
di Luca Rampazzo
Cari ragazzi, mi rivolgo a voi perché sono piuttosto convinto che quell’insulto fosse rivolto anche a me. Non abbiatevela a male, ma se il vostro intento era quello di intimidirmi, sappiate che non ci siete riusciti. Continuerò a difendere via Celentano e soprattutto chi ci abita, chi ci vive ogni giorno e non chi la utilizza come una discarica, come un nido d’amore o come un luogo dove sistemare le sdraio e restare fino alle quattro del mattino urlando. Quanto alle minacce, legali o meno, che mi sono state rivolte, non funzionano. Se qualcuno ritiene di avere ragione e vuole farmi causa, è liberissimo di farlo: è un suo diritto e io difenderò anche quel diritto. Ma, naturalmente, chi decide di intraprendere questa strada dovrà metterci la faccia e allora avremo finalmente un quadro completo di chi frequenta quella zona. In realtà, per risolvere la questione ci sarebbe un sistema molto semplice: evitare di restare fino alle quattro del mattino a fare rumore. Non è un buon modo per vivere e, soprattutto, non è un buon modo per consentire agli altri di vivere. Il rispetto della tranquillità altrui non dovrebbe essere una richiesta straordinaria, ma la regola elementare della convivenza.
Luca Rampazzo

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