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Minorenni e social: l’esempio austrialiano

Questo articolo nasce dal fatto che l’altra mattina mi sono dovuto recare, di buonora, in centro a Roma. Per farlo ho lasciato la mia vettura al parcheggio e ho preso la metro, era molto tempo che non utilizzavo questa opportunità ma è stato come scendere agli inferi ed osservare non il declino ma la voragine nella quale sono finiti gli umani, soprattutto i giovani. Nella metro che partiva al capolinea c’era il pieno sia nei posti a sedere che quelli in piedi. Non credevo ai miei occhi il 99% reggeva il proprio smart acceso in una mano e con l’altra si reggeva per non cadere. Tutti e tutte che cliccavano sui loro aggeggi senza staccarne mai lo sguardo. Impressionante! Per strada, una volta sceso, era la stessa cosa: molti camminavano con gli occhi puntati sui cell immersi in una realtà non reale, mi si consenta il gioco di parole.

di Raffaele Romano | 30 Gennaio 2026

Questo articolo nasce dal fatto che l’altra mattina mi sono dovuto recare, di buonora, in centro a Roma. Per farlo ho lasciato la mia vettura al parcheggio e ho preso la metro, era molto tempo che non utilizzavo questa opportunità ma è stato come scendere agli inferi ed osservare non il declino ma la voragine nella quale sono finiti gli umani, soprattutto i giovani. Nella metro che partiva al capolinea c’era il pieno sia nei posti a sedere che quelli in piedi. Non credevo ai miei occhi il 99% reggeva il proprio smart acceso in una mano e con l’altra si reggeva per non cadere. Tutti e tutte che cliccavano sui loro aggeggi senza staccarne mai lo sguardo. Impressionante! Per strada, una volta sceso, era la stessa cosa: molti camminavano con gli occhi puntati sui cell immersi in una realtà non reale, mi si consenta il gioco di parole. Mi sono tornati alla mente alcuni film sull’alienazione come Fight Club, un film del 1999 diretto da David Fincher e basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, il film offre una visione altamente critica del consumismo e dell’alienazione dell’uomo moderno e Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Ma quello che mi ha fatto più effetto è stato un libro che avevo studiato all’università con l’esame di Filosofia 1: One-Dimensional Man: Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society del professor Herbert Marcuse. In tutti e tre le opere vi era la rappresentazione della riduzione umana a semplice consumatore con un pensiero unico ed unificante.

Ma mentre qui da noi, in Italia intendo, ci si scazza su questioni ridicole in altri Paesi è iniziata una guerra ai social anche se un po’ in ritardo secondo me.

L’Australia ha introdotto un divieto di accesso ai principali social media per i minori di 16 anni a partire da dicembre 2025, diventando il primo paese al mondo ad imporre tale limite. Le piattaforme vietate includono molti dei colossi del settore: TikTok, Instagram, Facebook, X, Snapchat, YouTube, Reddit, Twitch e Kick. La normativa riguarda le piattaforme che creano dipendenza comportamentale, definite dalla ministra delle Comunicazioni Anika Wells come ” una cocaina comportamentale” da cui proteggere i minori per difenderli dagli effetti distruttivi dei social network. La nuova legge fatta in Australia prevede il blocco degli account per gli adolescenti e multe fino a 50 milioni di dollari australiani per le piattaforme pari a circa 28 milioni di euro.

A carico delle aziende vi sono i costi informatici ed economici alle imprese del settore per bloccare l’accesso ai minori di 16 anni.

La Francia ha fatto lo stesso pochi giorni fa e martedì scorso negli Stati Uniti, in California, è iniziato il primo processo che dovrà stabilire se le società proprietarie dei principali social network, tra cui Meta, YouTube e TikTok, abbiano creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, specialmente negli utenti più giovani, causando vari danni, tra cui ansia, depressione e autolesionismo. L’accusa ritiene inoltre che i dirigenti delle aziende fossero al corrente dei potenziali danni creati dai loro social network, ma non abbiano fatto abbastanza per limitare i rischi, anteponendo i risultati economici al benessere degli utenti.

La strategia dell’accusa ha seguito il viatico impostato, anni fa, da quella utilizzata negli anni Novanta contro le principali società produttrici di sigarette: anche loro furono accusate di non aver posto rimedio agli effetti negativi dei loro prodotti, pur essendone a conoscenza. Le società di sigarette dovettero, alla fine, risarcire alcuni clienti per centinaia di miliardi di dollari e accettarono di modificare le pratiche di marketing per aumentare la protezione e la consapevolezza dei consumatori. A seguito di quei processi le norme sul consumo di prodotti a base di tabacco divennero più stringenti, e ci fu una diminuzione nel consumo.

Non contenta di ciò l’accusa userà, inoltre, molti documenti aziendali interni, diventati pubblici nel corso degli ultimi anni, per provare a dimostrare che i dirigenti delle aziende hanno ignorato i rischi alienanti che conoscevano.

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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