
Capisco anche le buone ragioni dei palestinesi, certo, ma non c’è modo per loro di tradurle in buone azioni, questo è definitivamente chiaro.
E allora meno prediche al governo israeliano – che non è più il governo Netanyahu contro cui i liberali di destra e sinistra hanno con forza affermato le ragioni dello stato di diritto e della laicità ma il governo di Israele tout court -e più aiuto concreto nel liquidare i terroristi di Hamas e Hezbollah, prima che l’Iran si faccia la sua bomba atomica.
Gli imbelli europei facciano quel che sanno fare: organizzino aiuti e protezione ai civili palestinesi coinvolti nella guerra scatenata da Hamas, promuovano reti di osservatori a tutela del rispetto delle norme o consuetudini che limitano gli eccessi di guerra, ma lo facciano discretamente se hanno a cuore non una tregua purchessia ma una pace vera, giusta verso tutte le parti in causa e durevole.
Questa pace oggi non è possibile, ma, se le cose andranno come devono andare, dovrà un domani essere concertata fra Israele, palestinesi, paesi arabi, Usa ed Europa.
Europa? Non è così ovvio. L’Europa deve ancora trovare dentro di sé l’energia e la lucidità per affrontare le sfide di questo secolo, così duro per noi rispetto alla seconda metà del Novecento.
La scelta è, ne sono convinto, fra la disgregazione repentina dell’Unione Europea e l’avvio immediato delle riforme che porteranno alla progressiva fondazione degli Stati Uniti d’Europa. Questo è in gioco alla prossime elezioni europee, non gli equilibri elettorali fra socialisti popolari liberali ambientalisti e le estreme di destra e sinistra.
Marco Taradash

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