Quella del muro di Berlino era una società che si contrapponeva tra Est e Ovest; ora c’è una contrapposizione tra Nord e Sud del Mondo, tra Africa ed Europa, tra un Medio Oriente balcanizzato e un Vecchio Continente sparpagliato.
Ogni muro ha i suoi buchi. Anche quello al momento di filo spinato, e lamette tra l’Ungheria e la Serbia. Molti migranti li hanno già trovati, e usati, prima ancora che sia finito.
Ci sono passati sotto, si sono graffiati e feriti ma hanno proseguito per il Nord Europa, forse Germania, forse Danimarca, sicuramente sogni. Anche quello di Berlino, di pietra e calce, aveva i suoi buchi che hanno fatto la storia di singoli e famiglie per anni, decenni. Sono giorni – che diventano settimane e mesi- di muri e di buchi che pensavamo archiviati dalla storia con la “s” minuscola e maiuscola. Invece tornano i muri fisici e diplomatici e tornano i buchi fisici e mentali.
Quella del muro di Berlino era una società che si contrapponeva tra Est e Ovest; ora i nuovi muri che non sono solo quelli virtuali di Calais o Ventimiglia e quello fisico dell’Ungheria testimoniano una contrapposizione tra Nord del Mondo e Sud del Mondo, tra Africa ed Europa, tra un Medio Oriente balcanizzato e un Vecchio Continente sparpagliato.
Questo è il problema dei problemi. Che abbiamo i muri e i buchi ma anche i nodi che vengono al pettine di una Europa che non riesce a riconoscere o capire che c’è nodo e nodo, e un solo pettine con buchi: l’Europa stessa.
Sulla questione migranti e sugli scontri che vediamo in questi giorni l’Europa rischia di essere il problema e non la soluzione. Questa Europa che si dice unita e che continua in questi balletti di incontri e ultimatum, di bilaterali e finti vertici che invece di risolvere aggrovigliano, invece di dipanare fanno matassa.
Ogni giorno nuovi annegati, affogati, stremati, dispersi a centinaia, migliaia. I numeri non pesano quasi nemmeno più. Il capo di Frontex dice a Vienna che questa “emergenza durerà anni”. Se un qualcosa dura anni come si fa a chiamare emergenza? E’ l’Europa che è in emergenza. Merkel si raccapriccia, D’Alema si stupisce (dei ritardi europei), Cameron ammonisce, l’Unione regredisce.
Forse in giro per le capitali europee non hanno perfettamente chiaro che la contrapposizione tra Est e Ovest simboleggiata dal disciolto muro di Berlino era politica e militare, mentre questa contrapposizione tra Sud e Nord del mondo non è (solo) politica, non è (solo) militare, è solo la punta di una frantumazione sociale e umana che segue all’esplosione degli Stati e delle Nazioni di pezzi del’Africa e pezzi dell’Asia.
Se i dottori europei non fanno la cruda diagnosi, anche su sé stessi, ogni terapia sarà azzardata.

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