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Merkel sotto attacco dal fronte interno

I potenziali avversari della Merkel sono molteplici e benché siano stati piegati nei conflitti diretti con la
cancelliera, potrebbero riprendere fiato grazie al successo di Afd.

di Eugenio Salvati | 20 Marzo 2016

Il risultato delle elezioni regionali tenutesi nei tre Länder della Sassonia-Anhalt, Renania-Palatinato e Baden Wutternmberg ha consegnato agli osservatori un quadro politico parzialmente mutato al cui centro vi è però sempre la kanzlerin Merkel, ormai apertamente sfidata da attori numerosi e diversi tra loro che si collocano sia all’interno che all’esterno del suo partito.

Gli avversari della Merkel si sono mobilitati negli ultimi mesi contro le scelte fatte dalla cancelliera in merito alla gestione della crisi dei rifugiati.

I dati elettorali rilevanti da registrare sono due: l’ottimo risultato di Alternative für Deutschland, Afd, il partito porta bandiera delle posizioni populiste, tradizionaliste e anti immigrazione che ha preso in totale poco meno del 20%, e il calo della Spd che conferma come i partner di governo della Merkel patiscano elettoralmente il ruolo della cancelliera.

Test all’accoglienza della Cancelliera
Il tema immigrazione è stato al centro di questa campagna elettorale, tanto da rendere il voto una sorta di referendum sulle politiche del governo federale. A questo proposito bisogna dire che la coalizione di governo viene sì punita dagli elettori, ma non subisce un vero tracollo, dato che la Cdu ha pagato un costo elettorale contenuto. Rispetto alle elezioni del 2011 negli stessi tre Länder, il partito della Merkel ha sostanzialmente tenuto perdendo all’incirca poco più di 600.000 voti totali.

Poco più elevato in termini assoluti è il calo della Spd che però, perdendo malamente nel Baden-Wuerttenberg, dove diventa il quarto partito, causa non poche difficoltà al Verde Winfried Kretschmann per riproporre la coalizione di governo. Il dato della Spd conferma il rischio che corre come junior partner della coalizione di perdere l’immagine di alternativa sistemica alla Cdu, risultando così politicamente svuotato (cosa già accaduta nella precedente esperienza di grande coalizione).

Questo calo contenuto, a cui va sommato il buon risultato di Verdi e Liberali che sono sostanzialmente concordi con la politica di accoglienza, rileva come la maggioranza dei tedeschi chiamati al voto non ha voluto punire la Merkel sul tema immigrati.

La sfida lanciata da Alternative für Deutschland
Ciò non può però marginalizzare il grande risultato di Afd, che nel giro di pochi mesi è diventato il vero interprete della insoddisfazione verso la Merkel, alimentata sia dall’animosità contro le politiche di accoglienza considerate troppo “aperte”, sia dell’ostilità per le posizioni della cancelliera rispetto all’Europa e ai rapporti con i partner comunitari.

Nonostante una situazione economica generale del paese alquanto positiva, Afd ha catalizzato tramite questi due temi il risentimento che cova nella Germania più profonda, in particolare riuscendo a riportare al voto chi si era precedentemente astenuto.

Non è un caso che il risultato più importante di Afd in questo turno elettorale è il 23% raccolto in Sassonia Anhalt, Land che può vantare il più alto tasso di disoccupazione in Germania, doppio rispetto a quello degli altri due Länder andati al voto. Dove l’economia e l’inclusione sociale sono più in difficoltà, il richiamo anti immigrazione e anti integrazione sembra farsi più suadente, specialmente se declinato in chiave di tutela dell’identità nazionale.

La sfida lanciata da Afd aveva già da alcuni mesi trovato sponda all’interno della Cdu-Csu; in particolare i settori più di destra del partito erano in allarme per paura di perdere terreno nei confronti del messaggio populista e di destra di Afd.

Il primo contrasto di rilievo è stato quello con il ministro delle finanze Wolfang Schäuble che incarna l’ala rigorista in materia di politica europea e che con le sue posizioni cerca di presidiare l’elettorato di destra più sensibile all’idea che i partner europei economicamente meno virtuosi non debbano pesare sulla fiscalità tedesca. Lo stesso Schäuble si è espresso in modo non entusiasta rispetto alla politica di accoglienza dei rifugiati voluta dalla Merkel.

C’è poi l’insofferenza del partito gemello della Cdu, la Csu bavarese, estremamente critico rispetto alla politica sui migranti, il cui leader aveva addirittura adombrato l’ipotesi di un ricorso davanti alla Corte di Karlsruhe contro la kanzlerin per la gestione degli ingressi. Crisi poi rientrata dopo il congresso della Cdu di dicembre.

Julia Kloeckner, l’alternativa alla Merkel che non decolla
Ci sono infine alcuni singoli esponenti della Cdu che hanno deciso di far sentire la loro voce, come i tre candidati in queste tre elezioni regionali. Tutti e tre hanno impostato la loro campagna criticando la politica della Merkel sugli immigrati e abbracciando posizioni nettamente più a destra della cancelliera.

Se in Sassonia-Anhalt Rainer Haselhoff continuerà a guidare il Land, molto peggio è andata a Julia Kloeckner, considerata una potenziale rivale della Merkel per la leadership del partito, che sperava di strappare il Renania Palatinato alla Spd, accentuando la sua distanza politica dalla Merkel. Infatti la Klöckner ha presentato alcune settimane fa un piano alternativo alle politiche di accoglienza del governo, con cui ha chiesto di stabilire un numero giornaliero fisso di profughi a cui permettere di entrare in Germania.

I potenziali avversari della Merkel sono molteplici e benché siano stati piegati nei conflitti diretti con la cancelliera, potrebbero riprendere fiato proprio grazie al successo di Afd. Nonostante il posizionamento di destra non sembri aiutare gli oppositori della Merkel, è probabile che continuerà una sorta di guerra di logoramento contro la cancelliera alimentata dalla paura della Cdu di perdere consensi in favore della destra populista.

Lo scarso successo, almeno fino ad ora, delle posizioni anti Merkel nella destra della Cdu è probabilmente dovuto alla capacità della kanzlerin di guadagnarsi la fiducia di un elettorato più attento al volto umanitario di certe politiche, in questo danneggiando soprattutto la Spd i cui contorni programmatico/valoriali e il suo appeal elettorale, sembrano più sbiaditi dopo anni di coabitazione con la Cdu di Angela Merkel.

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, angela merkel, anni, campagna elettorale, crisi, elezioni, elezioni regionali, finanze, germania, governo, immigrazione, integrazione, leadership, Liberali, merito, merkel, politica europea, populista, referendum, situazione economica, tasso di disoccupazione

Info Eugenio Salvati

Eugenio Salvati è Dottore di Ricerca in Scienza Politica, Università di Pavia.

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