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Milano Martesana: degrado al chiaro di luna

Questa sera, alla fine di un grande evento di FdI in Regione, sono tornato a casa a piedi passando dalla Martesana. Soprattutto per provare il brivido di fare un tratto di strada che spaventa anche il Generale Burgio. Ma lui è generale io non sono manco sottotenente e certe cose le faccio senza farmi prendere dall’emotività. Così ho girato attorno alla centrale, schivato una rissa davanti a un locale arcobaleno e scansato una vittima della Basaglia, lasciato da solo in mezzo a una strada con i suoi demoni e i suoi demoni, mentre urlava alle stelle indifferenti. E poi sono entrato nel Naviglio Martesana.

di Luca Rampazzo | 19 Settembre 2026

Questa sera, alla fine di un grande evento di FdI in Regione, sono tornato a casa a piedi passando dalla Martesana. Soprattutto per provare il brivido di fare un tratto di strada che spaventa anche il Generale Burgio. Ma lui è generale io non sono manco sottotenente e certe cose le faccio senza farmi prendere dall’emotività. Così ho girato attorno alla centrale, schivato una rissa davanti a un locale arcobaleno e scansato una vittima della Basaglia, lasciato da solo in mezzo a una strada con i suoi demoni e i suoi demoni, mentre urlava alle stelle indifferenti. E poi sono entrato nel Naviglio Martesana.

Non DENTRO il Naviglio, naturalmente. Nel sentiero ciclopedonale che lo costeggia. Apriamo subito una parentesi: ho rischiato di essere arrotato tre volte. Due da ciclisti e uno da un monopattino. Cose che possono succedere, direte voi. Certo, ma molto meno normale è essere preso a male parole perché si trova anomalo essere circondato da ciclisti che usano il tracciato ibrido come un velodromo. E non parliamo di maranza eh, quelli almeno sanno che stanno fuori dalle regole, ti schivano e procedono. No, a fare polemica sono stati due cinquantenni. Gente che dovrebbe aver presente come si sta al mondo. Dovrebbe è naturalmente la parola chiave.

Non fermiamoci o soffermiamoci. Subito dopo il velodromo c’è la febbre del sabato sera, l’Anfiteatro Martesana. Ore 23,30 una discoteca a cielo aperto. Dovendo tirare a indovinare a spese della collettività. Mi aspettavo, devo dire, più gente. Mi aspettavo anche, perdonerete l’ingenuità, che alle 23,30 di venerdì non si fosse in mezzo a una bolgia infernale. Sarà pure tutto legale, ma come ci si può vivere attorno? Ho saputo e sentito che i residenti si sono lamentati per le intemperanze della comunità filippina, ma qui mi pareva decisamente peggio.

Oltre la notte con alcuni capannelli in cui è meglio non immischiarsi. Gli sguardi lasciano capire che gli unici estranei ammessi sono quelli che ricadono sotto la definizione di clienti. In ultimo, le nutrie al pascolo. Totalmente disinteressate all’occasionale umano che le fotografa. Una pareva indecisa su che lato dare all’obiettivo.

Ecco, io non ho paura di camminare nel mio Municipio. Non perché non sia rischioso. Lo è. Non perché sia sicuro, vivo o inclusivo. Non è nessuna delle tre cose. Ma perché chi osserva e chi fa politica non ha diritto alla paura. Il diritto alla paura appartiene al cittadino, che ha delegato la comunità a proteggerlo e ha rinunciato a farsi giustizia da solo per questo. Chi fa parte della cosa pubblica e chi ne racconta lo sviluppo, invece, rinuncia ad avere paura.

E sia chiaro: è solo parte del dovere. Nessun eroismo e nessuna posa. Ma nemmeno nessuna scenata. Si cammina di notte per documentare il degrado, si passa a fianco alle vittime del buonismo e si scansano i ciclisti. Poi, però, ci si può anche lasciar andare a qualche considerazione. La prima delle quali è l’immortale: ma vi pare normale sta cosa?

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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