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Mille comuni, mille stelle

di Giuseppe Mele | 12 Maggio 2012

A una settimana dal voto, analisi a mente fredda sui risultati. Sembra di essere tornati a vent’anni fa quando c’era la Rete e la Lega degli esordi. 

Mille comuni chiamati a rinnovare sindaci e consigli municipali. Spiccano Verona, Parma, Genova, L’Aquila, e Palermo. Se si guarda a nord e sud, sembra di essere tornati a vent’anni fa quando c’era la Rete e la Lega degli esordi. Vincono Orlando e Tosi. Con l’ex dc Orlando che frantuma il regno finora incontrastato degli ex dc Cuffaro e Lombardo, si torna nella più profonda e nera Sicilia dell’antimafia e della relativa demagogia. Un trentennio di calibrata tattica omogenea ai comunisti ed ad ai loro eredi mista alla demagogia antipolitica contro una casta partitica di cui è membro da sempre ha premiato l’ex sindaco palermitano che riprende il suo vecchio posto. La vittoria di Orlando e dell’Idv non dissimile da quanto avvenuto a Napoli ammazza ancora una volta nella culla i timidi tentennanti vagiti moderati presenti nel Pd. Non a caso un falco del legalismo come la Finocchiaro esulta per la sconfitta del candidato del suo partito. A Verona, c’è l’unico trionfo di un candidato al primo turno e porta il marchio Lega, ma solo fino ad un certo punto, però. La vittoria del ligaveneta Tosi è in diretta linea di discendenza dei Comencini e dei Rocchetta, i leader veneti stroncati negli anni dalla leadership di Bossi. Al trionfo veneto, corroborato dal ballottaggio leghista a Thiene, a Conegliano, a Mira (Venezia), corrisponde un crollo lombardo. In Lombardia la Lega non andrebbe oltre 9 comuni su 44 sotto i 15mila abitanti. Per i 25 sopra i 15mila abitanti, la Lega va al ballottaggio a Palazzolo, Tradate, Cantù; ma è fuori a Monza, Como, Crema, Erba, Desenzano sul Garda, Darfo Boario Terme, Lissone ed anche nel paese natale di Bossi, Cassano Magnago (Varese). A Monza il centrosinistra al 43.1% doppia la Lega al 20.6%. A Legnano grillini (15,5%) e Lega (16%) sono praticamente uguali. La Lega vince a Mortara (Pavia), Rovato (Brescia) ed in quattro comuni bergamaschi, come Capriate e Brembate. Se alla fine dei conti la Lega non calerà più di un mezzo punto, la diversa leadership dei Tosi e degli Zaia peserà sugli equilibri non solo rispetto a Bossi ma anche allo stesso Maroni. Per loro natura i veneti della Lega Nord sono sicuramente più di destra rispetto a via Bellerio, più capaci di occupare tutto lo spazio di centrodestra semplicemente annettendosi il Pdl regionale. Per altro verso, se il secessionismo lumbard ha sempre nascosto l’obiettivo di rifare il paese alla milanese, con il proposito di commissariare tutto il Sud, idea che ormai presente quotidianamente in editoriali di molti autorevoli opinionisti; se il secessionismo lumbard in questo senso non è politicamente realistico, ma solo un mito, altra cosa sarebbe l’idea di secessione veneta in una Lega con capitale Verona o Padova e ben altra presa avrebbe sulla popolazione tutta. L’aspirazione sarebbe difficilissima da attuare, ma non impossibile, potendo basarsi su un dato ormai insopportabile, la concorrenza sleale che all’impresa veneta fa quella di due regioni speciali confinanti,Trentino e Friuli. L’ottenimento dello status di regione speciale per il Veneto aprirebbe la voglia separatista di tutto il Nordest la cui voce otterrebbe ascolto, attenzione e supporto al di là delle Alpi. L’assoluta supremazia lombarda in casa leghista ha finora annichilito sul nascere queste aspirazioni. La vittoria di Tosi a Verona può rinforzare l’asse Lega-Pdl su nuove basi di leader, può allontanare Bossi e facilitare Maroni ma può andare anche molto più lontana. A Genova e Parma è il trionfo dei grillini. La crescita del movimento di Di Pietro si è nutrita di quadri ed eletti tratti dalla peggiore parte del pentapartito meridionale e dei resti dei partiti comunisti; si è così allargato verso una dimensione operaista e verso le classiche battaglie antidisoccupazione e chiusure aziendali, abbandonando l’iniziale liberismo di Tonino. I grillini invece sono diretti eredi dei girotondi e delle fiaccolate di legalità, da sempre capitanate da miliardiari rivoluzionari che apposta confondono tante giuste indignazioni con violente accuse, elucubrazioni ed invidia contro ogni forma di classe dirigente esistita, esistente e che esisterà nell’orbe terracqueo. In comune con vendoliani, dipietristi, storaciani i grillini hanno l’idea che qualunque cosa organizzata e che esprima potere sia assimilabile a mafia. Ottenuto anche un sindaco, hanno trionfato tra il 15% ed il 20% a Genova e Parma, devastate entrambe dalla sinistra nel tracollo del lavoro e dalla destra nell’insipienza e guai giudiziari. La sinistra italiana, in particolare quella finanziaria, di fronte al tracollo dei propri ideali ha agevolato questa idea devastante pensando di poterla limitare ed indirizzare solo verso il centrodestra e Berlusconi. Ora però la pentola è scoppiata in faccia. Così il Pd, come a Milano ed a Napoli, ed ora a Palermo, anche a Genova riderà per l’elezione di un sindaco non suo, un vendoliano cui la base Pd ha dato volentieri il voto nell’idea che finanza, mercato, commercio, edilizia, politica siano cose non da governare, ma da fermare perché sono tutte cose di mafia. A Parma il ballottaggio sarà tra Pd e grillini e potrebbero esserci delle sorprese. Genova poi è la capitale dell’astensionismo. Dovunque si è votato meno, passando dal 73% al 66% dei votanti, ma sotto la Lanterna non è andato a votare il 45%, convinto dell’inutilità elettorale dopo un periodo di numerose chiusure aziendali industriali, portuali, informatiche, culminato nell’atmosfera inquietante della gambizzazione anni ’70 del dirigente Ansaldo, Adinolfi, enfatizzata dal continuo racconto unilaterale delle vicende di undici anni fa del G8 e della Diaz. Anche su L’Aquila, la continua fuorviante narrazione del terremoto, la criminalizzazione ingiustificata puntata su tutti i fatti e le persone in un modo o nell’altro assimilabili al centrodestra ha facilitato la vittoria dell’attuale sindaco Pd e del secondo arrivato Mpa nel crollo al 6% della candidatura Properzi (Pdl) oggettivamente migliore delle altre. La vittoria chiara della Lega, più stabile ma più contraria, dell’Idv, dei grillini e nel campo di sinistra, dell’area massimalista; assieme al non decollo di Udc e centro, ora rende più breve la vita del governo. Soprattutto gli toglierà il supporto del Pdl che se proseguisse a sostenere Monti, rischierebbe la spaccatura. Oggettivamente, contando il 3% del Fli andato perso, non è che il Pdl abbia perso più di tanto elettori. Ha invece soprattutto perso strategia, motivazioni e senso di sé, E non in quel novembre in cui approvò il decollo Monti; ma in quell’estate in cui accettò l’impostazione europea anticrisi, dando tutte le colpe a Tremonti, come erano soliti fare Follini, Casini e Fini. Dunque ben dietro di sé deve guardare il Pdl per ritrovare senso ed elettorato dove li ha lasciati. Se non abbandonati.

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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