Se Massimo Cacciari, la migliore testa pensante della sinistra, è stato emarginato dal suo stesso partito e l’ ex-presidente del Senato Pera, che aveva fornito solide basi liberali a Forza Italia delle origini, oggi vive in filosofico isolamento, un motivo ci dovrà pur essere.

Non è che voglio assillarvi necessariamente con la storia, ma altrove (Germania, Francia, Inghilterra e persino negli USA) i partiti hanno una vita ormai centenaria e, di conseguenza, forniscono quadro di riferimento, entroterra culturale, background sociale, una storia comune appunto; la scena della nostra politica sembra invece una galleria d’ arte contemporanea, pictures at an exhibition, dove Cattelan e Damien Hirst fanno a gara di trovate e provocazioni, e le tradizioni culturali mica vengono sobriamente rimosse, bensì sono negate, azzerate, apertamente osteggiate in virtù di una visione astorica, miope, rivolta soltanto verso l’immediato presente e il carpe diem. E va bene che il comunismo è caduto in tutto il mondo civile e quindi togliamola pure dal vocabolario ‘sta parolaccia, io certo non me ne farei un dramma, ma si potrebbe sapere almeno che fine ha fatto il partito socialista? E la cultura liberale, che in Italia dovrebbe avere riferimenti precisi, visto che qui sono nati e vissuti due personaggi di un certo calibro come Croce ed Einaudi, com’è stata declinata negli ultimi anni? Se poi volessimo cercare gli eredi dei grandi cattolici-popolari da Sturzo a De Gasperi e Moro, beh, meglio sarebbe rivolgersi direttamente a Chi l’ha visto?
Non è un caso, allora, che ci sia una tendenza all’appiattimento generale e all’omologazione formale, nonostante le differenze di posizionamento e di strategia. Perché ciò che domina quando tramonta la Cultura o, se preferiamo chiamarlo con Niall Ferguson il rule of law, è il marketing, l’ immagine, il fashion communication, il brand, il glamour, la finanza spregiudicata, il Monte dei Paschi, la società dei derivati e dei simulacri, i truccatori, gli hair-stylist, i massmediologi, i sondaggisti, il Dams, la Leopolda col palcoscenico vintage, il barboncino Dudù, i messaggi d’amore su Badoo, le baby-squillo, gli ammiccamenti di Ruby, i tweet, i salotti e sorrisi in tv, le primarie del Pd, non se ne poteva più, grazie a dio ora è finita.
E se qualcuno, che chiaramente scambia il liberalismo col moralismo, chiedesse scandalizzato e piccato “ma che relazione c’è (ovviamente costui/costei direbbe “link”) tra il riccioluto Dudù, palleggiato amorevolmente tra il Cavaliere e la De Pascale, e il tempio laico del renzismo, la ex-stazione Leopolda?”, verrebbe da dire che entrambi sono tragiche icone del nostro tempo, anzi di questo scorcio di secolo nichilista, parolaio e movimentista, ma non riformista, prodigo di slogan e di spot, retorica e look giovanilista, panem et circenses, radicalchicchismo ed egocentrismo; dove un politico come Cuperlo, che evidentemente ha letto un pò di libri, viene messo subito da parte, il capo del governo che articola ragionamenti compiuti, e parla in francese se va in Francia e in inglese con tutti gli altri, è accusato d’inciucio e minacciato di sfiducia un giorno sì e l’altro anche, mentre al neo-leader del primo partito del nostro Parlamento non si chiede neppure che studi abbia fatto e se un giorno con la Merkel e gli altri capi di Stato europei parlerebbe con lo stesso suo linguaggio infarcito di metafore calcistiche, battutine alla Panariello e reminiscenze vernacolari.
D’altra parte, se Massimo Cacciari, la migliore testa pensante della sinistra, è stato emarginato dal suo stesso partito e se n’è quindi saggiamente tornato ad insegnare Estetica all’università, e l’ ex-presidente del Senato Pera, l’ intellettuale che aveva fatto conoscere Popper in Italia e fornito solide basi liberali a Forza Italia delle origini, oggi vive in filosofico isolamento a Siena, un motivo ci dovrà pur essere.

Sulla riforma del lavoro, mi pare che le idee di Renzi siano le uniche, almeno per me, condivisibili, sui diritti, vedi, bisognerà pure che questo paese si decida a parlarne, prima o poi. Non è che essere indietro di decenni su questi temi ci aiuti a crescere, secondo me.
Caro Roberto, chiedersi oggi dove siano finiti i liberali, emarginati volutamente come pericolosissimi sovversivi dai grandi padri democristiani come dai grandi monoliti comunisti, è esercizio di pura retorica. Che non giova a nessuno, e non risponde a nulla, esattamente come crogiolarsi nel falso mito di una presunta cultura passata da contrapporre all’ignoranza, presunta anche quella, dell’oggi. Non ripeterò qui la stanca querelle che abbiamo già fatto su Facebook a proposito di Dudù e della Leopolda, chè a quanto pare aprire uno spazio di confronto e dialogo non è più considerato democratico, se mai lo fu in questo paese, ma solo un esercizio trash. Però ti do una notizia consolante: alla convention democrat dell’anno scorso, Renzi, Invitato a partecipare ad un confronto con il sindaco di Londra e quello di New York, ha parlato in inglese e non ha avuto bisogno dell’interprete, idem nel suo incontro con la Merkel, che pare abbia capito benissimo, per sua stessa ammissione, quanto detto dal sindaco. Spero la notizia ti rialzi l’umore, insieme a quella che Pera, un tempo liberale e studioso di Popper, è diventato un integralista della più bell’acqua, sarà per quello che riscuote meno credito di un tempo.
Grazie per il commento, Chiara, ma temo che il mio umore resterà basso nonostante le belle notizie, almeno fino a quando non vedrò seriamente abbattutto il cuneo fiscale e varata una vera riforma del lavoro (ovvero meno Fornero più legge Biagi)…mentre oggi la Nuova Frontiera renziana sta solo inseguendo la sponda sinistra sulle unioni di fatto e lo ius soli: tu la chiami Nuova Frontiera, a me pare Vecchia Maremma… Auguriamoci, comunque, un anno nuovo migliore per tutti.