Come il gioco del cerino. Irlanda sotto osservazione, analisi strette sui conti del Portogallo, apprensione per i numeri della Spagna. Della Grecia sappiamo da mesi, sotto tutela. E l’Italia? Risposte ufficiali: le manovre attuate e pianificate mettono al sicuro i conti pubblici. Così si spiega anche l’ansia del Quirinale di far approvare tutta la legge di stabilità prima del D-Day della legislatura, quel 14 dicembre che dovrebbe fare da spartiacque non solo tra governi ma forse fra repubbliche. Forse. Ci sarò di tutto: mozioni di fiducia e di sfiducia da Camera e Senato e sentenza della Consulta sul legittimo impedimento del premier. Ma sullo sfondo rimane la giusta ansia di mettere a posto i conti ed evitare manovre di cerotto. Aggiusti una ferita ma sai già che se ne apre un’altra. Non c’è dubbio che le politiche di Giulio Tremonti ci hanno messo al riparo da venti rischiosi e tormente ingovernabili di speculazione internazionale. Non c’è dubbio che nella sua rete il sistema bancario italiano risulta più resistente di altri sistemi bancari europei. Non c’è dubbio che qualcosa si muove nel riordino dei conti pubblici regionali e locali. Non c’è dubbio che le famiglia italiane sono mediamente più “ricche” meno indebitate di tanti altri paesi. Ma non c’è dubbio che non basta. Non c’è dubbio che, come dice l’economista acuta Loretta Napoleoni, se non si aggredisce il vero cancro della nostra economia non si va da nessuna parte e si usano solo i pannicelli caldi, come dicono a Roma. E il vero cancro del nostro sistema si chiama mercato nero. Non quello della droga o delle sigarette, dell’alcool o dei locali border line, no proprio il mercato nero di quell’economia sommersa che sfugge a tutti i controlli e a tutte le leggi. E sapete a quanto ammonta? Sapete quando conta e quanto costa? Il 30 per cento dell’intero prodotto. E sarebbe una stima per difetto. Cioè sarebbe molto ma molto di più : Un mercato nero di lavori che non si registrano, di transazioni che sfuggono ad ogni file, di scambi di denaro e prestazioni che non vengono nemmeno monitorate che rappresenterebbe circa un terzo dell’economia del Paese. Con conseguente perdita di entrate fiscali, con conseguente spinta dell’evasione ed elusione fiscale, con inevitabile incremento del malaffare. A un mese dal Natale 2010 non sappiamo bene cosa ci ritroveremo sotto l’albero o davanti alla capanna del presepe. Sappiamo che potrebbe essere un Natale duro per molte classi sociali e per una fetta di popolazione sempre più larga. Col divario che si manifesta sempre più profondo. Nei supermercati c’è la corsa ai panettoni da due euro. Chissà cosa ci sarà dentro? Metafora. Salviamo la faccia della festa senza preoccuparci di quello che buttiamo dentro. In Europa c’è molta preoccupazione. Pensano che sia stato l’allargamento agli ultimi paesi dell’ex est europeo a fare i danni maggiori. In realtà se si guardano oggettivamente i conti, al di là delle cifre di povertà storica, le performance negative sono dei paesi vecchi e fondatori, Portogallo, Grecia, Spagna ecc. E sempre a ben guardare è tutta la vecchia Europa a soffrire di mal d’economia, perché a parte la Germania che ad esempio registrerà a fine d’anno un alto incremento delle esportazioni secondo solo alla Cina, cioè del 3 per cento e mezzo, beh tutti gli altri non stanno andando bene Francia, compresa. Perdoneranno i miei 25 lettori se da qualche settimana tedio con numeri della crisi e riflessioni economiche, ma è difficile parlare di turismo, o di mode alle bollicine, o di nuovi colori dell’inverno con una scena socio economica come questa: fatturati in calo, export in calo, disoccupazione in aumento, precari sempre più fuori mercato. Solo con il recupero, come dice Loretta Napoleoni, di tutto il sommerso che nemmeno immaginiamo si potranno trovare risorse per contrastare sistematicamente la crisi. Miliardi e miliardi di euro che potrebbero e dovrebbero trovare la via del sole. E non rimanere nelle fogne dell’illegalità. Ma questa oltre che una manovra economica sarebbe una manovra civile. Siamo in grado di affrontare una manovra civile?
Fabrizio Binacchi www.vrgiola1.splider.com

Purtroppo, nonostante i miei studi giuridici o forse da questo rovinato, la penso esattamente al contrario di quanto espresso in quest’articolo.
Nella mia esperienza ho sempre riscontrato più onestà e sani principi in quello che voi chiamate mercato sommerso e al suo interno le sacche di illegalità sono di gran lunga minori.
Credo inutile continuare, intelligenti pauca, per gli altri…potrei andare avanti all’infinito ed ancora non capirebbero, CVD.