I promotori dei cinque referendum ambientalisti hanno raggiunto finalmente il risultato della raccolta delle firme superando il minimo delle 15mila e arrivando alle 18mila. Firme tutte raccolte regolarmente con certificatori autorizzati. Non si può che complimentarsi con loro per le difficoltà burocratiche che hanno dovuto superare e lo sforzo fatto in una città dove è molto difficile farsi ascoltare. Il Comune, entro 15 giorni, ora deve dare risposta e fissare la data della consultazione.
Naturalmente la genericità della maggioranza dei quesiti proposti permetterà all’Amministrazione Comunale o di approvare in Giunta delibere altrettanto generiche che diano formale soddisfazione ai quesiti. Oppure, dopo le votazioni del referendum, semplicemente non dar corso a nulla come è successo anche per molti referendum nazionali.
Ma un punto mi premeva sottolineare: quello della così detta “riapertura dei navigli”. Tutti coloro che l’hanno firmato, compreso il non giovane giornalista Bocca, non sanno che da molti anni il Naviglio è stato degradato da canale navigabile a canale d’irrigazione: il livello delle acque si è notevolmente abbassato per effetto dei rilasci agricoli a cui è sottoposto, la velocità della corrente di conseguenza si è molto rallentata, l’inquinamento insomma ha raggiunto livelli per cui solo le pantegane riescono a sopravvivere (non c’è più un solo pesce da molti anni). Chi frequenta i bar ristoranti di pessima qualità ma di alto prezzo che sono stipati sulle rive del naviglio nella zona del Ticinese, d’estate, può sentire facilmente la puzza che proviene dal manufatto leonardesco. La ricostruzione della cerchia dei navigli insiste su una zona in cui il 60% delle abitazioni sono state costruite dopo l’apertura del canale e, nell’eventualità che si vogliano spingere le inquinata acque per la rinascita del Naviglio, occorrerebbe ristrutturare tutte queste case (beninteso dopo aver ripagato a costi verosimilmente altissimi i proprietari). A pochi metri sotto la cerchia poi si incrociano ben quattro linee della metropolitana più le fognature ed ogni sorta di fasci di tubi e cavi. Il costo di un’operazione di questo genere è talmente grande da essere difficilmente quantificabile: si tratterebbe teatralmente di ricostruire la città stendhaliana scomparsa già da più di un secolo ma bisognerebbe, per mancanza di soldi, bloccare ogni altro lavoro urbano (fognature antiesondazione, metropolitana, antitraffico di superficie, parchi, alberi etc. etc.).
Tutto questo non è solo una trovata pubblicitaria dove personaggi più o meno sconosciuti per pochi minuti di esibizione televisiva ammazzerebbero la madre ma è anche un imbroglio, di tipo berlusconiano, verso i cittadini che vengono convogliati su aspirazioni e paesaggi non realizzabili e favolistici. Poi non viene poi fatto più niente per le cose modeste ma necessarie alla vita della città di ogni giorno.
Ho combattuto grandi battaglie “ambientali” in questa città, qualcuna l’ho anche vinta. Conosco bene la somma di interessi, talvolta miserabili e corporativi, che hanno peggiorato la qualità di vita di Milano. So bene che per questi interessi va molto bene divagare genericamente e proporre cose impossibili ma suggestive. Tutto resterà fermo com’è. Onestà intellettuale impone di denunciare non solo i nemici dell’ambiente ma anche gli amici un po’ stupidi e un po’ troppo vanitosi.
Giacomo Properzj www.leragioni.it

Quali battaglie avrà fatto Oroperzi, le dovrebbe elencare, comprese quelle in tribunale quando era amministratore della metropolitana.