Serialismo
Webern estese il concetto dodecafonico di serialità del timbro a quella dei ritmi, degli elementi cromatici e tonali.
Una “costellazione” musicale distinta da strutture irregolari, piccoli insiemi strumentali e disposizione delle parti molto addensata, lo sgretolamento del tessuto melodico in un pulviscolo di essenze sonore, disgiunte e prive di forza gravitazionale.
Tale teoria fu assunta come principio fondamentale e linea discriminante, tra la vecchia musica e la “nuova musica”, influenzando un’intera generazione di compositori e di artisti. Le opere realizzate con questa tecnica si caratterizzano per l’estrema rarefazione, fugacità, nitidezza, come pure per le unità melodiche ridotte in minuscoli frammenti.
Anton Webern
Nato a Vienna nel 1883 studiò musicologia all’Università di Vienna, dove fu discepolo di Guido Adler ottenendo la laurea nel 1906 con una tesi sul Choralis Constantinus del compositore fiammingo Isaac che Webern ammirò per la sua mirabile perizia nel contrappunto. Dal 1904 al 1908 studiò composizione, insieme ad Alban Berg, sotto la direzione di Arnold Schönberg. Questa esperienza segno profondamente la sua vita professionale e intima, rimanendo legato da profonda amicizia e partecipazione spirituale ai due compositori. Terminati gli studi si dedica, oltre all’attività compositiva che lo porterà a ricercare una sua particolare espressione dodecafonica, all’insegnamento e ad una intensa carriera come direttore d’orchestra. Le prime opere, come la Passacaglia per grande orchestra, sono lavori caratterizzati da un forte cromatismo di stile post-romantico. La musica dell’intervallo compreso tra i Sei pezzi Op.6 per orchestra del 1909 e i Cinque canoni per testi latini Op 16 del 1924 per soprano acuto, clarinetto basso e acuto è segnata da ordini irregolari, piccoli insiemi strumentali e costruzione musicale molto densa. Con i Tre Canti Popolari Sacri scritti nel 1925, il compositore adottò il sistema dodecafonico appena formulato da Schönberg, tecnica che usò in tutti i seguenti lavori. Un catalogo contenuto, con una serie interessante di lavori da camera, una dozzina di pezzi per grande orchestra, canti sacri e popolari, il Concerto per nove strumenti e vari Lieder con accompagnamento pianistico o per orchestra, che forse realizzano la parte più eloquente delle sue opere. Il suo stile dodecafonico fu negli anni cinquanta punto di riferimento per una nuova generazione di compositori, citiamo tra i tanti Leibowitz, Boulez, Nono, Henze, Stockhausen, che appartennero alla corrente culturale definita “postweberniana”.
La sua carriera fu purtroppo interrotta dall’annessione nazista dell’Austria nel 1934. Costretto a fermare ogni attività pubblica e a lavorare con molte difficoltà con compiti di revisione. Trasferitosi a Salisburgo venne ucciso per errore con tre colpi di pistola da un cuoco dell’esercito americano, Raymond Norwood Bell, quella sera fatalmente ubriaco, il 15 Settembre del 1945.
Umberto Zanobetti
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