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Messico e Canada, grattacapi per Donald…

Sempre nel cercare di far conoscere i fatti concreti della geopolitica statunitense quest’oggi apriamo un nuovo squarcio sul continente americano con la riformulazione in atto della nuova dottrina Monroe di cui avevamo già parlato in un precedente articolo. Nel precedente articolo infatti avevamo elencato il forte riallineamento agli USA da parte del Venezuela, della Colombia, di Panama e della lontana India che si è impegnata a comprare il solo petrolio dal Venezuela ormai in mano americane e anche un po’ italiane con l’Eni. Senza dimenticare i già allineati Argentina e Cile. Quest’oggi parleremo, per chiudere il cerchio, su quello che sta accadendo agli ex recalcitranti Messico e Canada.

di Raffaele Romano | 15 Febbraio 2026

Sempre nel cercare di far conoscere i fatti concreti della geopolitica statunitense quest’oggi apriamo un nuovo squarcio sul continente americano con la riformulazione in atto della nuova dottrina Monroe di cui avevamo già parlato in un precedente articolo. Nel precedente articolo infatti avevamo elencato il forte riallineamento agli USA da parte del Venezuela, della Colombia, di Panama e della lontana India che si è impegnata a comprare il solo petrolio dal Venezuela ormai in mano americane e anche un po’ italiane con l’Eni. Senza dimenticare i già allineati Argentina e Cile. Quest’oggi parleremo, per chiudere il cerchio, su quello che sta accadendo agli ex recalcitranti Messico e Canada.

La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, aveva tentato di rispondere per le rime a Donald Trump ma, passata la festa………… è accaduto che la Navy Seals ha ottenuto, come principale forza speciale della Marina degli USA e specializzata in azioni antiterrorismo di ricognizione speciale e di guerra non convenzionale, il via libera dal Senato messicano che ha autorizzato la presidente Claudia Sheinbaum a far entrare nel Messico una delegazione delle forze armate statunitensi. L’autorizzazione permetterà l’arrivo di membri del Team 2 dei Navy Seals, unità d’élite della marina americana, che sbarcheranno il 15 febbraio all’aeroporto di Campeche. La missione prevede, ufficialmente, diverse esercitazioni e attività di addestramento avanzato con le forze speciali della Marina messicana, la Semar, nell’ambito degli accordi di cooperazione militare tra i due Stati. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le capacità operative contro minacce comuni, in particolare il narcotraffico e la criminalità organizzata, nonostante le ricorrenti polemiche politiche interne riguardanti la sovranità nazionale e la presenza di soldati stranieri armati sul territorio. Claudia Sheinbaum aveva precedentemente dichiarato che non avrebbe mai permesso al personale militare statunitense di condurre operazioni in Messico. Si ricorderà che Trump aveva minacciato di imporre dazi al Messico. Ieri mattina Washington ha annunciato di aver neutralizzato droni appartenenti ai cartelli messicani al confine, un incidente che ha costretto alla chiusura l’aeroporto statunitense di El Paso per ore.

Più a nord c’è il Canada che è composto dalle seguenti provincie: Columbia Britannica, Alberta, Yucon, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, Quebec, Nuovo Brunswick, Nuova Scozia, Isola del Principe Edoardo, Terranova e Labrador, Nunavut e Territori del Nord-Ovest.

Di tutte queste la più ricca è Alberta una provincia ricca di petrolio e gas, cuore energetico del Paese ed ha una piccola popolazione, l’Alberta da anni ha un forte risentimento col restante Canada che è visto come massimo beneficiario delle sue grandi risorse. L’Alberta possiede le terze riserve di petrolio più grandi al mondo, con circa 160 miliardi di barili concentrati principalmente nelle sabbie bituminose di Athabasca, Cold Lake e Peace River. La provincia domina la produzione canadese, contribuendo con oltre l’80% del fabbisogno del petrolio greggio nazionale e rappresentando una risorsa molto strategica. Il petrolio dell’Alberta va, quasi per intero, alle raffinerie del Texas che già lo lavorano. Inoltre, darebbe maggiori profitti se non fosse più canadese e non fosse costretta a subire i pesanti controlli burocratici e ambientali voluti dal governo centrale di Ottawa. Ed ecco che la questione diventa uno strumento geopolitico.  

All’interno della provincia di Alberta c’è una discreta area di secessionisti favorevole a un referendum per staccarsi definitivamente da Ottawa. Questa minoranza è apertamente appoggiata dal ministro del Tesoro di Washington: Scott Bessent. Infatti, è iniziata lo scorso 3 gennaio con lunghe file davanti ai punti di raccolta delle firme la campagna per l’indizione di un referendum per l’indipendenza dell’Alberta. Promossa dal movimento Stay Free Alberta, l’iniziativa mira a staccare dal governo federale di Ottawa un territorio popolato da 5 milioni di abitanti e grande il doppio dell’Italia che confina con gli Stati Uniti e non ha sbocchi sul mare

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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