Non sarà la stabilità e l’efficienza dei governi la stella polare del possibile accordo Renzi-Berlusconi e della nuova legge elettorale. Ancora una volta l’obbiettivo è “blindare” i resti di quelli che furono i due partiti pilastro della seconda repubblica.

Faccia a faccia, i due campioni di fuochi di artificio, hanno deluso i loro tifosi, sia per lo spettacolo, sia per il risultato. Noi, che tifosi non siamo e ci sforziamo di osservare con il massimo distacco, ne abbiamo ricavato la conferma che i trucchi e le piccole furbizie da “seconda repubblica” sono tuttora nel repertorio dei massimi protagonisti della politica e che niente di buono ci sia da attenderci per la prossima legge elettorale.
Le palle non sono ferme. E non ha senso, dunque, soffermarci troppo sul “modello spagnolo” che sarebbe quello su cui si sarebbero trovati d’accordo Renzi e Berlusconi. Ma, se le palle continuano a girare, una cosa già si è capita. Non sarà la stabilità e l’efficienza dei governi la stella polare del possibile accordo e della nuova legge elettorale. Ancora una volta l’obbiettivo è “blindare” i resti di quelli che furono i due partiti pilastro della seconda repubblica. Che assieme raccolgono, ormai, appena la metà della metà degli elettori ma hanno nella loro sopravvivenza la sola “mission” di cui sono capaci.
Si capisce, così, l’ostinazione contro il ripristino del voto di preferenza. Come sottolinea in altro articolo Livio Ghersi, le piccole circoscrizioni, con quattro o cinque candidati, sarebbero il terreno ideale per restituire agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti. Il pretesto che vuole le preferenze fonte di corruzione perché costringerebbero a campagne dispendiose cade di fronte alla limitatezza del territorio da battere e degli elettori da convincere. In queste condizioni continuare a negarle ha il solo scopo di mantenere il potere degli apparati dei partiti. Ed è uno scopo perseguito tanto da Berlusconi quanto da Renzi. Dunque, un porcellum con le circoscrizioni più piccole, tanto che a lavorare all’accordo sono stati Denis Verdini ed il prof. Roberto D’Alimonte. Un sodalizio antico e foriero di sciagure. Gli stessi che, come capo del centrodestra il primo, e consulente a contratto il secondo, furono gli artefici della madre di tutte le leggi porcellum: la legge elettorale della Regione Toscana introdotta nel 2004, sperimentata nel 2005, che per prima usò violenza esplicita agli elettori toscani a suon di liste bloccate, premi di maggioranza e soglie di sbarramento.
In tutte queste piccole astuzie riconosciamo a Renzi – poco importa se per convenienza – di aver realizzato l’unica rottamazione che ci piace davvero: quella delle ipocrisie e delle idiozie del politically correct della sinistra più becera e inutile che si sia mai manifestata in Italia. L’incontro con “il pregiudicato” Berlusconi nella sede del PD ha provocato travasi di bile nei militanti adusi a colmare con la loro presunta superiorità morale decenni di vuoto politico e programmatico. Si consolino: nella storia antica e recente del loro movimento ci sono nefandezze maggiori per le quali vergognarsi. Renzi lo ha ricordato brutalmente nel nome del realismo della lotta politica nella quale gli avversari possono essere i migliori alleati e viceversa. Il sindaco di Firenze lo ha ricordato anche a se stesso, visto che poche settimane fa aveva con enfasi proclamato il “game over” per Berlusconi. Purtroppo per noi, il problema non è che Renzi si possa trovare d’accordo con Berlusconi. E’ che questo accordo sia basato su un obbiettivo che scalfisce ulteriormente la nostra fragile democrazia.

Quando Nicola dice che le palle non sono ferme,dice il vero e mi spiego.I 30 e giù di lì astenuti ieri nella direzione del PD sono quello che resta del modo di essere del vecchio PC.Certo c’è anche chi comunista resta ed è salito sul carro del vincitore,ma oggettivamente sta rimanendo poco del glorioso falce e martello.Sono camaleontici è vero,ma una chiave di lettura obiettiva sta nel fatto che il “simpatico “puttaniere”,a cui per inciso voglio personalmente un gran bene,sta realizzando quello che è stato il suo primo e principale obiettivo: far fuori i comunisti .E ci sta riuscendo.Se poi una minoranza darà vita ad un Partito autenticamente socialista o meglio socialdemocratico(palle in movimento) nel solco del Socialismo Europeo,allora e solo alora sarà l’inizio del vero bipolarismo.Certo la strada può essere a zig zag,ma l’obiettivo è luminoso.Chi vivrà,vedrà.
Caro Nicola, condivido tutto quello che dici
Condivido in pieno questa tua analisi, ma questo piu’ che un Porcellum pare un Polpellum, un polpo che tutto si prendre, cuinato alla furbetta!
Caro Nicola,
mi fa piacere passarvi di seguito il comunicato stampa emesso ieri da RETE SOCIALISTA-SOCIALISMO EUROPEO, costituitasi nel dicembre scorso su iniziativa del “gruppo di Volpedo” e ritrovatasi ieri a Bologna per l’approvazione definitiva dello statuto e la nomina del coordinamento provvisorio, che scadrà con la formazione degli organi statutari.
Eccolo:
RETE SOCIALISTA – SOCIALISMO EUROPEO
La sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale indica un nuovo inizio per la politica italiana.
Questa sentenza pone fine all’epoca di una democrazia a responsabilità limitata durata un ventennio, durante la quale i cittadini sono stati vittime di un progressivo svuotamento di democrazia all’interno delle Istituzioni dello Stato Italiano, dai Consigli Comunali, Provinciali e Regionali al Parlamento.
La legge 270/2005, meglio nota come la “porcata” di Calderoli è stata di grande utilità per un regime profondamente antidemocratico, perché ha consentito a ristrette oligarchie di nominare 945 parlamentari.
Il ricorso Besostri, Bozzi e Tani ha avviato la fine di una fase oscura per la Democrazia Italiana, dobbiamo essere grati a loro per aver portato avanti, con il sostegno del Gruppo di Volpedo, una battaglia giusta e dobbiamo essere grati alla Corte Costituzionale che ha accolto le eccezioni di incostituzionalità formulando una sentenza che pone tre chiari cardini per le future leggi elettorali:
1- i cittadini debbono poter conoscere i candidati;
2- il singolo cittadino deve poter esprimere la propria preferenza per almeno un candidato e/o candidata conosciuti;
3- un premio di maggioranza abnorme distorce il criterio della rappresentanza democratica.
La sentenza apre un dibattito politico dal quale Rete Socialista non intende sottrarsi, occorre ribadire, a chi non si rassegna, che non sarà più possibile, in nome di una presunta “governabilità”, distorcere i sistemi democratici a proprio uso e consumo, d’ora in poi dovrà tornare a prevalere il principio della RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA. Parafrasando “la fattoria degli animali” di Orwell non sarà più possibile scrivere una legge per la quale “tutti gli animali sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri”, si dovrà tornare al vecchio sistema di una testa un voto, e comunque c’è una legge immediatamente applicabile: senza nessun premio di maggioranza, con voto di preferenza, con le soglie di accesso e la possibilità di coalizioni di liste.
Invece di perdere tempo con fantasiose riforme elettorali nazionali, si dovrebbe porre rimedio subito alla legge elettorale europea che non è più legittima alla luce dell’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, oltre che essere palesemente in contrasto con l’art. 3 della Costituzione Italiana e per le minoranze linguistiche con la legge 482 del 1999.
Qualcuno dirà che i socialisti di Rete Socialista- Socialismo Europeo sono dei PROPORZIONALISTI, ebbene sì siamo in sostanza dei proporzionalisti, non lo riteniamo un insulto bensì un merito, il merito di coloro che da soli hanno saputo condurre una battaglia contro i poteri forti, in coerenza con i dettami della Costituzione Repubblicana.
Un’ultima informazione per tutti coloro che vorrebbero tornare al bipolarismo coatto (con l’ispanico, con il Mattarellum con premio di maggioranza o con qualsiasi sistema non consono alla sentenza della Consulta), Rete Socialista- Socialismo Europeo vigilerà attentamente ed invita sin d’ora coloro che condividono la nostra proposta politica, istituzionale ed elettorale, a sostenerla in Parlamento, per non dover ripartire con ulteriori ricorsi.
Bologna 19 gennaio 2014
Per comunicazioni scrivere a retesocialista2014@libero.it
Una analisi semplice ma veritiera. Ma la chicca è il PS. Complimenti