
Nel campionato del consenso è chiaro che Giorgia Meloni, tennisticamente parlando, negli ultimi 4 anni non ha perso un match.
L’ultimo game lo ha appena conquistato con estrema rapidità, anticipando gli avversari.
La Procura di Roma adempie a una formalità rigidamente prescritta dalla legge, nel caso di notizie di reati che coinvolgono Ministri della Repubblica e la Presidente del Consiglio è già pronta sui social con un video informativo. Non c’è stata alcuna valutazione soggettiva da parte della Procura.
Imprevista arriva la reazione: un messaggio netto e potente, provocatorio ma molto comprensibile, che arriva diretto. “Non sono ricattabile” – afferma Meloni. Tutti capiscono a chi si riferisce la Presidente del Consiglio, senza che sia necessario precisarlo.
Il momento in cui tutto questo accade è molto delicato.
Il Governo e la maggioranza stanno affrontando con determinazione il tema della magistratura, con una legge di riforma che tocca una questione nodale, dibattuta per decenni: la separazione delle carriere.
L’Associazione Nazionale Magistrati insorge e protesta la parte delle opposizioni di centro-sinistra allergiche al garantismo, fiancheggiatrici dell’attuale architettura di potere dentro cui opera la Magistratura.
Ed ecco che Meloni entra in campo, coglie l’occasione della notifica di un atto, che non è neanche un vero e proprio avviso di garanzia e affonda di controbalzo con un’operazione mediatica che fa scopa con l’attuale contesto, segnando un punto importante.
Game, set e match? Non ancora, la partita è lunga, ma il vantaggio è notevole.
Il punto non è certamente la fondatezza o meno della vicenda giudiziaria.
Il punto è tutto politico e coinvolge l’azione politica del centro-destra, ma al contempo qualificherà le diverse opposizioni.
La riforma della giustizia, senza alcun dubbio, se arriverà fino in fondo, cambierà in qualche modo gli assetti di potere degli apparati che agiscono ed operano a prescindere dalla politica, o sotto il suo indirizzo o in contrasto ad essa.
E’ un cambiamento giusto, per il fronte garantista – socialisti compresi, ovviamente – sbagliato e dannoso, invece, per il fronte giustizialista che accarezza Procure a apparato investigativo per motivi di consenso, innanzitutto, ma quando serve anche per combattere avversari politici.
L’opinione pubblica è divisa in due e così anche la politica è suddivisa in due campi, trasversali, tenendo conto che la partita è tutt’altro che in discesa per il centro-destra.
Gli ingredienti manettari sono sempre stati presenti nella minestra della destra populista, oltre che della sinistra giustizialista.
E così la Presidente Meloni, chiama direttamente l’opinione pubblica, si presenta come vittima di un complotto e implicitamente chiede sostegno per continuare a trascinare dietro di sé la maggioranza parlamentare più ampia possibile, per vincere il match con la Magistratura.
L’obiettivo è ambizioso e anche condivisibile.
Il metodo, invece, è deprecabile.
Di fronte a due “bestie feroci”, come il giustizialismo da una parte e il populismo dall’altra, cosa faranno le opposizioni?
Livio Valvano
(Direttore responsabile “Avanti Online”)

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