Quelle di Schubert e Brahms, non sono solo due generazioni a confronto del secolo romantico nel campo della musica colta. Sono il confronto di due musicisti con carattere e temperamento differenti. Nella serata di giovedì 24 febbraio, a loro dedicata, l’unica cosa che li avvicina, nel programma della Camerata Strumentale Pratese, è la giovane età cui dettero mano ai loro capolavori proposti: il concerto per pianoforte nr.1 in re minore di Brahms, la “Tragica”, Sinfonia nr. 4 in do minore di Schubert. Pagine che appaino limpide ogni qualvolta le ascolti, e che oggi l’orchestra pratese diretta da Pinzauti ha interpretato con sagacità. Sala colma in platea e in galleria, nell’attesa di Lortie eccellente interprete del concerto. L’artista canadese, frequente ospite della Camerata, attrae sempre molto pubblico, segno di una simpatia reciproca che dura da anni. Si voglia chiamare classica o colta, poco importa, quando la musica attrae tanta gente, emoziona e piace non conosce vanità di sorta: si va all’appuntamento serale, come ci pare. Basta ascoltare e provare quella curiosa sensazione che la musica concede non appena la sala spenge le sue luci e si concentra sul protagonista e sull’orchestra. C’interessa Lortie cosa trasmette, come costruisce, qual è la sua capacità espressiva, che ognuno di noi sente con sensibilità differenti, ma concordi del fascino che produce. Ritroviamo, così, l’artista canadese, dopo poco più di un anno dal concerto dedicato a Liszt con rinnovata ammirazione. Per quest’appuntamento, l’Orchestra Strumentale Pratese, ha esibito una buona prova di duttilità offerta alle capacità di Lortie e poi, nella seconda parte del programma, con la sinfonia di Schubert. Il concerto concepito in tre tempi da Brahmns, riconosce subito il carattere potente dell’autore, drammatico nel primo movimento esposto con grandiosità, mentre l’Adagio pone il colloquio orchestrale con il pianoforte in un’atmosfera rarefatta, immagine di brumosi poggi mattutini. Il tema finale, caratterizzato dal sincopato che rimanda a danze popolari ungheresi mettono Lorite nella piena capacita espressiva d’interpretazione, alternando equilibri e sfumature del possente concerto, concluso con sonori applausi del pubblico che finalmente trova il suo momento nella scintillante e festante sonorità in re maggiore conclusiva. La sala si svuota un poco, ma la seconda parte del programma non è meno interessante. La Sinfonia nr. 4, nella tonalità del Do minore, non è per nulla “Tragica” come la definì il violinista Otto Hatwig al momento della sua prima esecuzione, posteriore alla morte di Schubert di almeno venti anni. La musica del giovane viennese, non è quasi mai tragica, anzi, traspare in questa opera, l’aspetto liederistico tipico dell’autore, specie nel tempo dell’andante e in ogni caso, piena di una leggerezza che nulla fa presagire al dramma se non la tonalità dell’inizio. Un’opera più vicina ai modelli classici, dove l’esordio dei violini propone la melodia, interrotta e sorretta dai fiati, rimanendo in fine luminosa e vitale. Chiude l’appuntamento musicale una sbuffata di fatica ed un sorriso strappato dal pubblico, alla fine della ginnica performance del maestro Pinzauti, che ci saluta e ricorda che è l’ora di andare a letto…per chi se lo può permettere.
Enrico Martelloni

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