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Milano: Piazza Duomo non può diventare il palcoscenico di tutto

Ci sono luoghi che appartengono alla vita quotidiana di una città e luoghi che invece ne rappresentano l’identità profonda. Piazza del Duomo appartiene senza dubbio alla seconda categoria: è il cuore simbolico di Milano, il biglietto da visita internazionale della città, uno spazio monumentale che dovrebbe essere tutelato con particolare attenzione e rispetto. Negli ultimi anni, però, assistiamo a una progressiva trasformazione della piazza in un contenitore indistinto di eventi, installazioni, manifestazioni commerciali, attività promozionali e iniziative tra loro estremamente eterogenee. Una tendenza che rischia di snaturare il ruolo stesso della piazza e di comprometterne il decoro, la leggibilità storica e la funzione civica.

di Luca Rampazzo | 19 Maggio 2026

Ci sono luoghi che appartengono alla vita quotidiana di una città e luoghi che invece ne rappresentano l’identità profonda. Piazza del Duomo appartiene senza dubbio alla seconda categoria: è il cuore simbolico di Milano, il biglietto da visita internazionale della città, uno spazio monumentale che dovrebbe essere tutelato con particolare attenzione e rispetto.

Negli ultimi anni, però, assistiamo a una progressiva trasformazione della piazza in un contenitore indistinto di eventi, installazioni, manifestazioni commerciali, attività promozionali e iniziative tra loro estremamente eterogenee. Una tendenza che rischia di snaturare il ruolo stesso della piazza e di comprometterne il decoro, la leggibilità storica e la funzione civica.

Non si tratta di essere contrari agli eventi o alla vitalità urbana. Milano è una città dinamica, internazionale, aperta all’innovazione e alla partecipazione pubblica. Ma proprio per questo dovrebbe essere in grado di distinguere tra ciò che è compatibile con il valore storico e simbolico di Piazza Duomo e ciò che invece dovrebbe trovare collocazione in altri spazi urbani più adatti.

Oggi, invece, si ha spesso la sensazione che Piazza Duomo venga considerata semplicemente come la location più visibile disponibile, indipendentemente dalla natura dell’iniziativa ospitata. Concerti, maxi-installazioni pubblicitarie, villaggi temporanei, eventi sportivi, promozioni commerciali, strutture invasive: tutto sembra poter trovare posto nel cuore monumentale della città. Il risultato è una sovrapposizione continua di funzioni incompatibili tra loro e con il contesto architettonico e culturale della piazza.

Questo utilizzo intensivo produce conseguenze evidenti. Sul piano estetico, l’accumulo di strutture temporanee altera la percezione visiva del Duomo e dell’intero spazio urbano circostante. Sul piano funzionale, si creano problemi di accessibilità, congestione e difficoltà nella fruizione ordinaria della piazza da parte di cittadini e turisti. Sul piano simbolico, si rischia di banalizzare uno dei luoghi più rappresentativi d’Italia, riducendolo a semplice fondale per qualunque iniziativa abbia necessità di visibilità mediatica.

Come Ascoduomo riteniamo necessario aprire una riflessione seria sul futuro di Piazza Duomo e sui criteri con cui viene concessa per eventi e attività temporanee. Non ogni evento è adatto a ogni luogo. Le grandi città europee più attente alla valorizzazione del proprio patrimonio storico hanno regole precise, limiti chiari e una visione culturale coerente rispetto all’utilizzo dei propri spazi monumentali.

Piazza Duomo dovrebbe tornare ad avere una funzione prevalentemente istituzionale, culturale e civica, compatibile con la sua storia e con il suo valore identitario. Serve maggiore selettività, maggiore equilibrio e soprattutto una visione di lungo periodo che metta al centro la tutela del decoro urbano e dell’immagine della città.

Milano non ha bisogno di utilizzare sempre e comunque Piazza Duomo per dimostrare la propria vitalità. Al contrario, una grande città si riconosce anche dalla capacità di proteggere i propri luoghi simbolici dall’eccesso di utilizzo e dalla sovraesposizione commerciale.

Difendere Piazza Duomo significa difendere l’identità stessa di Milano.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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