Qualcuno ha spiegato perché si tagliano le prestazioni sanitarie e non altro? E qualcuno pensa che in Italia sarebbe possibile accusare l’industria dell’auto?
Scrivo di diritti e democrazia per fare comprendere il mio pensiero sulla revisione dell’elenco di visite ed esami “passati” dal servizio sanitario, dopo gli ultimi provvedimenti del governo. Qualcuno dirà che la democrazia ed i diritti c’entrano come i cavoli a merenda con la sanità. Invece, non solo c’entrano, ma offrono l’occasione per spiegare tutta la nostra insistenza su questi temi. Non sono astratti come si vorrebbe fare credere. Al contrario, condizionano la vita e i bisogni quotidiani di tutti noi.
La ministra Lorenzin già in passato, ha dovuto occuparsi di tagli alla sanità. Ed erano state, per lei, altrettante occasioni per dimostrare di voler essere tosta. Ospedali e assistenza sociale hanno già dato, non si stancava di dire. I soldi prendeteli da un’altra parte o ne va dei livelli minimi delle prestazioni che dobbiamo assicurare ai cittadini. Erano i tempi nei quali il suo partito, NCD, fresco di scissione e certo del suo radioso destino, con 5 ministri ed un ruolo di parte essenziale della maggioranza di governo, mostrava i muscoli risparmiando, chissà perché, sull’uso del cervello.
Ora che il partito di Alfano si è ridotto a semplice sigla ed i suoi esponenti fanno la fila all’uscio di Renzi nella speranza di essere beneficiari di atti di clemenza che saranno centellinati con il contagocce, la ministra della sanità non solo dimentica ogni difesa della salute dei cittadini. Lo fa con decreto, guadagnandosi la gratitudine del premier.
La scelta è chiara: fare ricadere i sacrifici su quei cittadini che non possono pagare di tasca propria le prestazioni che ora i medici negheranno loro. La sede e le ragioni di tale scelta sono misteriose. Perché viviamo in una democrazia opaca. Abbiamo avuto, in successione, tre governi senza mai consultare i cittadini. Abbiamo un parlamento di nominati. Si stanno preparando leggi che renderanno ancora meno trasparente la nostra democrazia. C’è un’intera classe politica sotto ricatto perché il destino di ogni parlamentare non è legato al consenso popolare ma alla benevolenza del capobastone di riferimento.
Quando il potere viene esercitato in maniera opaca, i diritti dei cittadini, non solo le libertà ma anche il diritto alla salute, vengono scoloriti, se non negati.
Le decisioni di governo non sono mai neutre: si possono privilegiare, danneggiare o contemperare gli interessi in gioco. Perciò in democrazia si discute alla luce del sole. Perché i cittadini, fonte di ogni potere, sappiano come regolarsi.
Dovrebbe essere chiaro, allora, perché avversare le pasticciate riforme costituzionali ed elettorali che, ancora di più, metteranno il potere in mano a pochi.
Concludo con una domanda retorica, purtroppo di strettissima attualità. L’Unione Europea è in fortissimo imbarazzo per lo scandalo Volkswagen. Trapelano notizie secondo le quali il livello di emissioni delle auto sotto accusa non fosse del tutto ignoto.
E l’Italia? Qualcuno pensa che il combinato disposto, ovvero l’intreccio, stampa-economia-politica possa consentire una qualche iniziativa in merito?

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