
Dimmi che non metti le infradito per andare in chiesa o a lavorare, anche se i piedi hanno caldo. Ci sono cose che non si fanno, nemmeno d’estate se non sei a portata spiaggia, in vista del mare, a pochi metri dal lago. Anche l’estate 2026 è funestata da incidenti e annegamenti, incendi e grandinate e anche da mode smodate nell’indossare braghini e ciabattine in ambienti non pertinenti. Ah la pertinenza! Sarebbe da invocare come la continenza, nel giornalismo e nel comportamento. Già 15 anni fa qui su Pensalibero avevamo parlato di emergenza “infradito”. Le mode peggiorano.
Quella volta entrò in chiesa per la messa un uomo, sui cinquant’anni, indossando infradito e bermuda, forse pantaloncini. La chiesa non era sul mare ma nel cuore della pianura padana, a cavallo del Po. Ma non un lido. Insomma non c’erano giustificazioni balneari. Uomo forse devoto ma sicuramente bisognoso di assistenza per il decoro. Tra guidare in coda, uso di infradito e la testa tra le cuffie si può navigare nelle mode d’estate e si potrebbero ricordare anche i sempre verdi consigli della mamma e della nonna. Tipo: abbigliamento acconcio al luogo e alla funzione nonostante la stagione, attenzione alla guida sempre, e soprattutto di questi tempi tra rallentamenti, code improvvise e distrazioni altrui. Causa cuffie o telefonino, causa tecnologie a volte esagerate a portata di cruscotto.
Le distrazioni in auto sono tra le prime cause di incidenti sulle nostre strade. Che poi dire “nostre” è alquanto arbitrario, il classico “modo di dire”, un “luogo comune”, molto luogo in questo caso essendo una strada. Gli incidenti sono un problema anche sulle strade altrui, magari all’estero o fuori zona. Navigatore e telefonino, radio e orologio intelligente, e chissà quale altro marchingegno ci distoglie gli occhi dalla strada e la mente dalla guida. Guida e basta e sarai più tutelato. C’era anche una campagna pubblica voluta da Governo e Regioni anni fa con questo slogan: guida e basta. Quando sei al volante “guidare e basta” mi pare più che sufficiente. Soprattutto quando sei in coda o in mezzo ai famosi rallentamenti che sono una coda al rallentatore beh bisognerebbe raddoppiare o triplicare l’esclusiva attenzione. “Quelle volte” di incidenti dovuti a distrazione sono di gran lunga in maggioranza.
Ci distraiamo alla guida con tutto e poi succedono gli incidenti. Scontri, tamponamenti, urti, collisioni più o meno gravi ma sempre incidenti che si potrebbero evitare con un po’ di educata attenzione.
Stai al volante non sul divano, fai il tuo dovere di autista prudente. Ecco potrebbe essere una alternativa allo slogan guida e basta. Stai su un’automobile non su una giostra. Sei alla guida di un autocarro o di un tir non alla caccia al tesoro dei Pokemon.
Ma c’è pure la causa meccanica, magari più rara, o il rischio malore che dovrebbero dirci: siamo prudenti prima di partire, tipo controllare bene e far controllare al meglio auto, motore pneumatici, e il nostro fisico prima di metterci alla guida per tragitti importanti. La disgrazia enorme di Barberino con il tir che ha travolto la Panda improvvisamente bloccatasi in galleria fa accapponare la pelle.
Possiamo dotarci di tutte le tecnologie più moderne, possiamo mettere in campo e in auto tutta l’intelligenza artificiale che vogliamo ma se non ci mettiamo prima la nostra sana prudenza e il rispetto per la vita di tutti non potremmo definirci “pronti”.
Facciamoci distrarre quando siamo a passeggiare a piedi in riva al mare magari mettendo delle ciabatte consone all’età e vestendo sempre un abbigliamento consono al luogo e al momento.
Sarà ovviamente meno grave come conseguenze sulla nostra incolumità nostra e degli altri ma distrarsi su vestiti cuffie e infradito è pesante come immagine. Aumenta il numero dei comuni che mettono divieti e norme a regolare come si va vestiti e svestii in località di villeggiatura e di mare.
Evidentemente c’è un uso eccessivo di canotte e costumi, infradito e pantaloncini, pettorali e toraci. Per esempio alcune località di mare hanno messo multe fino a 500 euro per chi gira in centro in costume. Non è più consentito, se non lungo il lungomare e nelle aree immediatamente adiacenti alla spiaggia, passeggiare senza maglietta o con indumenti ritenuti poco decorosi. Già il buonsenso dovrebbe farlo capire che sei sei al mare ti acconci da mare nei paraggi del mare e se vai in centro a bere un caffè o un aperitivo o a fare la spesa meglio che ti metta addosso qualcosa di decente. Sopra e sotto.
Diciamolo: se sei a 50 – 100 metri ma massimo cento metri da dove il mare tocca la sabbia o la roccia e non hai la maglietta vabbè un giro in torace e a piedi scalzi lo puoi fare. Ma la passeggiata a torace desnudo con un pantaloncino che non copre neanche il costume sulle vie oltre il lungomare è da divieto e da censura. Per buona creanza si diceva una volta.
A un ragazzino che scappa dal mare verso la sala giochi puoi anche consentirlo ma non al signore sulla quarantina che vuole esibire i bicipiti in luoghi non idonei. Così come l’uso delle ciabatte infradito andrebbe regolamentato tra città e luoghi di mare, tra età anagrafica e età percepita: tutti si possono permettere in spiaggia, pochi hanno giustificazioni oltre gli anta per un infradito nella piazza cittadina, per non parlare di quelle e quelli che vanno con infradito a messa anche in città di mare. E mettetevi una scarpa leggera, suvvia. Non sarà un’ora di cerimonia che vi farà sudare i piedi.
Poi c’è l’emergenza cuffiette musicali. Diciamo che fino ai 20, 25 anni, toh metti anche 27 le cuffie e cuffiette musicali sono uno strumento che si coniuga con la relativa testa dei summenzionati fruitori anagrafici. Ma perché il manager o il falegname di 50 o 55 anni deve portare la cuffia rossa come fosse un teenager? Non si fa. Anche qui c’è un problema di distrazione e un grande problema di reputazione.
Fabrizio Binacchi

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