Un film di guerra ma una guerra particolare quella di esperti d’arte, intellettuali,direttori di musei che dopo lo sbarco in Normandia percorrono l’Europa alla ricerca di quadri, statue, opere d’arte sottratte dai nazisti a musei, chiese, privati, da recuperare e restituire ai legittimi proprietari.

Critica compatta nell’attaccare il film ; chi denuncia la mancanza d di ritmo e quindi lo considera soporifero, opaco, chi vede solo l’ennesima “ma quanto siamo bravi noi americani”. Mentre il film vuole essere solo la storia di chi non ha avuto diritto alle prime pagine, la storia di squadre di intellettuali esperti d’arte alla ricerca di quanto espresso dal genio degli antenati.
Ricerca, salvezza, restituzione di quanto sottratto per il futuro Fuhrermuseum che doveva sorgere a Lipsia ed esaltare la grandezza di Hitler.
Parte da un libro e racconta una storia vera anche se non tanto conosciuta, senza quel cinismo che caratterizza tante pellicole dirette da Clooney, non ultima “Le idi di marzo” . Ė un film di guerra ma quella che qui si racconta è una guerra particolare. Una guerra contro il tempo, una guerra nella guerra per salvare i “soldati”Michelangelo, Rembrandt, Vermer requisiti con tanti altri “colleghi” nei musei, nelle pinacoteche, nelle case private dei ricchi ebrei e inviati con treni e camion verso Berlino e verso le miniere di ferro e sale trasformate in magazzini di raccolta.
Un film contro il tempo dicevamo perché è solo nel 1944 che Roosevelt (Presidente) e Eisenhower (ancora generale e futuro Presidente) diedero vita ai Monuments Men, dopo la distruzione , sotto il bombardamento americano, dell’abbazia di Montecassino e dei suoi tesori artistici, mentre Hitler aveva iniziato la sua opera di razzia subito dopo l’invasione della Polonia.
Molte opere furono recuperate e restituite ai legittimi proprietari musei o privati (emblematica la scena in cui Matt Damon/James Granger, direttore del Metropolitan museum di New York, appende alla parete di un a casa i cui proprietari non torneranno più dai campi di sterminio, uno di quadri recuperati ) perché lo scopo dei Monuments Men era proprio quello di salvare e restituire le opera d’arte sottratte dai nazisti.
Una fotografia impeccabile, un cast di tutto rispetto dallo stesso Clooney a John Goodman, da Jean Dujardin a Bill Murray, da Matt Damon a Cate Blanchet. Una serie di battute fulminanti sempre in bilico tra dramma e comicità: “…smetta di parlare francese o qualunque altra lingua stia cercando di parlare (Cate Blanchet a Matt Damon) “ …e poi un giorno su un trafiletto del New York Times , a pagina 18, leggerò che lei è stato impiccato come criminale di guerra…finirò il mio caffè, lascerò il giornale perché ci incartino il pesce, tornerò a casa e non penserò più a lei (Clooney al colonnello nazista).
Squadre di architetti, scultori, studiosi d’arte, direttori di musei , chi in sovrappeso, chi superati ampiamente i limiti di età per essere arruolati, riuscirono a salvare e restituire migliaia di opere dalla furia della guerra e dalla follia di chi, dopo aver bruciato opere rappresentanti un’arte ‘degenarata’ (Picasso, Mirò, Klee), durante la ritirata aveva perfino minato la Cattedrale di Chartes (splendido esempio di gotico).
E per tutto il film ricorre una domanda : “La vita umana vale un’opera d’arte?”
La scena iniziale (gli italiani che cercano di mettere in sicurezza “l’ultima cena” di Leonardo), e la scena finale con il padre di Clooney (nella realtà) che accompagna il nipotino a vedere la Vergine di Bruges, così come tutto il film, rispondono affermativamente.

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