più vasta (fino a Prato, Pistoia, Empoli) nella quale si possa vivere come in una sola città. Da qualche giorno Punto e a Capo ha presentato, in una conferenza stampa, il suo candidato sindaco. Si chiama Mustafa Watte. E’ un giovane di 33 anni, musulmano e fiorentinissimo. Figlio di un immigrato proveniente da Aleppo, giunto in Italia a 19 anni e di una tunisina anch’essa trasferitasi in Italia, Mustafa è nato, si è laureato e lavora a Firenze. Classico esempio delle opportunità di una emigrazione come dovrebbe essere gestita. Eppure, per il nome, per la pelle e per la religione, si registrano attacchi che mai si sono avuti per altri. La politica, si sa, crea divisioni ed inimicizie: ma mai, a Firenze, si erano registrate di tale entità. Naturalmente gli autori, si trincerano dietro motivazioni ipocrite. La più gettonata, che “uno che si chiama Mustafa Watte non può essere sindaco di Firenze. Firenze è una città particolare con una storia e una cultura che solo i fiorentini possono capire”.
Ecco, si da il caso che dalla Liberazione ad oggi, Firenze abbia avuto 16 sindaci. Sapete quanti “fiorentini” ? Soltanto 5, dicesi cinque. In particolare: Gaetano Pieraccini, sindaco della Liberazione, era nato a Poggibonsi; Mario Fabiani, primo sindaco eletto, ad Empoli; Giorgio La Pira, il più celebrato tra i sindaci di Firenze, a Pozzallo, Sicilia; Lelio Lagorio a Trieste; Piero Bargellini a Firenze; Luciano Bausi, a Firenze; Giancarlo Zoli, a Firenze; Elio Gabbuggiani a San Piero a Sieve; Alessandro Bonsanti a Firenze; Lando Conti a Firenze; Massimo Bogianckino a Roma; Giorgio Morales a La Spezia; Mario Primicerio a Roma; Leonardo Domenici è nato a Firenze, ma ha trascorso tutta l’adolescenza a Napoli, dove ha compiuto gli studi liceali; Matteo Renzi a Firenze ci è giusto nato, ma ha vissuto da subito a Rignano; Dario Nardella è nato a Torre del Greco e si è trasferito a Firenze a 14 anni. Mustafa Watte, candidato sindaco di Punto e a Capo, è nato, si è laureato e lavora a Firenze.
Gli attacchi a Watte, di stampo razzista, si riscontrano soprattutto sui social. Vengono da destra o da sinistra? Difficile stabilirlo. E’ certo, però, che nessuno ha preso le distanze: non da destra, e nemmeno da sinistra. Il dramma è che tutto ciò avviene in una città che, in passato, sotto tutte le amministrazioni, aveva sempre valorizzato la sua vocazione internazionale, fino dai tempi del “sindaco santo”, Giorgio La Pira. Una vocazione che aveva una storia antica e di cui fanno fede i numerosissimi gemellaggi che legano Firenze a città di tutto il mondo. Una vocazione oggi parecchio scolorita.
Nicola Cariglia

Non c’era bisogno del teatrino di Punto e a Capo per tirare la corsa a Nardella, il quale o è rieletto o va a strimpellare nelle pizzerie. È la pietas a imporre di rieleggerlo.