Mandare a casa Marino, significherebbe togliergli quei circa 14 mila euro lordi mensili di indennità di carica, non compensabili a breve con qualche elezione per riportarlo dal Campidoglio a Palazzo Madama o a Montecitorio
“Non gioco più me ne vado, non gioco più davvero. La faccia di cemento, tu parli e non ti sento….” E no, il sindaco di Roma Ignazio Marino non la conosce proprio la celebre canzone di Mina. “Resta sul pezzo” il primo cittadino capitolino, a celebrare i matrimoni etero, omo e “pentasessuali” e a rilasciare le importantissime carte di indentità ai cittadini dell’Urbe, mentre prima mafiosi, affaristi, dirigenti corrotti e politici spregiudicati si spartivano la torta degli appalti romani e ora invece le funzioni di vero governo il premier Renzi e il ministro degli Interni Alfano le hanno affidate al prefetto di Roma Franco Gabrielli. La cosa non ci stupisce nemmeno un po’ così come non ci stupisce che il sindaco dopo questo nuovo clamoroso annuncio non abbia pensto di interrompere le ferie americane ed anzi il chirurgo dem con un passato di “medico in prima linea” negli ospedali a stelle strisce fa sapere tramite comunicato stampa di dover incontrare a giorni il suo omologo italo-americano, il sindaco di New York Bill De Blasio. Non ci aveva stupito nelle settimane scorse infatti la decisione di non sciogliere da parte del governo il consiglio comunale della Città eterna e ora perchè dovremmo stupirci delle non dimissioni in seguito all'”annientamento” dei poteri di sindaco con la cabina di regia della politica amministrativa romana affidata nelle mani del Prefetto? Tecnicamente trattasi di un commissariamento a distanza e il passaggio delle funzioni di sindaco al ministro degli Interni; notoriamente è il numero Uno del Viminale a scegliere, nominare e dirigere i prefetti italiani. Ma quello che vogliamo sottolineare ancora una volta è quello che abbiamo scritto sette giorni fa. Marino non si tocca per due motivi: primo, non far fare all’Italia una “figura emmerda” (detto alla napoletana) di fronte al mondo ammettendo che la città di Roma è fuori controllo e in mano alla mafia (invece in questo modo da fuori confini non capendo la “fine strategia” italica pensano proprio l’esatto contrario. ndr) e per non pregiudicare l’imminente Giubileo annunciato a sorpresa da papa Francesco (quali capacità divinatorie abbia Marino ce le devono ancora spiegare….). Secondo, “Marino non si schioda dalla poltrona perchè se no che cazzo gli facciamo fare?” Rumors ma neanche troppo nella sede nazionale di via Sant’Andrea delle Fratte 16, che echeggiano nei corridoi. Commissariamento o no i vertici del Pd sanno già che Roma alle prossime amministrative è persa in quanto principalmente i cittadini, al di la di tutto, percepiscono Marino come l’oggetto misterioso della città, ma il problema è che due anni fa l’allora senatore Marino si era svegliato una mattina convinto di prendere in mano le redini del Partito Democratico, dopo i fallimenti di Veltroni, Franceschini, Epifani e la traballante posizione di Bersani incalzato dal giovane rottamatore fiorentino. E aveva cominciato a rompere i coglioni ai vertici del partito con la sua correntina “New Dem”. Da li il colpo di genio dei vecchi dirigenti provenienti da Botteghe Oscure e da piazza del Gesù. Evvai con la decisione da collegio cardinalizio: “promoveatur ut amoveatur”, ovvero “fuori dalle palle dal partito e dal Senato e beccati sta poltrona di sindaco di Roma e fai un po il cazzo che ti pare senza rompere i coglioni in questo scontro di culture diverse per la guida del partito”. E per due anni è tutto filato liscio. Il raglio dell’asino è salito in cielo, Marino riuscì a battere il sindaco uscente del Pdl Gianni Alemanno già ministro per le politiche agricole nel governo Berlusconi…..”mica pugnette”. Ma scomodando ancora frasi fatte, detti popolari e proverbi, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” e quegli “scassapalle dei magistrati al posto di farsi i cazzi loro” mica cominciano ad indagare sui fatti e misfatti del post fascista Alemanno per inchiodarlo nei suoi affari loschi con la malavita romana e: “Porca zozza te vanno pure ad incastrà gli assessori de Marino???”, che fresco fresco di matrimoni ed unioni civili (fondamentali per risolvere il problema della spazzatura che affoga Roma e delle frotte di disperati che invadono centro storico e quartieri della città…) si trova nell’occhio del ciclone senza aver fatto nulla di significativo per scaldare i cuori dei romani. E allora mandare a casa Marino, significherebbe togliergli quei circa 14 mila euro lordi mensili di indennità di carica, non compensabili a breve con qualche elezione per riportarlo dal Campidoglio a Palazzo Madama o a Montecitorio (Renzi al governo non lo vuole nemmeno dipinto come sottosegretario). Da sempre i sindaci delle grandi città approdano al Parlamento, Marino addirittura ha fatto il passo del gambero retrocedendo in Comune con la speranza di aver maggior visibilità e peso politico alla fine del primo o del secondo mandato. Queste in soldoni le tristi e meschine verità di sottogoverno che non vengono dichiarate all’opinione pubblica. E chi paga? Sempre noi cittadini che a tutti gli appuntamenti elettorali ci troviamo il pacchetto già confezionato….poveri noi e poveri romani…..

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