
A Milano, più che una campagna elettorale, sembra di assistere a una navigazione nella nebbia. Nel centrodestra le tensioni tra gli alleati aumentano, il confronto si trascina senza approdare a una sintesi e, a distanza di pochi mesi dal voto, il nome del candidato sindaco continua a essere un mistero.
La coalizione appare divisa, incerta, incapace di offrire ai milanesi una proposta politica chiara. Ogni giorno emerge un’ipotesi diversa, puntualmente smentita il giorno successivo. Nel frattempo il tempo passa e il vantaggio del centrosinistra cresce.
A rendere ancora più singolare il quadro contribuiscono prese di posizione inattese. Fa discutere, ad esempio, l’apertura di Gabriele Albertini nei confronti di Mario Calabresi, un segnale che conferma quanto i tradizionali confini politici appaiano oggi sempre più sfumati. È una situazione che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile.
Intanto, nei corridoi della politica milanese, continua a circolare un altro nome: quello di Stefania Craxi. È un’ipotesi che, almeno per ora, resta confinata alle indiscrezioni, ma che possiede una sua logica. A Milano il cognome Craxi conserva ancora un significato politico e storico importante, capace di richiamare una stagione nella quale il riformismo socialista contribuì profondamente alla crescita della città.
Resta però il problema di fondo. Il centrodestra non può continuare a vivere di indiscrezioni e retroscena. Milano ha bisogno di conoscere programmi, idee e una leadership credibile. La scelta del candidato non può trasformarsi in una lunga partita giocata esclusivamente nelle stanze riservate dei partiti.
Il tempo delle tattiche sta finendo. Se il centrodestra vuole essere competitivo dovrà uscire rapidamente dalla nebbia, ritrovare unità e presentarsi ai cittadini con una proposta all’altezza della capitale economica del Paese. Diversamente, rischia di consegnare la partita agli avversari ancora prima che la campagna elettorale abbia davvero inizio.
Roberto Caputo

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