Non capisco cosa poteva avere in testa quello che ha deciso di interrare fiume e canali a Bologna, dice un mio amico psicologo. Non c’è paragone tra una città con fiume o lago e una città senza.
A Bologna si accontentano del laghetto dei giardini Margherita.
A Firenze, anche in passato, si sono inventati una spiaggia verde con giochi a calcetto sull’Arno sotto gli Uffizi. Un mare nostrano sotto Ponte Vecchio. E quasi spiaggia là verso San Niccolò.
A Parigi l’allora sindaco Delanoe, 2012, fece portare della sabbia sulle rive e lanciò il mare sotto la Tour Eiffel. Un pezzo di Rimini sotto il Trocadero. Tintarella e sdraio su sabbia con divieto di balneazione ovviamente. Ma quel divieto lo puoi trovare anche in certe coste vere.
Dove non c’è la spiaggia si inventa il luogo con la fantasia e tre oggetti. Sabbia, sdraio e se vuoi un secchiello. Il sole ce lo mette la natura.
A Mantova sono ancora più fortunati: invece di un fiume hanno tre laghi che possono essere presentati come un piccolo mare padano e persino un canale, il Rio, che può essere spacciato come un angolo di Venezia. Città padane che hanno voglia e bisogno d’acqua per essere ancor più città non solo turistiche ma “agreabili”, come direbbero i francesi.
Il problema è valorizzare queste zone e renderle vivibili, raggiungibili, fruibili, passeggiabili.
Chi arriva anche dall’estero a Mantova, città dei Gonzaga e di Virgilio, rimane impressionato da questa fusione di elementi: il castello di san Giorgio con il torrione che ospita la Camera degli Sposi, il verde del lungolago, la statua di Virgilio della vicina piazza Virgiliana e le mura di cinta. E girando lo sguardo si incontra un monumento dell’architettura industriale moderna che è la Cartiera Burgo fatta dal Nervi con i tralicci cemento e acciaio, che fanno tanto ponte di Brooklyn.
Bastano tre sagome e un orizzonte d’acqua e sei già immerso tra natura e storia, tra cultura e scultura architettonica.
L’Arno è il mare di Firenze, in centro e ancor più oltre il ponte San Niccolò e quello da Verrazzano dove le rive diventano parchi e da dove vedi la Cupola del Brunelleschi come intarsio del cielo. Questione di orizzonte. Diceva un mio collega di Rimini: non mi chiedere di venire ad abitare a Bologna, io sono abituato a perdere lo sguardo sul mare.
Si dice che chi vive in una città di mare o con lago e fiume sia, al netto dei propri disagi specifici, più felice di chi risiede in città senza acqua. L’acqua di un mare, di un fiume o di un lago fa tanto per una città, dunque. A Trento hanno costruito un quartiere attorno al Muse che vive tra Adige e parco, che sfrutta piste e sentieri per far vivere il fiume in montagna.
Così come un po’ più giù Verona vive di Adige e di Giulietta e Romeo. A Mantova da quando hanno risanato e bonificato i prati e i sentieri del lungo lago facendo piste e locali è diventato un richiamo per turisti e per abitanti fare il giro del lago. A Como, che forse è conosciuta più per il suo lago che per altro (mi perdonino i comaschi), hanno fatto un passeggiata che entra proprio nel lago per vedere la città dalle acque.
A Bordeaux la domenica pomeriggio sono tutti in riva alla Garonna a passeggiare, giocare, skettare e mangiare il gelato.
Chissà come sarebbe Bologna con un laghetto sotto la statua del Nettuno?
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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