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C’era una volta Gheddafi

Ora lo ammettono tutti. La guerra a Gheddafi fu un errore. Solo che nel frattempo Francia e Inghilterra si sono accaparrate il controllo delle zone petrolifere più ricche.

di Roberto Riviello | 20 Marzo 2016

Vi ricordate quell’agosto del 2010, quando Muhammar Gheddafi arrivò a Roma con tutto il suo circo mediorientale di soldatesse, body-guard, costumi tradizionali e un’autentica tenda beduina da Mille e una notte? Fu allora che Berlusconi andò ad ossequiarlo e persino a baciargli la mano, attirandosi i commenti beffardi di (quasi) tutta la stampa italiana e le critiche durissime degli esponenti dell’opposizione (all’incirca gli stessi che, quando poi è venuto il presidente iraniano Rohani, hanno ordinato di coprire le nudità delle statue del Campidoglio per non turbarlo).

Ebbene, se sorvoliamo sugli aspetti folkloristici e l’indiscutibile caduta di stile del baciamo, quella fu certamente la pagina migliore (una delle poche ben riuscite) del decennio berlusconiano, perché assicurò al nostro Paese un trattato molto vantaggioso che prevedeva: A) campo libero alle trivellazioni dell’ ENI in Libia; B) il controllo dei flussi migratori, sempre in terra libica, da parte dell’esercito di Gheddafi.

Quell’ accordo, che mise temporaneamente fine all’arrivo dei barconi carichi di clandestini a Lampedusa, fu però considerato troppo vantaggioso per l’ Italia soprattutto da Francia e Inghilterra, che risultavano escluse dall’accaparramento della grande torta del petrolio/gas libico. Tanto è vero che, nel giro di un anno, Sarkozy e Cameron dichiararono guerra a Gheddafi, coinvolgendo anche gli USA dell’ ondivago Obama, che venne persuaso ad agire dall’ allora Segretario di Stato Hilary Clinton, una perfetta democrat interventista. A quella sciagurata guerra, come sappiamo, Berlusconi non fu capace di opporsi e, visto che lo stesso presidente Napolitano la sosteneva, fu poi, giocoforza, costretto ad aggregarsi.

Le conseguenze, disastrose, di quell’intervento furono l’immediata caduta del regime di Gheddafi e la sua morte, seguite dall’ anarchia e dal caos, ovvero dalla guerra di tutti contro tutti, che ha reso la Libia la nuova frontiera per l’ espansione dell’ Isis e, contemporaneamente, un vero paradiso per i trafficanti di esseri umani.

Ad avvalorare questa lettura dei fatti, è arrivata un’intervista rilasciata dallo stesso Obama pochi giorni fa, nella quale si dichiara sostanzialmente “pentito” per essersi lasciato trascinare in Libia da Sarkozy e Cameron, considerato come si è conclusa la guerra. Quello che però il presidente americano non dice è il danno enorme provocato all’ Italia, che da allora ha dovuto fronteggiare una vera e propria invasione di immigrati e che ora viene, paradossalmente, invocata dallo stesso ambasciatore americano a Roma, affinché metta a disposizione di una seconda coalizione ben 5000 soldati italiani per ristabilire l’ordine in Tripolitania e Cirenaica.

Hollande e Cameron, com’è noto, hanno già inviato sul terreno alcuni commandos di forze speciali e gli americani hanno voluto piazzare i loro droni armati nella base siciliana di Sigonella. Il premier Renzi sta, invece, saggiamente traccheggiando per non farsi coinvolgere in una nuova guerra che, oggi come oggi, senza ancora un governo libico di unità nazionale che richieda il nostro aiuto, sarebbe un’ incognita sul piano militare e, in secondo luogo, potrebbe avere come esito la divisione della Libia in aree controllate dalle potenze europee (la Cirenaica, l’area più ricca di giacimenti, dall’ Inghilterra; i pozzi del Fezzan dalla Francia; e da noi,ovvero dall’ENI, quel poco che resterebbe della torta). Il sospetto che francesi e inglesi dicano di voler fare la guerra all’ Isis, per potersi meglio accaparrare in seguito il petrolio e il gas della Libia, a questo punto, più che un sospetto pare una certezza.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anarchia, berlusconi, campidoglio, disposizione, francia, gheddafi, governo, italia, la stampa, libia, napolitano, obama, regime, renzi, roma, sarkozy, soldati, stampa italiana, unità nazionale, usa

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Claudio Fogazza

    16 Marzo 2016 alle 11:10

    i Governi del Nord Africa pressavano sull’Unione Africana per applicare la politica industriale Brasiliana – trasformare le materie prime in prodotti finiti in Africa e produrre in Africa tutti i beni di consumo – gli USA hanno troncato ed eliminato quei governanti utilizzando e finanziando la politica di rivolta delle masse – operazione riuscita ma creando il caos – ora a fine mandato Obama dice di essere pentito di tale decisione

    Rispondi

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