Sono sempre più convinto che in me risieda in parte la rinascita dell’anima di Cesare Lombroso (Verona , 6 novembre 1835 – Torino, 19 ottobre 1909) .
Lo scienziato ebbe grande successo all’inizio dei suoi studi antropologici, poi alcuni dei suoi allievi guardandosi allo specchio lessero nel volto cose spiacevoli e fu l’inizio del “dagli all’untore”. In tempi più vicini a noi qualche studioso ha recuperato in piccola parte qualche sua teoria, magari un po’ modificata anche in ordine a scoperte scientifiche recenti facendola sembrare originale.
Ma quello che voglio significare è che possiedo, pur non essendo né antropologo, né sociologo, né medico come Lombroso, la capacità, a colpo d’occhio, di sapere lo stato di salute di una persona vista per la prima volta: se soffre di depressione, cefalea, o se ha problemi di stitichezza e così celiando. Ma dove veramente supero me stesso è in campo politico, pur non essendo e non capendo nulla di politico. Mi basta un passaggio in TV di un Onorevole e so dire se mente ( facile direte Voi), se ha la faccia di bronzo (statisticamente ci indovinereste anche Voi), se ha mai lavorato un giorno in vita sua, se sappia quanto cosa un litro di latte ed il pane a Kg ( questo non è facile essendoci una scaletta di prezzi fuori controllo). Inoltre, se tale o tal’altro politico abbia mai fatto una fila in vita sua e cosucce così… che per altro prescindono da una corretta formazione politica, lo so la politica vola alto… Ma dove veramente eccello è nell’avere esattamente la visione della situazione dell’Italia nel suo complesso di ieri e di oggi: economia, finanza, impresa, fiscalità…scrutando genericamente i nostri Ministri delle Finanze o del Tesoro senza aver bisogno di ascoltarli.
Faccio un esempio che vi stupirà. Quando Berlusconi andò al potere portò una ventata di gioventù femminile con sé che non si era mai vista. Le poche donne, quasi mai Ministro, che fino ad allora avevamo conosciuto erano da me fotografate lombrosianamente come madri di famiglia; qualche d’una richiamava alla mente una qualche professoressa di matematica (di solito le prof. di tale materia erano assai antipatiche e freddine), oppure suore “smesse” all’Anselmi, tanto per intenderci.
Berlusconi, invece, portò il fior fiore della bellezza borghese benestante sugli scranni; per gli uomini ebbe ad affermare da vero “mago”: << Erano rospi, li ho fatti divenire Onorevoli >>; fra l’altro, quando affermò questo, per qualche tempo, fu suo ministro del Tesoro Lamberto Dini. Capii subito che qualcosa era cambiato: la politica usciva dagli oratori (chiesastici, comunisti compresi) e si coniugava subito con un vago desiderio non solo di novità. Lamberto Dini sarà divenuto pure Onorevole e Ministro, grazie alla bacchetta magica di Berlusconi, ma noi divenimmo da subito più rospi. Eravamo abituati ai democristiani tutti melliflui e ambigui (vi ricordate le strette di mano smoscie per salutarci ? Da questo capivi subito che erano democristiani), politici che comunque si erano fatti da sé, giaculatoria dopo giaculatoria, e improvvisamente con il Magnate mago al contrario ti trovavi d’avanti dei tronchi di femmine mica male, giovani per giunta, le quali ti stimolavano a seguire politica ed altro…
Oggi quelle vergini della politica appaiono per lo più col collo da gallina e un volto enfio, smaltato, canotti al posto delle labbra…con un Presidente alquanto smagato, altrettanto pompato, lento nei movimenti, irreale ancora più di quando comparve in politica vent’anni or sono, ma mai domo, preclaro esempio di imprenditore lumbard. In Italia siamo abbonati ai ventennati: quello fascista, quello democristiano, quello berlusconiano, e domani?
Domani sarà la volta di Renzi, non illudetevi ! Il ragazzo è di provincia e dalla provincia vengono i coriacei alla Fanfani, tanto per intendersi. Renzi ha portato carne fresca ancor più di quella berlusconiana, magari più insipida (o meglio insipiente); mi pare che un oppositore di Renzi le inquadrasse subito come sciampiste, forse ingenerosamente, ma si sa la politica è fatta di colpi bassi e mani in tasca ai contribuenti.
Si, mi direste Voi, ma lo stato dell’Italia da dove si deduce con questi discorsi? Beh, Vi dirò, questo è il contorno, diciamo la cornice, o meglio per restare in tema sono le analisi del sangue dell’Italia che vanno anch’esse lette e interpretate. Poi si procede con il volto dei Ministri delle Finanze che si sono succeduti fino a quello attuale, Pier Carlo Padoan. Che non è il volto gaudente di un Giulio Tremonti con la sua finanza fantasiosa, “creativa”, come Egli ebbe a titolarla (c’è sempre in tutti i Ministri la sensazione di sentirsi un po’ Dio); la differenza la si avvertì subito. Ma la finanza di Padoan non è neppure quella di un Mario Monti (un altro rospo divenuto Senatore ? Quanti “maghi” in Italia fanno l’altrui felicità e la nostra infelicità!), il quale all’inizio del suo Governo era anche Ministro dell’Economia e delle Finanze (16 novembre 2011 – 11 luglio 2012) col suo phisique du rôle di professore di antico stampo, un “Barone” oserei dire, che ti avrebbe bocciato all’esame se non gli eri simpatico o portavi i capelli lunghi (ante ’68, dopo gli sarebbe andata male); un tagliatore di teste che ha messo in ginocchio operai, pensionati e quanti altri con un cinismo pari alla sua boria. Ad una giornalista che Gli rivolse una domanda, nell’espletamento del suo lavoro mal pagato ebbe l’impudenza di chiederLe di riformulare la domanda in inglese. Se fossi stato io gli avrei riformulato la domanda in coreano del Nord facendo finta di conoscere tale idioma e nel contempo lo avrei mandato…. Tale Ministro, le cui scelte ancora oggi fanno soffrire tanti muratori ultra sessantenni sulle impalcature e non solo loro, se avesse continuato a tramestare avremmo fatto la fine della Repubblica di Weimar.
Padoan, il quale mi è anche simpatico, ravvisandolo in lui l’immagine stereotipata di un dipendente in un ufficio numeroso ove è il solo che lavora mentre i colleghi chiacchierano a vuoto, ed è anche la rappresentazione dell’impiegato della novella di Pirandello “Il treno ha fischiato”. Se non la conoscete dovete leggerla, è la metafora della nostra fine. Per ora speriamo che non abbia ancora sentito il fischio, ma la situazione fa già paura così com’è. Egli, tremula canna al vento, deve accontentare tutti, dall’Europa sempre più inflessibile, ai Ministri italiani sempre più assetati di denaro che non c’è. Il suo volto ci dice che è sempre incessantemente in fondo al barile che raschia il legno cercando adesso di accontentare “l’aquilone” Gentiloni (chi regge il filo? Renzi), antico nome che ricorda antichi patti molto studiati a scuola e mai concretizzatesi in qualche archivio. Mentre il Primo ministro è il pallido ricordo della “balena bianca”, anch’essa risuscitata in lui come l’ombra di Lombroso in me, Padoan, con il volto scavato da rughe profondissime (sono gli ammanchi nel bilancio), le labbra sempre serrate in una smorfia all’ingiù (segno di profondo rosso), incurvato sempre più (piegato dal debito pubblico in salita), con quella cartelluccia da impiegato del catasto sempre floscia, vuota (la banca rotta in avvicinamento), mica come quella di Bergoglio sempre rigonfia, la quale da la sicurezza dell’ eterna abbondanza…è l’espressione più aderente al motto latino: Homo sine pecunia immago mortis. La morte per traslazione (lunga vita a Padoan !) è riferita all’Italia.
Adesso vi è chiaro come si faccia ad interpretare la situazione dell’Italia dal contorno dei politici e dal volto dei Ministri delle Finanze ?
E i Cinque stelle? Che non li vogliamo analizzare? (Può pur capitare che siano i Ministri del domani se Padoan regge fino alle prossime elezioni non sentendo il fischio del treno). Essi sono i Girondini nostrani, chiamati così perché occupavano al tempo della Rivoluzione francese i banchi posti più in alto nella Convenzione. Facevano parte di questo gruppo i seguaci di Robespierre (i cosiddetti giacobini), di Danton e Marat oltre a molti altri (Il Terrore, ve lo Ricordate?). Non ebbero mai la maggioranza, sempre contrastati dai girondini. Quando ho queste visioni sento che all’Italia fa male il collo e anche noi, parafrasando Woody Allen, non stiamo molto bene.
Guglielmo Adilardi

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