Meno male che c’è Gianfranco Fini, con il suo attivismo e le sue provocazioni.
Il presidente della Camera non sarà il massimo della stabilità e della fermezza nelle proprie posizioni politiche, come dimostra il fatto che è da tempo, in materia di immigrazione, il principale picconatore della legge che porta il suo nome.
Ma è merito suo se il PDL non può adagiarsi sulle favole sempre più scoperte che quotidianamente Berlusconi è costretto a raccontare agli Italiani per nascondere il magrissimo bilancio delle sue stagioni di governo. Ovunque si guardi, è impossibile non rilevare il divario, spesso la contraddizione tra le promesse e le attese e quanto concfretamente realizzato dai governi del Cavaliere.
A Berlusconi si potrebbe perfino perdonare la mancata riduzione delle imposte e delle tasse, contrariamente a quanto promesso: la grande crisi finanziaria a livello mondiale non sfugge ad alcuno. Quello che non si può accettare sono i provvedimenti che confliggono con la linea di alleggerimento fiscale: la moltiplicazione dei carichi fiscali invece della loro semplificazione. E, nel caso della tassazione dei prodotti altamente tecnologici (cd, dvd, hard disk, chiavette usb e telefonini ) la contraddizione è anche con l’asserita volontà di essere un governo che vuole modernizzare il Paese.
Così come non si possono perdonare altre patenti contraddizioni: la complicazione del quadro delle già troppe leggi in campo civile, penale e tributario; l’oscillazione opportunistica tra garantismo e giustizialismo; non avere adempiuto alla promessa di semplificare la pubblica amministrazione.
Cosa ne è dell’abolizione delle Province, capace da sola di risistemare le dissestate casse dello Stato? E perché è stato abbandonato l’obbiettivo di innalzamento dell’età pensionabile che potrebbe far risparmiare soldi a vantaggio dei nostri figli?
Purtroppo nel PDL nessuno solleva questi temi: non si discute, non ci si ferma, di tanto in tanto, ad interrogarsi per verificare se si sta tenendo fede agli impegni presi con gli elettori.
E nemmeno si intravede una opposizione ( PD o altri) capace di incalzare la maggioranza di governo, di costringerla a riflettere, di intraprendere un percorso di autocoscienza critica.
La degenerazione del sistema è giunta ad un punto tale che i partiti sono totalmente autoreferenziali: non si curano della gente (o se preferiamo del popolo) né, vicendevolmente traggono alimento dal confronto dialettico tra maggioranza ed opposizione per migliorare proposte e comportamenti politici.
E allora, se della gente nessuno si cura, se il confronto maggioranza-opposizione semplicemente non avviene, le speranze di qualcosa di buono sono tutte affidate a ciò che può maturare all’interno dei partiti stessi. E’ disperante, ma non resta che ripetere: meno male che Fini c’è.
Nicola Cariglia

…”non si curano della gente (o se preferiamo del popolo)”….e G.Fini non fa certo eccezione ! Quindi occorre dire,più correttamente , meno male che i soliti voltagabbana impediscono clamorosi consolidamenti di potere “autoreferenziale” !
E se questo è motivo di consolazione….
Un’analisi che condivido in pieno, purtroppo per la nostra bistrattata democrazia.