
Hanno destato notevole paura in Europa le recenti minacce del neo eletto Presidente Trump: usare “la forza militare” per conquistare e annettere la Groenlandia insieme al Canale di Panama, e di usare “la forza economica” per costringere il Canada Stato indipendente e sovrano ad entrar a far parte degli U.S.A. Ma quali sono i motivi reconditi per tali affermazioni? Il Presidente per quanto concerne la Groenlandia ha affermato: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale”, riferendosi al traffico Cinese sulle rotte artiche e omettendo di dire che è per cautelarsi da quello della Marina Russa. La Groenlandia fa gola perché il suo territorio è sito sulla rotta più breve tra Europa ed America, senza contare la rotta più breve per il Polo Nord territorio in potenza strategico dal punto di vista militare e commerciale. A causa del cambiamento climatico, e con lo scioglimento dei ghiacci, permetterà di sfruttare i minerali presenti nel suolo come rame, cobalto, litio, nichel, oltre che preziosi minerali di terre rare essenziali e prioritari per la costruzione delle tanto decantate auto elettriche Tesla. Vi sono anche Uranio, miliardi di barili di petrolio non sfruttati dallo Stato oltre ad una immensa riserva di gas naturale, in passato inaccessibile ma, con lo scioglimento dei ghiacci sempre di meno. Dura la replica del governo danese “La Groenlandia non è in vendita”, mentre lo Stato della Groenlandia mediante i propri portavoce e plenipotenziari ha dichiarato “Il futuro della Groenlandia sarà deciso soltanto dai groenlandesi”. Il problema di fondo è che storicamente vi è un precedente circa l’acquisto da parte del Governo Americano di un territorio del Grande Nord e cioè l’acquisto dell’Alaska nel 1867 dalla Russia ove poi fu scoperto oro e petrolio. Panama un istmo di vitale importanza per il commercio marittimo tra Atlantico e Pacifico senza dover doppiare Capo Horn è il secondo obiettivo di Trump il quale ha affermato nella recente conferenza stampa di Mar-a-Lago “Noi lo abbiamo dato a Panama, ma ora è dei cinesi” tale affermazione risulterebbe quantomai falsa in quanto è vero che la Cina ha investito su due porti agli ingressi del canale facendo pesare la sua potenza economica come anche in Africa ma non è assolutamente vero che le navi americane sono costrette a pagare cifre esorbitanti per attraversare il canale. Tutte le navi a prescindere dalla bandiera sono costrette a pagare un pedaggio extra per evitare le attese per il transito. Forse gli Usa sentono la nostalgia delle guerre in cui non hanno avuto successo come quella al Narcotraffico ad opera di Bush con cui è stato invaso uno Stato indipendente e sovrano nel 1989 (Panama). Con tale pretesto i marines avrebbero dovuto garantire la neutralità del canale. In questo evento sono morti oltre a 29 marines anche dai 200 a 4 mila panamensi. L’Ue ed i leader si sono espressi con parole preoccupanti in particolare Sholz: “Nei miei colloqui con i nostri partner è emersa con chiarezza una certa incomprensione per le attuali esternazioni arrivate dagli USA. L’inviolabilità delle frontiere è un principio fondamentale e vale per tutti”. Anita Hipper portavoce dell’esecutivo europeo ha sottolineato che “La Commissione Europea si aspetta che gli Stati Uniti rispettino la sovranità degli altri Stati”, e che il principio di inviolabilità delle frontiere deve essere rispettato da qualsiasi Stato a prescindere dalla potenza o posizione sul planisfero “Le frontiere non possono essere spostate con violenza”. Dubbi sono stati sollevati dal Segretario di Stato Antony Blinken, che commentando le dichiarazioni sulla Groenlandia avrebbe dichiarato che “non è ovviamente una buona idea, ma, forse, la cosa ancora più importante è che non si produrrà.” Per quanto concerne il Canada Trump vorrebbe la sua annessione come Stato ma pur avendo culture similari i due Stati sono dissimili sotto molteplici aspetti in particolare in ambito sanitario dove il sistema sanitario canadese è prevalentemente a finanziamento pubblico denominato Medicare, Assurance-maladie finanziato mediante un sistema a scaglioni progressivo tant’è che i cittadini statunitensi si recano in Canada per usufruire dell’assistenza sanitaria. Ma la vera problematica è la guerra dei dazi doganali contro il Canada per limitare le importazioni da tale Stato nei confronti degli Usa e favorire i prodotti americani a discapito di quelli d’importazione. Dura la reazione del premier canadese uscente Justin Trudeau “Le possibilità che il Canada si fonda con gli Stati Uniti sono pari a quelle di una valanga all’inferno. Non ci faremo intimidire”. I deliri di grandezza egemonici di prepotenza del novello presidente sono una spinta alla violazione delle sovranità nazionali e al non rispetto del diritto internazionale degli accordi e dei patti createsi tra Stati nel tempo. Eppure il mondo aveva tanto sperato in lui come portatore di pace.
Marco Rispoli
(“Davoli” “Avanti Online”)

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