La nomina a direttore generale della RAI di Claudio Cappon è la cartina di tornasole dei rapporti a dir poco tesi esistenti all’interno della maggioranza di governo ed anche fra i potentati economici che non hanno fatto mancare il loro appoggio all’Unione in occasione delle ultime elezioni.
L’attenzione dei più si è concentrata sul primo aspetto, lasciando in ombra il secondo.
Per Prodi, senza dubbio, la nomina di Cappon è uno schiaffo perché il suo candidato era un altro, Perricone, già ai vertici della SIPRA, società concessionaria della pubblicità della RAI, e attualmente ai vertici dell’editoriale della Stampa.
In pratica i due principali partiti della maggioranza (DS e Margherita) hanno fatto capire a brutto muso a Prodi che quando il gioco si fa veramente duro (e la RAI è perenne terreno di scontro tra i partiti, al di la degli schieramenti) non sono disposti a rilasciare deleghe in bianco e preferiscono sbrigarsela da soli. E, tanto per stringere ancora di più in un angolo il presidente del consiglio, se la sono sbrigata coinvolgendo anche i consiglieri di amministrazione dell’azienda pubblica targati CdL.
Il metodo è stato apprezzato dai partiti di entrambi gli schieramenti, facendo assumere a quello che ormai viene definito “metodo Cappon” il valore di prova generale di “grande coalizione”. Sono infatti sempre più evidenti le difficoltà dell’attuale maggioranza di tirare avanti da sola, stanti le difficoltà numeriche al Senato.
Per quanto riguarda i commenti della grande stampa, è invece risultato subito evidente il diverso giudizio espresso dal Corriere della Sera (positivo) e da Repubblica (fortemente critico).
Per spiegarsi la divergenza, basta pensare a come Prodi aveva motivato la sua preferenza per Perricone: per riformare – aveva detto- profondamente l’azienda, distinguendo nettamente fra attività finanziate con il canone e attività finanziate con la pubblicità.
Si tratta di una mezza verità che nasconde la parte successiva del progetto, cioè la privatizzazione di una parte della RAI. Che a Prodi è stata bocciata. E la bocciatura, indovinate perché, ha fatto arrabbiare il giornale di De Benedetti!
Metodo Cappon e prove generali di grande coalizione
Ma c’è un altro aspetto rimasto in ombra. Prodi si apprestava a privatizzare una parte della RAI. Il suo candidato è stato bocciato e la bocciatura ha fatto arrabbiare il giornale di De Benedetti.

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