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Mi manda Ciccone

di Giuseppe Mele | 18 Novembre 2013

Nella Perugia dei tormenti, dei delitti e degli scandali, faida che mette a rischio amicizie e alleanze e la sorte del Festival Internazionale del Giornalismo. Di mezzo anche la scuola di giornalismo della RAI e un mucchio di soldi.

perugiaPerugia è da un po’ di tempo una città tormentata. Stabile fortezza di impieghi pubblici, monasteri e di affittuari di camere per gli studenti internazionali, al capoluogo dell’Umbria non mancava nulla, né un bell’hotel antico il Brufani, con piscina etrusca sotterranea, né quattro festiival, due belle vie, due gran palazzi e grifoni in pietra, non i suoi 30 consiglieri regionali per quasi 900 mila abitanti, nemmeno un quadro politico stabilissimo, ribadito in questi giorni dalla mostra (San) Francesco nel cuore della regione e dal sito nuovissimo del “dizionario biografico umbro dell’antifascismo e della resistenza”. La crisi internazionale è però arrivata anche qui, fin dal novembre 2007 nelle vesti dell’omicidio della studentessa inglese Kercher,per il quale caso è partito il solito processo decennale italiano, fatto di condanne, assoluzioni e annullamenti a ripetizione con l’onnipresente Bongiorno che qui già aveva concionato a lungo per la difesa di Andreotti. I grigi cieli della crisi  economica si sono fatti ancora più plumbei per gli studenti stranieri e soprattutto per le loro famiglie, preoccupate da tante dicerie di sesso criminal-gotico. Ultimamente è andato in crisi anche un altro saldo bastione di studi cittadino: la Scuola di Giornalismo di Perugia. Tutto parte ancora in estate, quando la Rai di Gubitosi si accorda per 70 nuove assunzioni con l’Usigrai. Il sindacato sinistro corporativo dei giornalisti Rai,dopo aver bloccato ogni intesa contrattuale con l’ex Dg Lei per motivi politici,teneva molto a questa intesa, unica rivalsa positiva delle tornate contrattuali con il nuovo Dg e la presidente Tarantola. In prima battuta vengono assunti interni precari: 40 giornalisti che, a tempo determinato o autonomi o collaboratori, da un lustro passavano per aiuto regista, autore testi e programmisti. Scelta nominativa senza richiesta né  di un curriculum, né di un titolo, con lotte di sbandamento di gruppi di tessere sindacali, intorno. Sul blocco di provenienza dalle scuole di giornalismo, c’è un qui pro quo: per Gubitosi c’è la “prassi aziendale” Rai, di coltivarsi i propri virgulti alla scuola di Perugia, donde arrivò Floris e da dove effettivamente a luglio, arrivano, su chiamata diretta, alle sedi regionali Rai, 35 ex allievi perugini, qualcuno con tanto di appartamento aziendale. Per gli altri la beffa a settembre di un improbabile concorso, affidato all’agenzia Praxi, con domande quiz, vaghe oppure sbagliate, addirittura invalidate in corso d’opera. La commissione, presieduta da l’ineffabile Sorgi, appurato che il programma Odeon non era dell’86 ma del ’76, abbozza, si complimenta, poi seleziona per gli orali (a porte chiuse) senza criteri 100 aspiranti, tra i quali anche giornalisti concorrenti come il capo redattore Radio Vaticana. Finisce con Grillo e il presidente Commissione Rai Fico, che assediano a via Mazzini, Gubitosi, il direttore HR Flussi e Di Trapani (Usigrai); con tutti al Tar e sulle pagine Facebook di protesta, chiamate “Come loro”, alludendo ai perugini,e dopo le censure, ridenominate “35 come loro”. All’Ordine dei giornalisti,escluso dalla kermesse, Jacopino versa olio sul fuoco postando i retroscena sulle pagine blu e scrivendo indignato a Rai, Fnsi e Usigrai a difesa delle altre 11 scuole ( Luiss, Lumsa) che sulla carta sono uguali per il gli “indirizzi” Rai e che se non lo fossero metterebbero in difficoltà Ordine, Università e corsi da €20 mila l’anno. Abituati alle barricate, questa volta Articolo 21, Usigrai e Cerrato della Casagit fanno i pompieri, ribadendo che Perugia è canale privilegiato Rai. Contro invece si schiera un loro amico storico, il blog La valigia blu di Arianna Ciccone, un nome che a Perugia conta. La ragazza con la «valigia blu» è la napoletana bassina Ciccone, 42enne, con tanto di sorella ed ex professore di inglese, ora compagno, l’alto 49nne angloUsa Christopher Potteral. In 6 anni è riuscita sotto la presidente regionale decennale (2000-10) Maria Rita Lorenzetti, ed il locale Odg Ciliani (“non è un Festival autoreferenziale”) a costruire un gigantesco evento internazionale del giornalismo, senza direttori artistici,con decine di migliaia di presenze, centinaia di giornalisti accreditati,eventi, dibattiti, libri, documentari, interviste, relatori. Tutti a discernere media e libertà di stampa, gratuita, innovativa, i temi del precariato giornalistico, della nuova etica web, della lotta tra l’odiata tv, editori e blogger. Espertissimi di una cosa che non hanno mai fatto (“Il giornalismo resta una passione extra lavorativa”), Arianna-Chris riescono a ottenere per la loro srl €522.500 dalla Regione, 62mila dal Comune, 86mila dalla Camera di Commercio senza contare contributi a latere, come location, affitti, auto blu e navette gratuiti (ca. €40 mila euro) e gli sponsor indirizzati dalla Presidente  (Unicredit, Tim Enel, Sky). L’edizione 2011 al colmo della campagna sulla repressione antistampa, finisce in crescendo con Mauro, Concita, Rossi e Stella uniti in coro accanto ad una raggiante Arianna, la cui mascella alla Totò giganteggia soddisfatta, nella rientranza dentaria commovente e minacciosa insieme. Dal 2012 però i fondi calano, dai170 mila, ai 120 mila (con costi totali da 400mila), fino a miseri 75mila prospettati per il 2014. Il clima è cambiato,al potere non c’è più il bau bau repressore della libera stampa, la crisi incombe e tutti vogliono stabilità. Le 2 ultime presidentesse regionali, Lorenzetti e Catiuscia Marini si sono fatte registrare mentre si  avvisavano reciprocamente delle intercettazioni della magistatura. La prima, da capo Italferr (FFSS), è stata arrestata e liberata in un’indagine anti Tav fiorentina che lambisce pericolosamente i territori renziani. La seconda, messa la dovuta attenzione ai telefonini, è passata agli incontri diretti. In uno di questi, con Arianna-Chris, ha garantito fondi a volontà, impegnandosi senza l’oste, l’anziano assessore alla cultura Bracco che soldi non ne ha. Non l’avesse mai fatto. Accanto alle polemiche sulla scuola giornalistica, esplode la rabbia della Ciccone che non intende ridimensionarsi ed annuncia in una conferenza stampa- assemblea stile Teatro Valle occupato ma lussuosa -il solito Brufani- che il prossimo Festival non ci sarà, sicuramente non a Perugia. Siamo in piccoli posti, dove ci si conosce, si parla, non si litiga. Come racconta l’assessore comunale Cernicchi, ci si mette d’accordo davanti ad un piatto di formaggi, anche se l’interlocutore Chris, stranamente sorseggia succo di frutta e mastica muffin. Non si ci aspetta il coro di urla che le erinni – stile Guzzanti – sono capaci di evocare. L’idea che il Festival non ci sia più, fa partire un roboante“vergogna” dall’Espresso per poi venire reiterato in tutto il red network nei 5 continenti, fino alla convocazione a Roma dal premier. Addirittura. Comprendendo di avere di fronte forze superiori alle proprie, gli enti locali, su dettato della Catiuscia preparano la nota spese da €120 mila. Al Comune calcolano di trovarne altri 30mila e di raggiungere la promessa cifra di €200 mila.  Nessuno ferma però l’Arianna che ne ha in realtà chiesti 600 mila. Al quartier generale del Brufani, gremito di giornalisti, blogger, commercianti, cittadini, qualche sponsor, nell’assenza dei politici, ribadisce che “A sostegno del festival sono scesi in campo i big internazionali e i più grandi giornalisti che definiscono il festival the best. In 7 edizioni siamo passati da 50 ospiti a 500, nonostante il budget molto contenuto. Il Roi sul territorio vale 3 volte i fondi pubblici elargiti. Troppo tardi, proveremo con le nostre forze. I finanziamenti saranno reperiti attraverso il crowdfunding (offerte libere da parte dei cittadini)”. La minaccia è di portare la kermesse a Prato. La napo-umbra scatenata attacca sui soldi sprecati per sagre da 4 soldi o per una mostra di giovani autori a Palazzo della Penna che non si capisce se sia costata 140 o 190 mila. In una conferenza stampa da quasi 2 ore, andata in web streaming per trasparenza, sudatissimo il giovane assessore comunale, ricordate le ospitalità perugine dei cileni, quando non era nato, dimostra tutta la forza dei nuovi Pd ricordando che al duo anglo-napoletano aveva affidato l’incarico (da 5 mila) della rassegna stampa ed implora che la kermesse resti a casa. Il regionale prof. Bracco non fa una piega, tiene nel freezer i 120 mila promessi e controbatte il Guardian sul Trasimeno Festival (costo 8 mila) agli arianneschi Reed, il tecnologico di Obama e Bernstein del Watergate. Come tutto si è gonfiato, tutto si sgonfia. Alla fine il Festival, anzi l’Ijf (International Journalism Festival) resterà dove è nato. Gli sponsor, malgrado i loro problemi ed i loro lavoratori metteranno il contante mancante. Restano i buoni, il giovane Cernicchi (“Vero dispiacere. Quasi dolore. Nottata insonne”), il sindaco Boccali, il sottosegretario Legnini. Cattivi, Bracco e le istituzioni. Così due partiti dei media Pd, in tempi di congresso, si fronteggiano in quel dell’Umbria:l’evento-filiale de La Repubblica e la scuola-filiale Rai; qualche volta insieme, qualche altra contro; ci sono poi altre correnti, è ovvio, gli albergatori, la Pa, il tapis roulant che tiene lontani gli immigrati della stazione da Wladimiro e Catiuscia, dai bei dibattiti introdotti da Potter: «La città è nel bel mezzo di una rivoluzione culturale. Proprio come il giornalismo». Tutti su “Il Filo di Arianna”, l’agenzia di comunicazione srl,fondata dalla nostra, con tanto di confusione con la più nota associazione per adozioni, e con le domande fatidiche “Gli sponsor che sovvenzionano il no-profit contribuiranno con Iva o senza?” Ed i 20 giornalisti, che tengono vivo il sito tutto l’anno, rientrano nei 190 che fanno a gara per essere volontari? Chiedetelo ad Arianna, ribelle del IJF, futura docente alla Scuola Rai. Sempre a Perugia.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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