E’ uscito per i tipi della ETAS un libro di Patrick Lencioni dal titolo “Morto di riunioni” in cui l’autore, brillante scrittore, descrive l’inutilità di buona parte delle riunioni e dei meeting che nelle aziende e negli studi professionali vengono quasi quotidianamente organizzate ai vari livelli per discutere, tra manager, quadri , consulenti, esperti vari i problemi scelti dai megadirettori.
La parte romanzesca del libro riguarda la battaglia che un dirigente ingaggia contro le riunioni, ma al fine di renderle utili, in luoghi come una palestra o un bar, possibilmente in piedi per abbreviare i tempi, al fine di fare emergere sagge e rapide decisioni collettive.
A questo punto viene in mente l’inutilità delle riunioni che quotidianamente vengono indette in regione, in provincia, in comune, alla Firenze parcheggi e così via: Bla,bla,bla. Se qualche appassionato di sociologia volesse fare un indagine sulle riunioni inutili troverebbe molto materiale, perché le riunioni sono tante e mai conclusive: non si decide mai.Le riunioni terminano sempre con la proposta della “pausa di riflessione”, segno di una sorta di “sifilide” politica, di impotenza, di lontananza dai desideri dei cittadini.
E’ interessante il rito delle riunioni: segretarie che tengono sull’avambraccio fasci di fogli A4 in eleganti copertine, l’agenda, penne e lapis.
Al bar si parla degli impegni(?) si parla dell’ultimo viaggio, in Patagonia, si commenta l’ultimo viaggio in o lo shaw, sempre affascinante di Santoro.
Poi arrivano anche dirigenti e funzionari. Qualcuno sottolinea l’importanza della riunione del giorno. Poi arrivano gli assessori e i consiglieri, i quali non offrono quasi mai il caffé ai dipendenti perché devono versare una quota della loro indennità al gruppo politico di appartenenza.
Inizia la riunione, passano tre ore e nulla si conclude.
“Ci sono persone che parlano un momento prima di pensare”
La Bruyère, da I CARATTERI
Battista l’archivista

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