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Milano e il nord non ci stanno

Il ‘Decreto Dignità’, già in funzione, offre i primi riscontri, nell’isola ‘felice’: Milano, Lodi, Monza e Brianza, la sua adozione produce i primi effetti, i posti di lavoro sono diminuiti di 28 mila unità.

di Mimmo Merlo | 14 Gennaio 2019

Passate le feste, il santo non si gabba, i nodi dei decreti e delle Leggi, imposte dal Governo al Parlamento, vengono al pettine. I tre provvedimenti che qualificherebbero la ‘rivoluzione giallo verde’, prima ancora dell’analisi della verifica degli effetti potenziali, evidenziano incompetenza e preoccupante superficialità nel considerare le diversità del Paese.

In un tempo di profondi cambiamenti dove le bussole sembrano aver esaurito il carico magnetico, i principali anelli che compongono la catena dei problemi che inquietano, sono indicati dalla rivista ‘Civiltà Cattolica’,  in:  paura, ordine, migrazioni, popolo, democrazia,  partecipazione e lavoro.

Un Governo che sbandiera in tutti i modi e forme mediatiche possibili, di avere una missione ‘rivoluzionaria’, dovrebbe porsi il problema della coerente integrazione, delle sette parole chiave, nella declinazione dei provvedimenti da adottare. Scorrendo i provvedimenti sin qui adottati non vi è traccia alcuna coerente impostazione, anzi si evincono ossimori, contraddizioni    e soprattutto la propensione al regressivo sociale e culturale nonché, dai primi riscontri, il fallimento delle presunzioni.

Il ‘Decreto Dignità’, già in funzione, offre i primi riscontri, nell’isola ‘felice’: Milano, Lodi, Monza e Brianza, la sua adozione produce i primi effetti, i posti di lavoro sono diminuiti di 28 mila unità mentre la domanda di prestazioni in somministrazione cala del 37 per cento, in contesto economico che non vede rosa appare manda il segnale evidente che se il fine può essere nobile il mezzo è contraddicente.

Il ‘Decreto Sicurezza’ sembra invece destinato, più che a creare nuovo lavoro, a produrlo per i tribunali e per la Corte Costituzionale e naturalmente per i costituzionalisti. Essendo un decreto vasto ed eterogeneo per articoli e argomenti, la sua impugnazione attiverà ‘interessi’ diversi e le conseguenze sono facilmente intuibili. Il tema formale è l’invasione di campo da parte del duo Governo/Parlamento nelle competenze di Regioni e Enti Locali, come assistenza sociale, sanità, edilizia popolare, scuola nonché sulle competenze degli enti locali, che, alla vigilia di un confronto sull’autonomia differenziata richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, non inducono all’ottimismo. La reazione dei sindaci è più che mai giustificata nella sostanza, in quanto carica su di loro, l’onerosità di una gestione complessa della transizione dei permessi di soggiorno temporanei, a cominciare dai minori accompagnati diventati nel frattempo maggiorenni, e alla complessità di dover gestire l’immissione in scenari incontrollabili di decine di migliaia di persone con il relativo impatto sulla sicurezza reale e percepibile; mentre nel frattempo le espulsioni o il riaccompagna tanto sbandierato non fa alcun progresso.

I tempi per presentare i ricorsi scadono con la fine del mese, al momento in gioco ci sono solo i conflitti di competenze, le preoccupazioni per le contraddizioni costituzionali dell’impostazione generale, alimenteranno gli incidenti di percorso, a fungere da leva per i ricorsi alla Corte.

La Legge di Bilancio, impostata sulla espansività deve fare i conti con i segnali che stanno provenendo dall’economia reale, sempre dall’isola ‘felice’ del Nord, arrivano segnali di contro tendenza, la fiducia sembra ritornare ai minimi storici del 2012, e ordini e produzione si contraggono. In uno scenario del genere presupporre che il futuro sia il finanziamento dei consumi a debito, in sottrazione a investimenti in tecnologia, ricerca e formazione, più che un ossimoro appare una visione demenziale.

Anche la presunta rivoluzione anti Fornero, ‘Quota Cento’ , pur in presenza di una continua revisione, appare una misura contemplabile solo per quei lavoratori di aziende in oggettiva difficoltà, secondo i sindacati, i tavoli di crisi sono 138 e le persone coinvolte 220 mila circa, ma se la presupposizione espansiva della sua applicazione contemplava il ricambio generazionale a saldo zero, vi è la certezza che questo non succederà, e il rischio che Fim-Cisl paventa, che venga applicato anche alle aziende sane per attuare i processi di ottimizzazione. L’equazione per cui ad ogni pensionando corrisponderebbe una ‘balla spaziale’, soprattutto quando la presunzione espansionistica è accompagnata dalla mortificazione di industria e lavoro, ignorando la priorità strategica di ricerca e formazione, propedeutiche per qualsiasi sviluppo.

Al di fuori dalla retorica ideologica, non può sfuggire che la presunzione di combattere la povertà per decreto, confligge con provvedimenti che come quelli del raddoppio della pressione fiscale sul terzo settore, su chi affianca e collabora  con le amministrazioni territoriali per ridimensionare e prevenire l’emarginazione e surrogare gli interventi nell’area del bisogno e promuovere progetti e soluzioni per facilitare l’integrazione, e che in pari tempo ridimensiona il numero degli insegnanti di sostegno sottraendo risorse per l’inserimento nella società per i diversamente abili danno la visione di una improvvisazione sistemica.

La proiezione delle aspettative reali non possono che disilludere, ma non può che allarmare la determinazione nel voler dare priorità alla soddisfazione de i propri clienti elettorali. Nell’immediato si assisterà alla diminuzione dei servizi territoriali , causa l’ennesimo taglio di risorse ai comuni, un ulteriore taglio o rinvio degli investimenti per dover scongiurare il rischio della fideiussione che i governi degli altri Paesi ci hanno imposto per approvare la finanziaria, l’aumento dell’IVA.

Le piazze tornano a riempirsi, a Torino sabato 12, andrà (è andato, n.d.r.) in scena il sequel del Sì Tav del novembre scorso, la iniziativa resta d’ispirazione civica intestata alle ‘sette madamin’ , ma con il coinvolgimento delle istituzioni: presidente di Regione, Sindaci del Centro Nord, partiti e movimenti politici, e associazioni e corpi intermedi che concordano sulla priorità di una spesa pubblica orientata agli investimenti strutturali propedeutica al sostegno di occupazione e sviluppo ed al taglio dei trasferimenti fiscali.

Ma Milano dice basta anche alla decurtazione di risorse, in una congiuntura che la vede più che mai proiettata ad esercitare il ruolo di epigono della internazionalità del Paese, la cui penalizzazione più che ricadute negative sulla propria comunità le determinerà per il Paese.

Mimmo Merlo  (lavocemetropolitana.it)

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: cambiamenti, conti, corte costituzionale, crisi, democrazia, diversità, emilia romagna, fallimento, finanziaria, futuro, governo, incidenti, integrazione, lavoro, lombardia, milano, parlamento, persone, posti di lavoro, provvedimenti, sanità, scuola, sindacati, sostegno, spesa pubblica

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